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29 dicembre 2011 4 29 /12 /dicembre /2011 12:02

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A chi, per sua fortuna, non avesse mai letto un rigo delle corbellerie che scrivo da anni sul web, specifico che “Lamammadì” è il termine con il quale qualifico tutte quelle donne convinte di possedere la scienza infusa per “allevare” correttamente i figli, magari per poi rivenderli con profitto in trance al mercato del pesce.

Lei le sa tutte, ma proprio tutte: astuzie, trucchi, metodi persuasivi, dritte miracolose per trasformare i pupi in soldatini ubbidienti. Una sottospecie di Tata Lucia, per intenderci, senza però il grembiulino nero a pallini; una che nel momento in cui partorisce perde il diritto al suo nome di battesimo, perciò si presenta come: “Ciao, sono la mamma dì…” e non “Piacere, sono X – virgola – la mamma di Y”. La sua unica ragione di vita consiste nello smerdare arbitrariamente tutte quelle che adottano metodi diversi dai suoi, certificati dopo severo controllo di qualità dall’ AIMP (Associazione Interplanetaria Mamme Perfette) .

Perché lei è Lamammadì, tu sei soltanto una che ha avuto l’imprudenza di mettere al mondo un figlio senza alcuna preparazione specifica, senza nessuna qualifica, spesso senza alcun diritto mentre lei Madre lo è sempre stata per divina acquisizione.

 

Tu hai infilato la divisa da mamma in modo sbilenco, ha l’orlo scucito e i bottoni penzolanti, mentre la sua è sempre perfettamente stirata, inamidata e profuma di ammorbidente ai fiori di Provenza. Tu hai l’ardire di giocare a fare la madre ignorando le più elementari regole del manuale della brava domatrice pedagoga, una guida partorita ovviamente da lei. Deve criticarti ferocemente, pena l’autocombustione spontanea. Lei deve necessariamente dire la sua, altrimenti salta in aria come una pentola a pressione dimenticata per ore sul fornello del gas.

 

Lamammadì la conosciamo tutte; ognuna di noi ne ha incontrato almeno un esemplare nel corso della sua più o meno breve carriera di madre. Ce l’abbiamo incollata alle chiappe costantemente, in tutte le uscite pubbliche, dalla cena di gala alla festicciola ai gonfiabili, dalla recita scolastica fino ad arrivare alla cerimonia di premiazione della gara di nuoto con i braccioli. Lei c’è. Sempre. Possiamo soltanto scegliere se ignorarla, prenderla per i fondelli spietatamente oppure darle fuoco con nonchalance, al riparo da occhi indiscreti.

 

Io, per raccontarvi l’ultimo incontro ravvicinato con un soggetto del genere, ho scelto la seconda opzione.

Ambientazione: ore 18:30 - Festicciola di compleanno in casa di amici.

Grado di confidenza con Lamammadì: più o meno la stessa che ho con il mio meccanico. La mia automobile si scassa frequentemente, ma di certo non tutti i giorni.

Sunto della mia giornata appena trascorsa: in piedi dall’alba, 10 ore di lavoro alle spalle, due lavatrici di panni stirate + Iperspesa settimanale.

Sunto della sua giornata appena trascorsa: 10 ore di pulizie casalinghe. Punto. Ha scelto di occuparsi della casa, cosa che ho fatto per un lungo periodo anch’io, e con enorme soddisfazione, ma con modalità un filino diverse. L'aggravante di questa donna è quella di essere particolarmente fissata con la pulizia. Quindi, non solo si arroga il diritto di dire la sua in ogni situazione, ma è tragicamente germofobica e ciò non contribuisce a rendermela più simpatica. Lei è una che spara chicche a bruciapelo quali: “Ma tu non togli tutti i giorni le lenzuola dai letti per fargli prendere aria? E non sbatti la tappezzeria e i cuscini del divano quotidianamente per eliminare la polvere? E non disincrosti con la lingua il fondo del wc sistematicamente? E non sfreghi le mattonelle del pavimento con lo spazzolino da denti per togliere quell’odioso alone nero dalle fessure?”

Sì, sì. Certo. Come no... E faccio anche il bagno al gatto tutti i giorni, solo che io un gatto non ce l'ho.Non voglio che mio figlio si ricordi della mia schiena piegata a lustrare i pavimenti, ma del mio sorriso quando incasiniamo il tavolo con i colori per le dita o la pasta di sale. Ma per carità di Dio, ognuno fa le scelte che ritiene più opportune. La mia è quella vivere con mio figlio, non voglio diventare la Casalinga del Secolo. La mia casa è decisamente pulita anche se perennemente incasinata e non ci tengo a trasformarla nel mausoleo di Mastro Lindo. Fra parentesi, non avrei neanche il tempo per farlo: dormo già 6 ore scarse per notte. Disincrostare il water con lo spazzolino da denti lo faccio anch’io, di tanto in tanto, perché non sono di certo una sudiciona, ma non costituisce la mia unica ragione di vita.

