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27 giugno 2011 1 27 /06 /giugno /2011 22:45


pagella





Oggi pomeriggio Superboy ha ritirato la sua prima pagella. Era solo lievemente preoccupato per il voto in condotta (perché il delinquente, per sua spontanea ammissione, in classe fa gli origami invece di ascoltare la maestra), ma per il resto abbastanza sereno.

Anche i suoi colleghi erano un filino in ansia. E’ stato uno spettacolo spiare le loro reazioni. I voti della prima pagella spaventano, eccome. Perché nessuno è esente dall’altrui giudizio, neanche quando è appena un bambino; soprattutto quando è appena un bambino. E proprio con la prima pagella che capisci quanto la valutazione degli altri riesca a condizionarti l’esistenza, e intuisci che è un condizione che dovrai trascinarti dietro vita natural durante. Non è una prospettiva che scalda particolarmente il cuore. Una sua compagna era serissimamente convinta di aver preso 10 soltanto in “palestra”. Per il resto, ne era certa, la sua pagella sarebbe stato un disastro totale. E invece no, fortunatamente. Mio figlio l’ha abbracciata, entusiasta. Perché è generoso, e anche perché la bimba in questione è appetibile come Flora delle Winx. Ha sbaciucchiato tutti i suoi amichetti, anche quelli che non avevano preso il massimo dei voti. Soprattutto loro.  

Superboy sa regalare amore, spesso in modo troppo appiccicoso e irruento. Dispensa abbracci che ti spezzano la cervicale, ma lo fa con una tale sincerità che infili con nonchalance un collarino ortopedico e alla fine lo ringrazi pure.


Mio figlio adora andare a scuola, ha socializzato fin da subito con i compagni ed ha imparato, seppur con qualche impercettibile atto di ribellione (tipo: ma chi l’ha detto che devo stare seduto tutte queste ore, posso fare il dettato anche in bilico sulla lavagna), a riconoscere l’autorità delle maestre e ad accettare finalmente le regole. Quelle dettate dalle insegnanti, chiaramente. A casa abbiamo ancora qualche problemino, ma ci stiamo lavorando.  

Armato di un sorriso assassino e di uno sguardo magnetico francamente inquietanti in un abbozzo d’uomo come lui, riesce ad accaparrarsi le grazie di qualsiasi femmina orbiti nel raggio di 50 km dal suo campo d’azione… E le maestre, si sa, sono al 99% donne. Forse è solo per questo che l’adorabile mascalzone è riuscito a risollevare le sorti dello stiracchiato 8 in condotta del primo quadrimestre.

Per inciso: è un affascinante rompicoglioni, della peggior specie, un cavallo pazzo lunatico e viscerale, uno che quando gli gira bene è contentissimo, quando è contrariato è scontentissimo e se è felice, lo è in quantità bastevoli a rallegrare l’umanità intera. Tutto ciò in dosi sparpagliate a random nell’arco di due/tre minuti d’orologio.
Ma le maestre lo adorano anche per questo, e gli perdonano qualche piccola stravaganza in cambio del suo affetto trascinante. Perché lui non è semplicemente tenero, lui è l’affettuosità fatta bambino.

Logorroico da far sanguinare le orecchie, curiosissimo, brillante, ingegnoso, sa sempre regalarti una frase spiazzante, un’osservazione bizzarra, una domanda alla quale difficilmente riuscirebbe a rispondere in modo esaustivo persino il team degli autori di Superquark.

E’ faticoso, un figlio così. Non si accontenta di risposte sommarie, non ama l’approssimazione. Lui deve sapere tutto, subito e minuziosamente. Soltanto allora, pago della risposta, si decide a mollare l’osso. E’ sfibrante avere a che fare con un concentrato di interessi – i più disparati - come lui, accompagnarlo in progetti quali “costruiamo un collegamento elettrico con una vecchia batteria e qualche filo di rame”oppure “verifichiamo se davvero una cipolla immersa in una bibita energetica produce corrente sufficiente ad alimentare un iPod”, stancante seguirlo in tutti i suoi progetti folli, bizzarri, originali. E’ faticoso, persino per una infaticabile come me. Ma che Giove mi incenerisca all’istante se dico una frescaccia, io un tipo così non lo baratterei per nessun altro esemplare dotato di optional come la cieca ubbidienza o la tranquillità perenne. Sarei più riposata, certamente, ma infinitamente meno viva.

Io adoro il mio implacabile rompiballe, lo amo al di sopra di qualsiasi umana comprensione. Perché sono sua madre, è ovvio, ma anche perché, nonostante tutte le sue meravigliose imperfezioni, lui è oggettivamente incantevole.

