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11 settembre 2012 2 11 /09 /settembre /2012 10:34

papa-staccato

 

Sono appena rientrata da un’altra vacanza. Non quella nel paesello rurale; parlo di una settimana di autentica evasione. Dove? Ve lo racconterò nel prossimo post, e vi assicuro che la location vi stupirà non poco. Più che stupirvi, confermerà prepotentemente un’ipotesi che forse vi frullava in testa da un po’ di tempo: sì, sono senza ombra di dubbio una squilibrata.

 

 

Riapro le danze con una chicca: il guest post di Sinenobilitate, un ragazzo delizioso che ho avuto il piacere di incontrare a Milano assieme alla sua bellissima compagna e a quella bambolina di sua figlia. Lui abbassa notevolmente il livello di avvenenza del gruppo, ma un’intera famiglia di strafighi è un’ipotesi che si manifesta raramente. Eccezion fatta per i (quasi) coniugi Pitt, in un nucleo familiare c’è sempre l’elemento un carente in quanto a fascino.

 

Ma nooooo, non è vero. E’ un bel ragassuolo pure lui, è solo la sua compagna mi legge e mi conosce, sa che gli faccio un sacco di complimenti, che in più di un’occasione gli ho detto che adoro la sua stramba e geniale scrittura, una volta gli ho anche lanciato via mail un (fraterno) “Ti amo!”. Perciò, ho tentato di mitigare un po’ il mio entusiasmo per non beccare una tranvata sulle gengive dalla donna che lo ha reso padre di una bimba di una bellezza che ti fa seriamente pensare “Allora i puttini esistono veramente…”

 

Sinenobilitate si è simpaticamente prestato a dire la sua per Sono un papà staccato. 

 

Ecco cosa ci racconta:

 

SONO UN PAPA' (D)STACCATO

 

 

Eccola la nuova Web guerra tra donne:  Staccate Vs Taccate Quale mente geniale può concepire questa nuova frontiera della femminile rivalità? Luana, voi che leggete il suo blog (tié) la conoscete meglio di me quindi...

 

Quindi che vuole da noi uomini? Un equivalente di taccato... daaai, non esiste.

La massima tortura concepibile credo sia la cravatta ma vi giuro, se imparate a fare un nodo decente non è mica così cattivo il biscione al collo. Uomini che debbano lavorare in divisa ci sono ma il più delle volte è appunto una costrizione ben lontana dall'essere una filosofia di vita come per le donne e comunque ribadisco che infilarsi in una camicia ben stirata ed in un comodo abito elegante con tanto di scarpa lucida è ben distante dal minacciare un cedimento strutturale da tacco 12 e tutto quello che il 12 si porta dietro.

 

Ah ma si parlava di essere genitori... ah beh allora tutto il discorso camb... rimane uguale, almeno per noi uomini, credo.

Ecco come al solito parto con il pippone generalista.

 

La mia situazione? Mi sono sempre vestito come ho voluto, baciato dalla fortuna di svolgere uno di quei mestieri che la grande massa ritiene mooolto fighi e creativi.

Chi lavora in pubblicità è autorizzato a mettere scarpe rotte, magliette con scritte di protesta e capelli spettinati, una sorta di centro sociale ma senza canne e meno soldi in tasca.

 

Da quando sono papà di Viola devo però ammettere che ho cambiato il mio look, nel senso che non partecipando più a nessun evento mondano, uso e compro meno abiti figheiri ma lo stile rimane ;-) anche in maglietta nera e jeans. Perché è questa la mia divisa più gettonata.

 

Ma allora di cosa stiamo parlando noi uomini? Che nemmeno ci laviamo e stiriamo i vestiti, che siano comodi o meno. Ecco forse il punto è proprio questo. Non siamo veramente autonomi. Dopo l'adolescenza in cui ci illudiamo di usare le donne a nostro piacimento, arriva una certa età, un certo giorno in cui sbagliamo pillola e ci ritroviamo in una sorta di matrix dove il nostro abbigliamento dipende dalla nostra dolce metà. Questo non accade a tutti alla stessa età ma è inevitabile come la rapida morte di una piantina di salvia comprata al supermercato.