 

Lo penso soltanto. Non le ho mai detto quanto sia trovo assurdo che affidi sistematicamente i bambini a suo marito per disinfettare la casa, che non si affacci mai al cancello della porta del parco per spingerli sull’altalena, che preferisca di gran lunga un pavimento lustro a una partitella a pallone con il suo piccolo o l’esperienza di una bella torta di fango da impastare con sua figlia. Non l’ho mai fatto non perché io sia un’ipocrita, ma perché lei non mi ha mai chiesto cosa ne penso del suo essere madre. E soprattutto perchè ho il curioso vezzo di farmi i cavoli miei, sempre. Lei, invece, qualche opinione sul mio modus operandi ce l’ha, e non ha paura di esternarle. E non critica soltanto me...

 

Lamammadì: (con un moto di orrore negli occhi) “Scusa, Lu’… Ma tu conosci la mamma di quel bambino lì? Ma che cos’ha?”

 

E sussurra quel “ma che cos’ha” come se fosse affetto da una patologia irreversibile e letale mentre mi indica con il ditino X, un bimbo che in quel momento sta semplicemente saltellando felice davanti ai trucchi di un mago. Adoro sua madre, una donna meravigliosa che ha partorito un soggetto ipercinetico, esattamente com'era un tempo mio figlio che poi si è miracolosamente calmato e non per merito mio, ci tengo a precisarlo. A un figlio si può insegnare l’educazione, questo sì. Ma se saltella tutto il giorno, anche mentre dorme, te lo ciucci vivace, non puoi farci granché.

 

La mia amica è ancora alle prese con un piccolo complicato da gestire, soggetta alle critiche delle varie Lamammadì, perché è ovvio che se “il suo bambino è così” è colpa sua, che evidentemente lo cresce a caffè nero, che la sera lo fa stare alzato fino a mezzanotte a vedere gli special sulla prostituzione, e che lo lascia abbandonato a sé stesso e libero di fare il cavolo del porco del comodo suo. Non avrà mai provato a calmarlo un po’con tutti i mezzi possibili e immaginabili. Noooooooo! Ma scherziamo?!

 

La Staccata: “In che senso che cos’ha? Niente, cosa vuoi che abbia? La madre la conosco, certo. E’una delle mie più care amiche. E non è certamente colpa sua se X è più irruento della media. Pensi forse che non ci provi a sedare la sua vivacità, oppure credi sul serio che si diverta a staccarlo dal lampadario del soggiorno ogni due per tre? Perché me lo chiedi?”

 

E ho modulato ad arte quel “perché me lo chiedi?” tanto da trasformarlo in un garbato “fatti i cazzi tuoi, se non è troppo disturbo”. Così, si è limitata a sospirare e a scuotere la testa. Perché lei sì che troverebbe il sistema per domare il piccolo diavolo. Lei è Lamammadì, mica micio micio bau bau.

 

Mi sono dileguata alla chetichella, e ho iniziato a chiacchierare con Paola, una mia amica. Le solite cose... Che hai fatto oggi, il lavoro come va, e l’argomento del giorno: il fatto che la prole sarebbe rimasta a casa per i successivi 18 giorni… E Lamammadì si è intromessa esordendo con un: “Ommioddio! Non mi ci fate pensare! Mi prende un accidenti se ci penso. E come faccio con loro due in casa per tutto quel tempo?”

Che ne so? Molli un attimo lo scopettone e magari esci con loro a fare una passeggiata? Potrebbe essere un’ideona, sai, visto che fra parentesi ha tutto il tempo per farlo…

 

Lavoro diverse ore al giorno, ma ho la fortuna di poterlo fare da casa e la regola di non tenere mai il pc acceso, salvo rare eccezioni, oltre le 16:00. Trascorro perciò tutti i pomeriggi con Superboy, ma questo privilegio me lo guadagno alzandomi tutti i giorni all’alba. Soltanto così riesco a trovare il sistema per stare con lui, e non trovo affatto terribile dover trascorrere del tempo aggiuntivo con mio figlio in questo periodo. E’ un po’ più complicato, non ci piove, e dormirò meno del solito, ma non ne faccio una tragedia.

Anche qui non ho replicato, è affar suo se trova così aberrante gestire le vacanze di Natale. Lo stesso ha fatto Paola, che fra parentesi deve andare in ufficio tutti i giorni. Lei sì che è impicciata in questo periodo perché non ha la mia stessa fortuna di lavorare da casa né tantomeno quella de Lamammadì, che teoricamente dispone di tempo a palettate. Ho ripreso a chiacchierare con la mia amica e a un certo punto le ho “confessato” che ero stanca morta e (sorridendo, ve lo assicuro) che il pensiero che Superboy quella sera sarebbe andato a dormire a mezzanotte mi avrebbe dato il colpo di grazia.

 

"A mezzanotteeeeeeeeeee?? Come a mezzanotte?” ( devo forse spiegarvi di chi è questa intromissione? No. Ci arrivate da soli, immagino ) “Ah, non è... e non è che decidono i bambini!!!Ma scherziamo? Lo infili nel letto e chiudi la porta come faccio io, altro che mezzanotte! E poi a che ora si sveglia domani, scusa se te lo chiedo…”

 

La Staccata: “E che ne so io? Si sveglierà quando avrà voglia di farlo. Mica ho la palla di vetro, io. Sicuramente presto, perché ha il vezzo di spalancare gli occhi all’alba quando non c’è scuola.”

