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20 ottobre 2012 6 20 /10 /ottobre /2012 08:20

3-scimmiette.jpg


Oggimattina (come diceva lo gnappo da piccolo)
Sabato Ore 6:55


Mammaaaaaaaaaaaaa!!!
Ssssssssssssshhhhhhhhhh!! Zitto Ale, che svegli Papy!
Maaaaaaaaaaaa'
Cacchio vuoi amore, ma perché non dormi?
Ho fame/sete/devo fare la pipì e soffiarmi il naso
Mmmmmh... Ho preso nota, ok.  Altro?
No, no. Per il momento sto bene così. E' presto, casomai te le dico dopo...
Bene…
Bene.
L'ho mollato nel lettone con il padre. Sto allacciando le scarpe da ginnastica. Voi non mi avrete visto né sentito. Non aprite bocca. Non c’eravate. E se c’eravate stavate dormendo. Beati voi…

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20 maggio 2012 7 20 /05 /maggio /2012 10:23

tortora

 

Una mamma dovrebbe dare il buon esempio. Parlare in italiano, tanto per dirne una. Ma quando tuo figlio ci mette dieci minuti per infilare un paio di mutandine, la botta di dialetto ti scappa. Errore fatale, perché il vernacolo lancia degli assist involontari che un bambino degno di questo nome deve sfruttare a suo favore. Ecco uno dei nostri momenti familiari romaneschi:

"Ale, porca miseria, ti vesti o no?! Guarda che te prendo a tortorate!!!"
"Poracciaaaaa!"
"Ma chi?"
"La tortora!"
" :-D "
          

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18 aprile 2012 3 18 /04 /aprile /2012 09:37
    ale 7 mesi
 
Ieri pomeriggio io e lo gnappo stavamo guardando dei video di quando aveva 8 mesi.  
"Amore mio, quanto eri carino qui! Pensa che passavo quasi tutto il giorno a riprenderti con la telecamera..." (quasi, s’intende, non era esattamente così. Chiunque sia, oppure sia stata, la mamma di un bimbo ipercinetico sa benissimo che si è troppo impegnate a far sì che non si scapicolli giù per le scale per giocare  tutto il giorno al piccolo cameraman)
"Che mamma ossessiva!!!"
Ecco. E li partorisci pure con dolore, li partorisci...
 
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1 aprile 2012 7 01 /04 /aprile /2012 21:53

 http://www.birding.in/images/Birds/rajiv/hoopoe.jpg

Ho disquisito dell’argomento (o straparlato, fate vobis)  in questo articolo:  Tagliamo i capelli in casa

Il tempo previsto di lettura è di circa 2 minuti, io vi aspetto qui…

Fatto? Bene. Mio figlio rientrava senza ombra di dubbio nella casistica descritta al punto 2, perciò fino all’età di due anni e mezzo sono stata costretta a tagliargli i capelli in casa.

 

Poi abbiamo conosciuto Marco l’Immenso, l’unico parrucchiere del quartiere che sia riuscito a guadagnare la sua fiducia. Sarà che è un ragazzo simpaticissimo con un sorriso franco e aperto, sarà che alcuni adulti hanno un ascendente particolare sugli animaletti, siamo essi cuccioli di diavolo della Tasmania o bambini, sarà che l’ha conquistato con il tatuaggio tribale in evidenza sul bicipite sinistro o forse a far breccia nel suo cuore sarà stato il serpente sotto formalina che conserva nel retro del salone, ma Ale si è sempre fidato ciecamente di Marco, fin da subito.

 

E il mio vanitosissimo figliolo ci tiene da matti al cespuglio strafigo che incorona la sua bizzarra testolina, perciò nessuno al mondo riesce più a toccargli i capelli tranne Marco, che con le forbici e i bambini ci sa fare sul serio.  

 

Nonostante ciò, oggi Superboy l’ha tradito. Si lamentava da un paio di giorni della sua zazzera incolta, sono almeno un paio di mesi che non lo porto a regolare il taglio. Sembrava un’upupa.

Ha sempre beneficiato di una testa ipertricotica in modo soprannaturale. Ha robustissimi capelli che, esattamente come i miei, presentano una tragica peculiarità: sono porosi, quindi assorbono acqua in modo anomalo. Perciò, anche se li teniamo corti appena un centimetro, per asciugarli ci vogliono non meno di cinque minuti.

 

E suda da morire, Superboy, anche se in quel momento il picco massimo della sua attività consiste nel fare zapping spaparanzato sul divano. Inizia a far caldo, almeno a Roma, e oggi mio figlio ha messo le corna al suo adorato Marco perché non ne poteva più: aspettare fino a Martedì prossimo sarebbe stato insopportabile;  il nano non ha mai avuto pazienza, né con i capelli né con altre faccende meno frivole. Oggi pomeriggio i miei due uomini hanno sperimentato per la prima volta l’ebbrezza del taglio home made con la macchinetta.

