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18 dicembre 2012 2 18 /12 /dicembre /2012 16:37

Mario Orfeo è nato nel 1966 e probabilmente ha figli (se ne ha) già grandicelli per credere ancora a Babbo Natale. Va bene, ne prendo atto. Ma se non si è riprodotto, un nipotino dovrà pur averlo… O magari frequenterà i figli degli amici o del vicino di casa, forse conosce quello del barista che tutte le mattine gli prepara un cappuccino senza schiuma in tazza di vetro con latte metà scremato metà intero e una spruzzatina di cacao, ma solo se colombiano. Perché so come piace il cappuccio al direttore del TG1? Mica lo so, tiro a indovinare. E’ matematicamente impossibile trovare qualcuno che al mattino prenda un cappuccino, punto. Mio padre ha gestito un bar per oltre vent’anni, non ha mai servito un cappuccino/punto.Mai. 

Mario Orfeo, a guardarlo bene, a Babbo Natale gli somiglia anche: quattro dita di barba in più, una montatura degli occhiali più tondeggiante, una bella imbiancata a tutto ciò che gli cresce in testa e sulle guance et voilà. Gli somiglia davvero, altroché.  Non ci credete? Date un’occhiata qui sotto:

mario-orfeo-copia-1.jpg 

Ecco, allora gentilissimo e pure simpaticamente faccia- munito direttore, se le mie supposizioni hanno anche un minimo di fondamento e quindi lei ha generato, conosce e/o ama i bambini, posso lanciarle un piccolo appello? Capisco che il suo lavoro non sia fra i più semplici, mi rendo conto che mandare avanti un notiziario sulla rete nazionale non è come dirigere il giornalino del liceo, lo so che spesso il dettaglio sfugge e so pure che questa è una problematica di infinitesimale importanza se rapportata agli immani casini che succedono nel mondo. Nonostante ciò, le suggerirei un briciolo di premura in più nel divulgare certe notizie.

Le faccio un paio di esempi.

Il primo:  

Intervista a Fabio De Luigi, promo de “Il peggior Natale della mia vita”, il suo ultimo divertentissimo film. Domandone del giornalista:

“Fabio, ci racconti qual è stato il peggiore Natale della tua vita?”

“Quando ho scoperto che Babbo Natale non esiste…”

“E quando è successo?”

“L’anno scorso!”

Il secondo:

Report sugli acquisti di Natale (ok, ci sta tutto. In fondo non siamo mica a Ferragosto), lo speaker che disquisisce del depauperamento degli stipendi, della diminuzione dei consumi e bla bla bla. Tristissimo, lo so. Ne sappiamo tutti più o meno qualcosa. Purtroppo, e che vogliamo farci? Però magari evitiamole precisazioni come “I genitori spenderanno sicuramente meno per i doni da mettere sotto l’albero per i loro figli”.

Direttore carissimo, ma vogliamo ragionare sul fatto che certi servizi vanno in onda alle 20:00 e possono ascoltarli bambini ancora in età per poter credere alla bugia delle bugie? Ma si rende conto che così lei mette in difficoltà milioni di italiani in un momento, quello della cena, già non semplicissimo di suo perché mangiare in tranquillità con pargoli in età assortita in ordine sparso sul desco familiare è una delle maggiori utopie per un genitore, anzi: è L’Utopia?

Ma lei ha una vaga idea di cosa significhi per un genitore consolare un treenne disilluso che ti fissa attonito neanche avesse appena scoperto che discendete da una famiglia aliena e che, con un po’ di concentrazione, potrebbe farsi spuntare due braccia aggiuntive come l’ET blu di Lilo e Stitch? Lo sa quanto è difficile rispondere alla domanda: “Ma che dice quel signole? Cooooome Babbo Natale non esiste?” soprattutto se presi alla sprovvista?

Ma lei, al nostro posto, se la caverebbe in scioltezza senza bofonchiare frasi sconnesse tipo: “ Ma no…amore di papà…ecco..avrai capito male…voleva dire Babbo Natale non DESISTE a portare regali ai bambini ogni anno…”

“No, no papy. Ho sentito bene. Quel signole ha detto plopio: non esiste. Non e-si-ste!”

“Amore, tranquillo…su…da bravo…finisci il tuo gelato se no si raffredda…”

Potremmo, noi untori della poetica leggenda sul vecchietto di rosso vestito, usufruire del diritto di spiegare con calma ai nostri figli la verità senza essere costretti a farlo fra uno sputo di minestrina, un capriccio per mangiare le verdure e un “mammina mi scappa la cacca, che mi accompagni”?

Lo so, Orfeo, che non è mica colpa sua se notizie più confortanti non se ne trovano, neppure a cercarle con il lanternino. So che per dovere di cronaca è necessario parlare di guerre, omicidi, politica capitolante e crisi dell’Euro, lei sta semplicemente facendo il suo lavoro. So anche che non si può proteggere i bambini a oltranza, io lo racconto a mio figlio che la vita è complicata. Però lui a Babbo Natale ci crede ancora, così dice, e francamente non mi importa granché indagare sul fatto. Lui forse non ci crederà più, ma qualche bimbo più piccolo sicuramente sì. Il telegiornale spara brutte notizie a raffica e scora noi grandi, che teoricamente abbiamo lo spalle grosse, perché dovrebbe intristire pure i nostri piccoli? Il TG1 detesta per caso Babbo Natale?

Molti di voi saranno tentati di lasciare un commento sul genere “Basta spegnere la TV oppure non far vedere il TG ai bambini”. Giustissimo, per carità di Dio, ma tanto per fare un esempio io il secondo servizio l’ho visto mentre ero in un ristorante. Non è stato semplicissimo trovare il telecomando visto che non ero a casa mia. Altri mi diranno "Embè? Sprechi tutto questo tempo per farfugliare di un problema inesistente?" Avete ragione pure voi, non è un problema di sicurezza nazionale, però un filino mi sta a cuore. Ho scritto un lungo post (ma quando mai ne scrivo di brevi?) perchè dire semplicemente che a volte i bambini vengono a scoprire la verità su Babbo Natale in modo inappropriato mi sembrava un po’ banale. Un ricamino dovevo pur farcelo, no?

Concludo finalmente con un pensiero di Superboy: “La politica è come i Maya: danno solo cattive notizie”. Una mezza idea di ciò che accade nel mondo, purtroppo, ce l'ha. Però alla bugia delle bugie ancora ci crede, così dice. Certo che se sente dire chiaramente al TG1 che Babbo Natale non esiste, fossi in lui inizierei un attimo a dubitare.   

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Chi Sono

  • : La Staccata
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  • : Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
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