 

Lamammadì: “E se domani mattina si sveglia alle 7 (ho detto all’alba, le 7 per me sono già pomeriggio inoltratondr ) non lo rimetti a letto e gli dici di continuare a dormire? Perché io faccio così, eh! Con tutti e due, da quando sono piccoli. Se mi svegliano e io ho ancora sonno, gli dico di dormire e loro dormono. Decido io quando si svegliano. Se voglio che si ALZANO (un bel congiuntivo nooooo?) alle 10, loro si alzano alle 10 .."

Ah, ecco. Sì. Brava. Quando dividerai le acque del Tevere e magari farai sparire il traffico dal Raccordo nell'ora di punta fammi un fischio, che filmo gli eventi.

 

La Staccata: “Abbi pazienza, Lamammadì, ma tu pensi sul serio che si rimettano a dormire perché glielo dici tu o magari, e qui l’azzardo davvero grossa, è solo che sei fortunata perché hanno ancora sonno?”

Lamammadì: “ Eeeeeeeeee mica lo so, sai, se è davvero fortuna…”

No. Infatti. Non è fortuna, quella. E’ culo, cara. Si chiama culo, non "fortuna".

 

Ho omesso di dirle che Superboy fila a nanna tutte le sere alle 9 e che avevo deciso io, non lui, di rimanere alzati fino a mezzanotte per aspettare che Papy tornasse da lavoro perché a causa dei suoi orribili turni erano due giorni che non si vedevano. A quale scopo? Secondo voi avrebbe forse capito? Lei? La donna che non ha mai subito una notte in bianco e che decide non solo quando i suoi piccoli devono alzarsi al mattino ma che, sempre per merito suo, non si è mai ciucciata un nano che si risveglia 10 volte così come ha fatto mio figlio per quasi 4 anni e una miriade di altri bambini che conosco?

 

Dovete sapere che avere i figli che ronfano come marmotte svenute non è una questione di fortuna, ma di metodo. Di polso. Di organizzazione. Perciò, care mamme di figli tragicamente insonni, rivolgetevi con fiducia a Lamammadì, vi svelerà segreti che voi umane... 

Contattatemi privatamente e vi fornirò il numero del suo cellulare. Chiamatela per un autorevole consulto, chiedetele come compie prodigi che a voi, donne inette e disorganizzate, non riescono. Oppure mandatela direttamente affanculo, se vi garba di più. Mettetevi in fila, ho già preparato il contatore con i numeretti.

 

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3 ottobre 2011 1 03 /10 /ottobre /2011 18:19
gemelli


Primo giorno di nuoto, fine lezione…

Lamammadì, mai vista né conosciuta, mi chiede:

- Scusi, signora, ma lei ha messo il nome di suo figlio sull’accappatoio? –

- Eeeeehmmmm... No… -

- No, perché ce l’hanno uguali, il suo e il mio. E suo figlio ha preso quello del mio. –

No, non ho capito, non potrebbe essere il TUO che ha preso quello del MIO, o al limite non potresti ipotizzare una cosa più diplomatica sul genere: “Se lo sono scambiati, si sa, sono bambini…”. No. Il mio ha preso quello del suo, ovvio…

-E poi, scusi, quello del suo che taglia è?-

-Dieci anni, perché?-

-E suo figlio ha dieci anni? Non mi sembra…-

Ne ha 7 e mezzo, infatti. Ma se io sono una barbona che gli compra l’accappatoio in crescenza, così lo sfrutta ancora un paio d'anni, a te che te ne frega?

-Ascolti, se è davvero convinta che l’accappatoio che indossa ora mio figlio è suo, lo prenda. Però le faccio presente che c’è questa minuscola macchiolina sulla spalla, la vede? Sono mesi che cerco di mandarla via, per questo sono sicura che l’accappatoio non sia suo.. –

- Ah, no. Anche se l’accappatoio è mio, macchiato non lo voglio. – 

- ???

- Allora, mi faccia una cortesia. La prossima volta ci scriva il nome di suo figlio, così non ci sono problemi. –

Perché, non puoi mettercelo TU il nome di tuo figlio? Così TU non crei più problemi?

-Le prometto che lo farò... – dichiaro sfinita.

-Mi scusi…- fa di nuovo lei – ma suo figlio come si chiama? –

- Si chiama Alessandro, perche?-

-Anche il mio. E ora? -

Così non ne usciamo più vive…

Ideona: potremmo marchiare a fuoco il cognome dei due piccini sul loro avambraccio, inserendo magari anche un codice identificativo alfanumerico di sedici cifre, e se non bastasse, anche il numero di codice fiscale.

Il mio è scuro come la notte, il suo sembra l'omino bianco. Ma anche con questo sistema sono certa che Lamammadì, un giorno o l'altro, sarebbe capace di tirarmi per i capelli all’uscita della piscina e di accusarmi che mi sto portando a casa suo figlio. 


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Chi Sono

  • : La Staccata
  • La Staccata
  • : Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
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