 

Alla fine la cosa è pure comoda sai? Ma c'è un grande pericolo, l'estate! In estate le donne sono particolarmente allegre yeah yeah, c'è il sole e l'esplosione di colori è obbligatoria, quindi via a quarantenni con la pancetta che sfoggiano costumi che neanche Brad Pitt a 20 anni metteva per fare surf. Ma la cosa più drammatica sono le polo. Sì, il coccodrillo si è suicidato la prima volta che ha visto uomini di mezza età con colori improbabili e l'estenuante, avvilente aggravante del colletto stirato per stare alto... eh signore mie quanti significati sessuali ha quella cresta artificiale, prima si parlava di pillole sbagliate, stranamente di colore blu.

 

L'unica fortuna possibile è avere una moglie come la mia: raffinate e realista, talmente brava a manipolarmi da farmi credere che quello che indosso è farina del mio sacco.

 

Per questo mi considero staccato e distaccato. Perché alla faccia vostra mantengo comunque un mio stile e questo mi fa sentire gggiovane. E soprattutto perché la mia piantina di salvia è ancora viva e vegeta.

 

La piantina ovviamente la cura mia moglie.

 

Sinenobilitate

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14 giugno 2012 4 14 /06 /giugno /2012 13:57
    scarpe-alessia.jpg
Ho conosciuto Alessia Ciccariello tramite una comune amica via Facebook. Non ho mai creduto nell’amore a prima vista, soprattutto a quello virtuale, ma questa deliziosa ragazza mi ha fulminata fin dal primo scambio di messaggi, gran parte dei quali erano direzionati a sottolineare l’avvenenza del compagno della nostra amica G., altresì conosciuto come “il figaccione”.
Quello che ci accomuna è il fatto di avere gli stessi gusti in fatto di uomini, e la fortuna sfacciata di condividere l’amicizia con G. la quale, oltre ad essere una donna bellissima dentro e fuori, accetta con gran divertimento e sportività i nostri inviti a postare foto ignude del figaccione e altre amenità che non esterno in modo più esplicito altrimenti potremmo beccarci una denuncia per molestie sessuali. Non da G., ma dal figaccione.
Circa un mese fa la mia amica G. mi dice che avrei potuto finalmente incontrare Alessia di persona, perché interpretava il ruolo di Mary in Jesus Christ Superstar. Ecco, potete ascoltarla in questo video. Preciso che non rende giustizia alla sua dolcissima voce. La qualità dell’audio non è purtroppo delle migliori.

 
E’  da quando l'ho sentita cantare per la prima volta che ho perduto definitivamente la testa per Alessia. Nutro un’ammirazione smisurata per chi, come lei, apre la bocca e cinguetta note irraggiungibili senza alcuna fatica.
Il musical era interpretato ad Arte, e quella maiuscola badate bene che non l’ho inserita per fare nepotismo gratuito. Quando la mia amica G. mi ha invitata alla performance della Compagnia Vega Progettomusical, dove fra parentesi si esibisce anche il suo figaccione, non è che immaginassi di assistere a una recita parrocchiale, però non avrei mai pensato di trovarmi davanti a una carrellata di talenti di un così elevato calibro.
 