E ditemi pure che sono una mamma fanatica, perché è vero. Verissimo. E’ora di smetterla di addurre scusanti per giustificare la sua intelligenza. Devo farla finita di dire sempre che è fra i più grandicelli della classe, per questo riesce bene a scuola, minimizzare la sua innegabile arguzia mentale. Basta… Diamo a Superboy quello che è di Superboy, almeno in questo blog.

Dopo anni trascorsi a dire a chiunque mi abbia fatto notare che mio figlio custodisce una vena di genialità che esagerava di brutto, ad  occultare la sua brillante intelligenza per non suscitare l’invidia di quei poveracci che non risparmiano un tale sentimento disgustoso neanche ai bambini, dopo aver persino nascosto alle altre mamme i voti che aveva preso nel primo quadrimestre, quasi fossero una vergogna e non un motivo di vanto, oggi “confesso” a chiunque passasse di qui che mio figlio è maledettamente bravo a scuola. Schifosamente bravo, mostruosamente bravo, indecentemente bravo. E che sono sfacciatamente orgogliosa di lui. Ecco, l’ho detto.

Dopo questo coming out, che molti troveranno deplorevole ma chi se ne strafrega, rimane un unico dubbio: da chi avrà ereditato ‘sto popo’ di cervello? Non da me, sicuramente. Anche se qualche anima pia vorrà avanzare questa scandalosa ipotesi, fidatevi: non da me. Né dal padre, uomo sicuramente brillante ma solo leggermente più intelligente della media.

E quindi? E’ forse frutto di una mia scappatella? Sono sempre stata fedele a mio marito, e anche se così non fosse, avrei fatto baldoria con un modello di Calvin Klain, opportunamente drogato per l’evenienza, certamente non con uno scienziato che, in quanto ad avvenenza, lascia il tempo che trova. E allora rimane soltanto l’ipotesi dello scambio in culla. Perciò, adesso c’è una madre che starà rimproverando il suo cucciolo perché ha preso uno stiracchiato 6 in matematica, visto che mai, in tutta la mia carriera scolastica, sono riuscita a capire la differenza fra una radice quadrata e un espressione di primo grado o che magari  in sette anni non si è mai dovuta ciucciare una sola notte d’insonnia, perché io ho sempre dormito come una marmotta imbottita di Tavor.

Poi però fisso mio figlio. che adesso è accanto a me mentre scrivo. Incredibilmente simile a sua madre, fisicamente e per sua sfiga suprema anche caratterialmente. E mentre affondo un bacio sulla stessa fossetta che ho anch’io sulla guancia sinistra, mi convinco che è davvero mio. E’ soltanto più intelligente della scellerata donna che l’ha messo al mondo. Per sua fortuna.


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23 giugno 2011 4 23 /06 /giugno /2011 10:47


bimbi e cellulare



Stamattina, al supermarket, Superboy mi ha chiesto se poteva avere anche lui un cellulare, come il suo amico Astrubale (nome di convenienza, hai visto mai la mamma di questo cucciolo, navigando qua e là, approdasse a questo lido).

La madre di Astrubale ha pensato bene di regalargli l’indispensabile orpello per la sua promozione e il piccolo l’ha mostrato orgogliosissimo al mio, con posa da uomo consumato. E già, son doni necessari per premiare un tappo che ha appena terminato la prima elementare…

Senza scompormi, ho posato la confezione di bistecche che avevo in mano, gli ho preso le mani e, fissandolo negli occhi, ho replicato: “Ok, tesoro. Mamma te lo compra. Così potrai avvisarmi quando ritardi da lavoro, se ti si rompe la macchina o appena atterra il tuo aereo. Oppure potrai chiamare il tuo collega in trasferta a New York per aggiornarlo sull’ultimo briefing in ufficio…”

“Oddio, ma’. Tu mi fai schiattare dal ridere! Hai detto delle cose ridicole…”

“Sì, gioia. Sono cose ridicole perché è ridicolo regalare un cellulare a un nano di neanche 7 anni!”

“Ma lo sai che hai proprio ragione? Che ci faccio io con un cellulare?”

Ecco, stavolta mi è andata di lusso. Speriamo che l’ironia funzioni anche più in là, quando a 13 anni mi chiederà di andare in discoteca di notte oppure a 16 quando, sacco in spalla, scapperà di casa per andare a farsi le canne ad Amsterdam.

Per ora, l’ho sfangata…


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Chi Sono

  • : La Staccata
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  • : Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
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