 

Ho preferito non assistere alla tosatura, ho partecipato soltanto a fine operazione per ripulire il bagno dalla tonnellata di capelli sparsi in ogni dove. La basetta destra è venuta un po’ storta, ma per il resto diciamo che il risultato non è niente male.

 

Mi auguro soltanto che Mamma Hi Ho domani mattina non azzardi l’ipotesi che mio figlio abbia finalmente beccato i pidocchi. Non farti illusioni, dannata Cassandra, i pidocchi mio figlio non li ha ancora presi. Di cosa diamine sto blaterando? Dell’  emergenza pidocchi . Anche quest’anno si è ripresentata, stavolta con l’aggravante della varicella. Superboy l’ha scampata, per il momento, mentre i suoi compagni – povere creature – beccano ora l’uno ora l’altro flagello.

Non mi stupirei affatto di trovare presto sulla sua testolina pidocchi affetti da varicella. Il potere gufante di Mamma Hi Ho non conosce limiti. Ma ho superato difficoltà ben più serie di questa, figuriamoci se mi faccio spaventare da un branco di parassiti puntinati di rosso.

 

Continuo a sorridere, sempre. Non mi curo di lei, ma guardo e passo.

 

PS: Adesso Ale non sembra più un’upupa, ma una bestiola pelata. Ride come un pazzo quando lo chiamo così, Dio solo sa il perché…

 

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12 marzo 2012 1 12 /03 /marzo /2012 11:10

http://ilmegafonoumbria.files.wordpress.com/2011/11/nausea1.png

 

Ieri mattina, in macchina con Superboy. La giornata era splendida e soleggiata, la temperatura nell’abitacolo forse un filino troppo alta.

“Mamma, ho un po’ di nausea…”

“Tesoro, ma come mai? Non soffri il mal d’auto, tu…”

“Lo so, però mi viene lo stesso da vomitare.”

“Aspetta, apro un po’ i finestrini… Va meglio così?”

“Sì, ma’. Decisamente meglio. Sai, a volte la nausea insorge anche in chi non soffre la macchina. Può dipendere da una produzione eccessiva di calore, oppure dalla disidratazione… ”

Oddio. Certe volte ‘sto ragazzino mi fa veramente paura….

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21 gennaio 2012 6 21 /01 /gennaio /2012 08:37

UNO

http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQZ27XH_APxoyjOVT_Wb0MaWfkbEiCkmBdtgTpMRJ_2fqMydjSj

Ultimamente io e Superboy siamo diventati UNO addict.

“UNO” non è una nuova sostanza stupefacente, ma un gioco che si fa con le carte. Stupefacente era invece un’altra cosa: il fatto che mio figlio vincesse sempre, in un modo che mi ha fatto seriamente considerare l’opportunità di fargli giocare una schedina al Superenalotto o magari anche al Win for Life, già che c’eravamo.

 

Abbiamo passato ore intere a giocare. Nulla, non riuscivo mai a vincere. Neanche una volta. Neanche pregando Saint Vincent, il protettore dei giocatori d’azzardo, per chi lo ignorasse.

Poi, ieri pomeriggio, si è svelato l’arcano mistero. Le nostre sfide avvenivano spaparanzati sul tappeto della sua cameretta. Io, che sono una di quelle mamme che “col cavolo che ti faccio vincere anche se sei un bambino”, mi preoccupavo di tenere ben nascoste le carte alla sua vista. Già quel marmocchio ha più sedere che anima, non volevo regalargli altre opportunità per battermi.

Non ho mai considerato un fattore determinante: alle mie spalle c’è un enorme specchio. Ecco come faceva l’innocente creaturina a battermi sempre. Me l’ha confessato ridendo ieri pomeriggio, evidentemente perché a un certo punto gli ho fatto pena. Sa bene che ultimamente non mi sento troppo fortunata.

PS: comunque, trucchi da consumato biscarolo a parte, Superboy è veramente fortunato a carte. Vi sconsiglio vivamente di proporgli una partitina a scopa. E se voleste provare l’esperimento, giocatevi al massimo un ovetto Kinder. Quel bambino ha veramente più sedere che anima, e mi auguro con tutto il cuore che questa caratteristica non lo abbandoni mai. Come dicono da secoli i saggi: “Nella vita è meglio nascere fortunati che ricchi”.

ARI PS: sono una mamma di quelle che “col cavolo che ti faccio vincere anche se sei un bambino” per un preciso motivo. Non ho particolari problemi ad arrivare seconda, nella vita, e ho imparato da tempo a incassare con stile le sconfitte. Mio figlio, invece, non accetta di perdere come il 90% dei soggetti (soprattutto maschi) della sua età. Quindi è meglio che glielo insegni sua madre, piuttosto che i cazzotti di X, che è alto il doppio di lui, qualora un giorno dovessero litigare per una briscola sospetta. Non credete?  