I protagonisti di questa realtà prettamente amatoriale, composta da artisti la cui età media è di 35 anni (tutti con un lavoro “vero”, una casa, degli impegni, in alcuni casi una famiglia e che perciò coltivano questa passione fra mille oggettive difficoltà e tantissimo sacrificio), dà luogo a performance di ottimo livello. Non hanno nulla da invidiare ai professionisti, questo ve lo posso assicurare io che li ho ascoltati dal vivo. Potete dare un’occhiata a ciò che combinano clikkando qui: vegamusical.com
Ho postato il video non solo per farvi vedere quanto sia deliziosa Alessia, ma anche per farvi notare un particolare: avete fatto caso a come stringe il microfono? Posa da cantante consumata? Macchè! E’ “alta” appena un metro e sessanta. Durante lo show indossa zeppe vertiginose, perché sfiga vuole che i co-protagonisti siano due cristoni (e visto che uno dei due è Gesù, il termine mi sembra assolutamente azzeccato) di un metro e ottantacinque abbondanti ciascuno.
Esattamente come me, Alessia è una Staccata. Però deve correre ai ripari perché capita che “talvolta” i due selleroni eclissino la sua adorabile figura sul palco. Ecco, potete vederlo in questo collage di due istantanee scattate a dieci anni di distanza l’una dall’altra: in entrambi i casi, la meravigliosa Mary sparisce inghiottita da Giuda e Gesù. Sparisce si fa per dire, perché la sua presenza scenica, altezza a parte, si fa sentire eccome.
andrew-e-fabio.jpg
Le immagini sono ovviamente frutto di un gioco di prospettive che si è curiosamente ripetuto nel tempo. In questi dieci anni la deliziosa Maddalena non è naturalmente cresciuta di un centimetro ed è per questo che, da professionista seria qual è, continua a sopportare il martirio dei tacchi per esigenze sceniche. Questo è soltanto uno dei motivi per cui la stimo tanto. Il più frivolo, a dirla tutta.
Ecco cosa ci racconta Alessia del suo rapporto con le scarpe con un post che ovviamente partecipa a Staccate versus Taccate :
Scarpe, Amore e Fantasia.
Tacchi. Mmm. No, io non sono mai stata tipa da tacchi. I miei piedi non conoscono torture.
Mi piacciono le scarpe comode, dalla punta arrotondata, quelle che quando le indossi i piedi fanno le piroette dei Sette Fratelli destinati alle Sette Spose e cantano il gospel lodando il tuo nome, felici di appartenere a una donna come te.
Però le scarpe mi piacciono belle, s’intenda.
Non sono diventata Staccata a causa dei figli. A me è successo di peggio: sono diventata descarpizzata. E ora vi spiego, perché simili tragedie vanno raccontate bene, un po' per esorcizzarle e un po' per aiutare le povere disperate che potrebbero fare la mia stessa fine.
Era estate, ero incinta, e portavo delle bellissime scarpe di Cervone, alte, con il doppiofondo, comodissime. Con le caviglie gonfie portavo a spasso la mia cagnolina Gilda, che si affannava alla ricerca di nuovi odori mentre io arrancavo all'altro capo del guinzaglio. All'improvviso Gilda si ferma, e scodinzola felice, annusando un oggetto sconosciuto che guarniva piedi sconosciuti. "Ciao, che bel pancione!" mi dice la proprietaria dei piedi sconosciuti. "Ciao! Sono al settimo mese, comincia a pesicchiare" rispondo io. E in quel momento inizia tutto."Ma… come fai con quelle scarpe? perché non provi le Crocs? Non sai quanto sono comode!"
Non ci crederete, ma io in quel momento le ho desiderate davvero! Erano di un bel rosa acceso, con un fiore e una principessa Disney in bella mostra. La sera stessa le avevo ai piedi, grazie a quel santo di mio marito a cui avevo urlato al telefono: "Vai immediatamente a comprarmi le Crocs rosa! E non dimenticare il pupazzetto di Ariel o Biancaneve! T’immagini se il bambino nasce con una voglia del genere sul corpo?"
E una volta messe non riuscii più a toglierle. Sono abbastanza sicura di aver letto “digituscogitussalagadùl” da qualche parte, nelle avvertenze. L'incantesimo era compiuto, ero loro schiava, volevano che gli appartenessi... e volevano uscire. Mi portavano dappertutto: supermercato, parrucchiere, ginecologa. Per due anni è andata avanti così, non avevo altre scarpe all'infuori di loro.
Ma come ogni lettrice di favole sa, qualsiasi incantesimo può essere spezzato dalla più potente delle magie, l'Amore. Ed ecco che un giorno il mio Principe Azzurro, che non ha mai mancato di dirmi quanto mi ami e quanto io sia bella per lui, mi ha detto queste esatte parole (leggete con attenzione perché sono fondamentali): "Amore” - dolce no? – “ma perché non ti vesti più da donna?
Crac! Zinc! Zinz! Crash! Crack! Taratrak!Tonf!
L'incantesimo era spezzato, come il mio cuore e la mia autostima.
Sono uscita armata di carta di credito e di mamma (così potevo usare la sua carta di credito dato che la mia è sempre in rosso…) e ho comprato due meravigliose paia di sandali tacco 12, uno marrone e uno nero. Per non sbagliare. E in quel momento sono tornata (o forse diventata) donna.
Morale della favola? L'amore è la più potente delle magie.
Lezione da non dimenticare? Non fidatevi mai dei gusti del vostro cane in fatto di scarpe.
Alessia Ciccariello
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6 giugno 2012 3 06 /06 /giugno /2012 08:12

alessia-turella.png

Stamattina ho il piacere di presentarvi la mia amica Alessia, una bellissima ragazza che conosco da quasi 9 anni. E’ bella fuori, dentro e da una parte. Simpaticissima, ironica, divertente, è proprio lei la mora riccioluta di questo post:  Ma il pancione dov’è?

La conosco dai tempi del corso di preparazione al parto, la sua figlia maggiore e Superboy sono quasi gemelli: Sara è nata il 18 Febbraio, Alessandro il 22 Febbraio del 2004. Alessia è la mia testimone numero uno dei tempi d’oro di Superboy: potrebbe raccontarvi diversi episodi legati alla prima infanzia di mio figlio, confermandovi quindi che quando affermo che da piccolo era come una scheggia impazzita non sto esagerando.

Negli ultimi anni ci siamo purtroppo perse di vista, come capita spesso perché la vita ha la dolorosa tendenza a mettere i bastoni fra le ruote alle amicizie. Grazie a Facebook ci siamo recentemente risentite; per rivederci attendiamo una congiunzione favorevole dei pianeti… Ma dovremmo farcela, prima o poi.

Alessia non gestisce un blog: con due figli (l’ultimo dei quali ancora piccolino e per molti versi simile a Superboy), un lavoro e i postumi di un trasloco recente, non è un’attività da intraprendere a cuor leggero. Per questo ospito volentieri le sue riflessioni sui tacchi, ringraziandola per il tempo che ha voluto regalarmi. Ecco cosa ci racconta per Staccate versus Taccate

S-Taccata a metà

 

Mi chiamo Alessia, ho 40 anni e sono mamma di due splendidi bambini  di 8 e 4 anni, per prima cosa vorrei ringraziare vivamente la mia carissima amica Luana aka La Staccata, che ci dà modo di esprimere  al meglio le nostre opinioni.

Sono stata una DONNAMAMMA completamente staccata per necessità.

In questi giorni, però, mi sono chiesta più volte cosa significhi essere realmente TACCATA. Forse cercare di riprendere in mano la propria vita? La propria femminilità ?Inconsciamente rendersi conto che siamo DONNE e non solo mamme devote ai propri figli? NO! Semplicemente sentirsi meglio, far valere il proprio IO e ripetersi all’infinito che anche noi mamme, sempre di corsa fra lavoro, casa e figli, siamo persone assolutamente normali, che sanno gestire al meglio la propria vita. Niente ci può fermare, nemmeno un tacchetto di 10 cm.

Io mi definisco una mamma taccata a metà perché l’inverno vado in letargo. Freddo, gelo, pioggia e neve non fanno per me e allora preferisco essere più pratica indossando dei BELLISSIMI scarponcini. Ma con l’arrivo dell’estate spuntano piano piano tutte le zeppe rimaste nascoste, tacchi e tacchetti, tutti in fila ad aspettare il proprio turno, dopo aver riposato decorosamente nella scarpiera.

Chiaramente ora è arrivata la bella stagione, e allora..Indovinate di che TACCO sono fatta!?   

Alessia Turella

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4 giugno 2012 1 04 /06 /giugno /2012 10:18

papa-staccato


Avevo già creato, anche se con modalità diverse, questa pacifica sfida a suon di tacco su www.lenuovemamme.it, un sito al quale ho collaborato per diversi mesi. A Novembre scorso Staccate versus Taccate era semplicemente una piccola rubrica (contava appena due post, uno per “fazione”) all’interno di uno spazio web piuttosto ampio. Per una scelta redazionale è stata soppressa a poche settimane dalla sua creazione.

L’ho quindi rilanciata nel mio blog con il plusvalore dei bannerini, trasformandola così in un’iniziativa di più ampio respiro che ha riscosso, nel suo piccolo, un successo insperato. Sono già tante le mamme che hanno detto la loro sull’argomento; altri post sono in arrivo, e sono curiosissima di leggerli perché la qualità delle loro riflessioni è semplicemente fantastica.

Il tema appassiona, molto. Curiosamente interessa in qualche modo anche i papà. Perché allora non coinvolgerli? L’idea mi è venuta grazie a  El_Gae , il quale è stato fra i primi a lasciare un commento al post che ha lanciato  Staccate versus Taccate. Questo, per la precisione: Già dalla prima riga discriminatoria verso gli uomini. Oppure posso dire la mia? Non so... I tacchi mi slanciano, ma non riesco a portarli :P “

Mi si è accesa una lampadina e ho pensato di lanciare un banner per papà staccati, quelli che vestono comodo un po’ per indole, un po’ perché si prendono cura della prole al pari delle loro compagne. Smuovono le terga esattamente come facciamo noi, ecco perché “i tacchi” (nel loro caso la cravatta, il doppio petto figo, le scarpe Duilio) non li mettono. O magari sì, io non do mai nulla per scontato… Perché un papà staccato lo è nell’animo, non tanto nel vestire; soprattutto è di-staccato dall’ormai preistorico retaggio che i figli siano “un compito” della madre, questo a prescindere da come si veste.