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14 gennaio 2012 6 14 /01 /gennaio /2012 12:09
      ale-bacio.jpg
       

Vuole fare le sue scelte, lui, perché ormai è un uomo. Si fa la doccia da solo in piscina, si asciuga i capelli, infila la biancheria pulita sul corpicino ancora bagnato e dimentica il costumino sul pomello della doccia, gonfia i muscoli (muscoli?) come un pavone davanti alle istruttrici e alle compagne di vasca, non mi racconta più chi è la fidanzatina di turno, né le sue pene d’amore. Segue con interesse gli sviluppi del governo Monti; gli è simpatica la Fornero, in particolar modo, perché lei è adulta ma non si vergogna di piangere davanti ai grandi. Adora lo spot del Somatoline uomo, perché la cura del proprio corpo è essenziale anche per un maschio. Lui lo è decisamente, anche se ha ancora paura del buio e la notte dorme con tre orsetti di peluche.

Non gli piacciono le regole, perché quelle sono robe da bambini piccoli, odia apparecchiare e mettere a posto le ciabatte nella scarpiera, perché quelle sono faccende da donne, i compiti li fa per ottemperare ai suoi doveri di bravo cittadino, ma borbotta perché tutto sommato sono un’imposizione anticostituzionale.

E’ un galantuomo, lui, e tiene la porta aperta alle signore quando devono entrare in un negozio, schiocca baci fragorosi e abbracci a chicchessia, ma non si lascia andare a gesti di affetto in pubblico con la sua mamma, perché quello lo fanno i mocciosi. Non dice più da tanto tempo che da grande mi sposerà, e sbava discretamente di fronte alle foto di Belen, anche se giura e spergiura che le femmine non gli piacciono per niente.

E’diventato grande, Superboy. Ma in attesa che gli spunti la barba, dopo aver fatto la cacca mi chiama ancora per chiedergli se ho voglia di pulirgli il culetto. Questo conferma come, nonostante la veneranda età di sette anni e mezzo, sia ancora legato in qualche modo alla sua mamma. In modo viscerale, è proprio il caso di dirlo.

 

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4 luglio 2011 1 04 /07 /luglio /2011 08:33

uomo con zaino


Il mattino aveva appena regalato al mondo il primo sbadiglio,  eppure il caldo era già soffocante.

Lo zaino, enorme, gli segnava le spalle esili. Pochi passi dietro l’uomo, una donna lievemente in apprensione. Lui, invece, era eccitato come non mai per quel nuovo viaggio. Con il cappello di tela leggera calcato sulla fronte e un sorriso spavaldo, non esitò un istante a dare le sue generalità al ragazzo piazzato alla dogana.

“Qual è il tuo cognome?”

“S.!”

“Anno di nascita?”

“2004.”

“Allergie?”

“No, nessuna. L’abbiamo scritto anche sul modulo.”

“Vieni, allora. Ti faccio vedere dove sono gli spogliatoi…”

Quindi seguì il ragazzo con passo sicuro.

Per la donna immobile alle sue spalle solo un cenno distratto di commiato. Lei sussultò, scossa da un lieve sospiro doloroso, pur tuttavia fiera del suo uomo. Ma anche decisamente convinta che farsi fare l’epidurale al settimo centimetro di dilatazione, invece che al primo crampetto, fosse stato un sacrificio inutile. E che la volta successiva, se Dio le avesse regalato la grazia di un secondo figlio, si sarebbe fatta imbottire di droga. Subito, e in modo decisamente pesante.


Un'ora fa ho accompagnato Superboy in un centro estivo tutto al maschile: corsi di tecnica calcistica al mattino, sguazzata megagalattica di gruppo in una piscina olimpionica, giochi sportivi al coperto durante le ore più calde e, nel pomeriggio, mini tornei di pallone. Una pacchia per chi, come lui, adora nuotare così come prendere a calci una palla impazzita assieme a un branco di maschi bellicosi, sudati e maleodoranti.

Mi ha liquidata senza degnarmi di un saluto e si è avviato in compagnia dell’allenatore mentre gli gridavo contro un sarcastico:

“Arrivederci, eh?! In un passato non troppo lontano eravamo parenti, ma non perdere tempo a salutarmi, se non ti va…”.

Mi ha riservato un lieve cenno della mano girandosi appena di tre quarti, un gesto come per dire: “Ok, madre. Hai fatto il tuo bravo dovere di autista. Ora risali in macchina e levati dalle palle, che ho da fare…”

Dannato testosterone!

 

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Chi Sono

  • : La Staccata
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  • : Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
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