Lì per lì non mi è sembrata poi questa ideona. Allora ho chiesto consiglio a El_Gae prima di lanciare “Sono un papà staccato” in Rete. Vi riporto soltanto uno stralcio del chilometrico messaggio che gli ho spedito su Facebook:

“Dunque, si tratterebbe di questo: vorrei creare un terzo banner dedicato ai papà, che per ovvi motivi non andrebbe ad aggiungersi alla "disputa" fra le signore; sarebbe più una sorta di autocertificazione per quei papà che corrono dietro alla prole quanto e come la compagna, naturalmente senza tacchi.

Sto pensando a una breve introduzione sul mio blog per spiegare il perché di questo bollino, e sto anche pensando (ammesso che l'idea non ti sembri un'assoluta stronzata, il che è un'ipotesi plausibilissima) che sarebbe per me un onore se mi facessi in qualche modo da padrino, visto che l'idea me l'hai fatta venire tu.

Mi piacerebbe molto se battezzassi questo bollino con due righe due, non di più, su Stratobabbo. Una roba ironica sul genere Quella sciroccata della Staccata ha creato questo banner per papà. Visto che io ci sto con la testa meno di lei, allora lo appiccico nel mio blog”.

Lui, con un pragmatismo tutto al maschile, ha risposto:                            

“Ciao Luana. Leggo da uno smartphone che non permette alle mie ditone risposte elaborate. Intanto ti dico che ci sto, domani con una tastiera vera.... Ecco. Buona notte.”

Un classico: una donna sperpera trenta righe abbondanti per chiedere una cosa, un uomo risponde in appena due confermandole che sì, è decisamente più fuori di testa di lei. Ha accettato senza troppi fronzoli. Schematico, pratico, deciso. In una parola: adorabile!

Per questo oggi lancio il bollino per papà staccati con un padrino d’eccezione: El_Gae, 94 kg di strepitosa simpatia per una non ben precisata altezza al garrese, papà di una triade di figli arrivati in 15 mesi (il trucco è che 2 su 3 sono gemelli), è un blogger che ho conosciuto grazie all’intervista di Chiaradinome pubblicata su Genitori Crescono:Un papà stratosferico? No, solo Stratobabbo 

Due cose ci accomunano: uno stile scanzonato, ironico e graffiante (anche se lui ha unghie molto più affilate delle mie, e spero che lo prenda come un complimento, perché lo è) e una comparsata nel programma Ladies and Capital ad appena un giorno di distanza l’uno dall’altra. Mi sono persa il suo intervento perché è stato ospite della trasmissione l’unica mattina negli ultimi sei mesi in cui non ero sintonizzata su Radio Capital. Quando si dice il tempismo…

Ecco il divertentissimo post con cui El_Gae battezza questa iniziativa: Staccatissimo me  

Mi auguro che altri papà vorranno raccontarci perché non mettono i tacchi; sarò felice di raccogliere le loro testimonianze con la stessa procedura riservata alle signore: è sufficiente scrivere un post e segnalarmi il link utilizzando il form “contattami”. Anche per loro non è ovviamente indispensabile essere dei blogger. Possono inviarmi il loro post che verrà pubblicato in subaffitto (gratuito, è sempre meglio  specificare) su La Staccata.  

Ringrazio tutte le Staccate e le Taccate che hanno aderito finora, quelle che lo faranno in futuro e da oggi anche i papà. Essere genitori corrisponde spesso a correre, a prescindere dall’equipaggiamento scelto: ballerine, tacchi, eleganti scarpe da uomo fabbricate da un artigiano elfo o sdrucite sneakers. Il trucco per essere mamme e papà sufficientemente buoni consiste nel non affannarsi troppo a raggiungere chissà quale traguardo, ricordarsi di respirare di tanto in tanto e trottare mano nella mano sempre con il sorriso sulle labbra. Correre passandosi di tanto in tanto il testimone, poi, facilita il compito anzichenò.      

Felice corsa a tutti gli staffettisti con prole; senza distinzione di sesso, età, razza, fede calcistica o tacco!   

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31 maggio 2012 4 31 /05 /maggio /2012 20:14

chiara-di-loreto.jpg

Ecco il primo subaffitto del mio blog per Staccate versus Taccate. Chiara non gestisce uno spazio web, così pubblico volentieri le sue riflessioni da Staccata. La ringrazio in modo speciale per aver partecipato. Per una mamma il tempo è merce difficilmente sperperabile, per una tris mamma non parliamone neppure.  

 

Metto felice le mie ballerine

Io non amo i tacchi, ma li possiedo mio malgrado. C’è un motivo serissimo: ho bisogno di ricordarmi di essere una femmina. E’ uno stato che mi appartiene, fisiologicamente e giuridicamente, ma che spesso mi viene sottratto idealmente, perché sono circondata dai maschi. Vivo con quattro esemplari di maschi, una bella fatica.

 

E’ andata così: finché ero single, portavo solo scarpe rasoterra, possibilmente da battaglia, magari con un minimo di carrarmato. Poi ho conosciuto mio marito, che è alto alto, e in accordo abbiamo convenuto che forse era il caso che mi sollevassi un po’. Ho cominciato con dei tacchettini, che mi davano un bel po’ di slancio, senza compromettere la salute.

Poi è nato figlio1, e dopo la gravidanza volevo fare la mamma splendida e tirata a lucido, e ho cominciato a comprare delle scarpe sciccosissime, e un bel po’ alzatelle. Poi è nato figlio 2, e si è ripetuto il fenomeno, per cui la mia scarpiera ha cominciato a riempirsi nella parte alta più di quanto non fosse mai successo prima. Nel frattempo i miei piedi hanno cominciato a manifestare il loro prepotente dissenso. Per cui le scarpe coi tacchi  le ho comprate, ma sono rimaste in scarpiera, per lo più.

 

Poi ho scoperto di aspettare figlio 3. E allora ho detto no, basta così. Rischio di venire travolta dal trend di famiglia e trasformarmi anch’io in una tartaruga ninja. Che in verità è un look comodissimo,soprattutto se la mattina devi rendere socialmente accettabili tre figli e te stessa, da un punto di vista estetico per lo meno. Però io mi rifiuto. E così ho comprato certe scarpe meravigliose, tutte con il tacco 8 e 10. Sono splendide e fanno di me un femminone, quando le metto. Ovviamente non succede molto spesso. Perché dopo aver portato un tacco dieci per una giornata, i miei piedi hanno bisogno di una settimana di disintossicazione. E metto felice le mie ballerine. Perché io non amo i tacchi, ma li possiedo mio malgrado, non so se l’ho detto.

Chiara Di Loreto

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18 maggio 2012 5 18 /05 /maggio /2012 15:13
mamma taccata
mamma staccata

Oggi, impavide lettrici del mio blog, lancio un’iniziativa dedicate a tutte le mamme, Staccate oppure no.
A prima vista potrà apparirvi un’idea frivola, ma una volta letto in cosa consiste Staccate versus Taccate, vi accorgerete che custodisce un suo perché.
Partecipate, se vi garba, a questa pacifica contrapposizione fra le amanti delle scarpe da ginnastica e quelle che senza tacchi non vanno neanche a buttare la spazzatura. Non è una guerra; è semplicemente un modo diverso di indossare la vita.  Non è affatto una gara, ma un’occasione di confronto che forse ci aiuterà a raggiungere un’equa via di mezzo: tacco 7 per tutte e chi s’è visto s’è visto?  J
Come si partecipa? Ve lo spiego qui : Staccate versus Taccate
Se i banner “Sono una mamma staccata / Sono una mamma taccata” legati a questa iniziativa ti piacciono, puoi scaricare quello che ti identifica con un semplice click e inserirlo nel tuo spazio web. Questo, naturalmente, a prescindere se avrai voglia o meno di raccontarti in Staccate versus Taccate. Non potrà che farmi piacere!
Aspetto i vostri contributi, soprattutto quelli delle Taccate. Perché? Perché una donna che riesce a indossare i trampoli persino in pigiama è un mistero da ammirare con commosso stupore, un po' come i cerchi nel grano lasciati dagli alieni. E giuro che lo scrivo senza un briciolo d’ironia. 
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Chi Sono

  • : La Staccata
  • La Staccata
  • : Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
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