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5 luglio 2012 4 05 /07 /luglio /2012 14:41
           
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“Satana, esci da questi piedi!” L'ho gridato alle mie estremità inferiori per tutta la durata della splendida vacanza che ho appena trascorso in Calabria. Abbiamo approfittato di un’offerta che non potevamo rifiutare, neanche se a proporcela fosse stato il Padrino in persona. Tempo di crisi, portafogli ridotto all’osso e quindi che Dio benedica nei secoli a venire le offerte last minute “due settimane al prezzo di una”.
Ho lanciato al volo qualche costume in valigia, ho stipato tutto nel bagagliaio della nostra fedele Nissan Note - quella incredibilmente capiente - e ci siamo imbarcati, impavidi, in quel della Salerno/Reggio Calabria. Siamo sopravvissuti a 6 ore di viaggio sotto un sole assassino e ora lo raccontiamo in giro, il che ci fa sentire più ganzi di Highlander. C’è gente che tutte le estati schiatta per molto meno.
Tornando al diavolo… che accidenti di connessione avrebbe Belzebù con i miei piedi? Ce l’ha, bella gente, perché ha ottenuto la mia anima staccata. Ho ceduto alla tentazione di acquistare due paia di scarpe con zeppe vertiginose: circa nove centimetri, un’altezza improponibile almeno per una come me. Ricordo però ai puristi del trampolo, i quali staranno esultando vittoria per la mia (temporanea) conversione, che tecnicamente le zeppe non sono tacchi, ma straordinari strumenti di elevazione a impatto zero su nervo sciatico e altre tristerrime patologie che mi affliggono da quando riuscivo ancora a sorridere senza che il contorno occhi si animasse di minuscole rughette.  
Riuscivo persino a ballarci la salsa, con quelle scarpe, allietata dal plusvalore di un paio di avvenenti baby animatori ad evitare che precipitassi giù dall'impalcatura. Il toy boy sta bene su tutto, in particolar modo sulle tardone come me. Bando ai moralismi gratuiti e riconosciamolo: volteggiare fra le braccia ben tornite di un ragazzo che potrebbe essere (quasi) tuo figlio regala un pizzico di sana soddisfazione in più. Ovviamente quelle creature innocenti ballano per contratto con le clienti, non per altro, anche con quelle che hanno dimenticato da un pezzo come si scrive la frase “ho vent’anni”, ma basta godere di sufficiente faccia tosta per azzerare quei quattro lustri in più e l’età te la scrolli via di colpo. Innocentemente, s’intende…
A dispetto della mia (vanagloriosa?) convinzione di essere prepotentemente femmina anche in infradito, mando a puttane la mia filosofia di vita confessandovi che sì, quando sfioro il metro e settanta donna mi ci sento molto di più. E, confessione per confessione, sappiate che ho beneficiato anche di qualche sporadico sguardo goloso. Occhio che non sto parlando di attempati signori instupiditi dall’andropausa, ma di ragazzi/uomini ancora abili e arruolati. Insomma, il maniaco sessuale di bocca buona una donna lo trova sempre. Specialmente di sera, perché trucco/parrucco/abbronzatura/vestito carino e soprattutto 9 centimetri in più fanno miracoli.  
Ma occhio, lo ribadisco, è solo perché la zeppa non la senti. La zeppa è un comodo prolungamento della femminilità, risolleva il morale, il sedere  e le cosce avvilite da anni di forzata inattività fisica, ti regala gambe più affusolate e un incedere felino, ti consente di ancheggiare così come fai con le scarpe rasoterra. Non hanno nulla a che vedere con i tacchi. Più che sexy, mi fanno apparire ubriaca. O strafatta di crack. Con i tacchi sono seducente come lo sportello di un frigorifero, con le zeppe va decisamente meglio. E, che ci crediate oppure no, io in quel villaggio turistico mi sono sentita carina, appetibile e persino giovane così come non mi capitava da una  vita. 72 2
Nei villaggi turistici, luoghi demonizzati da chi non riesce a socializzare neppure se gli fornisci il PIN del tuo conto corrente multimilionario, siamo tutti più o meno affetti dalla sindrome di Peter Pan. L’età anagrafica è annullata. Le beghe quotidiane sono annacquate dal sorriso. Il tuo, e soprattutto quello degli animatori. Il massimo problema che hai è sopravvivere alla mandria di gnu affamati che non esitano ad atterrarti con un colpo di Taekwondo se putacaso stai per infilare nel piatto l’ultimo trancio di mozzarella rimasto nel buffet.
Ti lanci in grotteschi deliri ludici collettivi quali: “Infila un cubetto di ghiaccio in bocca e sparalo via nel secchio posto a tre metri da te.” Sono persino arrivata in finale, Papy invece ha vinto il gioco aperitivo: le gare di sputi che facciamo con Superboy saranno anche luridamente pacchiane, ma l’arte di cavarsela un po’ in tutto paga sempre nella vita. Eravamo in ottima compagnia: stimati notai, avvocati di grido, manager tutti d’un pezzo, neurochirurghi di fama internazionale… Tutti a sputare cubetti di ghiaccio come se fosse la cosa più naturale del mondo. Roba che se qualcuno avesse postato tutto su YouTube sarebbero crollate non so neanche io quante rispettabili carriere.  
Io i villaggi non li amavo granché… Sono sempre stata una turista per caso, una che è stata capace di trascorrere 24 giorni in Australia senza prenotare in anticipo un singolo hotel, con a seguito soltanto un minuscolo trolley e tanta voglia di mordere le novità, una che ha nuotato in compagnia degli squali (squali nutrice, vabbe’, ma vi assicuro che in acqua fanno comunque la loro porca figura), una che si alzava alle 4 del mattino per un'escursione nel deserto, una che detestava le regole, i programmi, le gite organizzate, gli itinerari prestabiliti.
Ma da quando sono mamma ho imparato ad apprezzare il godurioso e rassicurante cazzeggio continuo degli animatori che, se ti dice bene e riesci a mollare un paio d’ore i figli al miniclub, ti offrono la libertà di collassare sulla sdraio o di divertirti assieme a loro. A te la scelta, senza mitra puntati alla tempia.  
Sono ragazzi che scorrazzano tutto il giorno come formiche operaie, che non dormono praticamente mai, che fanno la pipì al volo dentro a un secchio e che sì, è vero che sono giovani, ma con 40 gradi all’ombra neppure le mosche africane riescono a mantenersi attive. Loro sì. Se possiedi la sensibilità sufficiente per grattar via la superficie del "sole, mare, abbronzatura da figo/figa, divertimento, acchiappo garantito",  ti accorgi che il loro non è esattamente il mestiere più rilassante dell'universo. Realizzi che è scandito da orari serrati, che è una sorta di maratona sicuramente divertente, non dico di no, però è pesante. Quindi ti affezioni ferocemente a loro per questo.  
Qualcuno sviene per la fatica, ma appena riapre gli occhi è subito pronto a regalarti un nuovo sorriso. Un po’ ciancicato, ma ci riesce. Gli animatori ballano con il naso fratturato, con i muscoli strappati, beccano ustioni di secondo grado perché non hanno il tempo neppure per mettere la crema protettiva, sopportano l’invadenza dei clienti che si piazzano al loro tavolo, le rare volte in cui mangiano seduti, o di quelli che dopo la mezzanotte non capiscono che togliersi dalle balle sarebbe un sacrosanto gesto di intelligenza. 
All’ora delle streghe il loro lavoro non è ancora finito: provano gli spettacoli fino alle 4 del mattino e alle 8, poi, sono già in piedi e un’ora dopo pronti a ballare la sigla del villaggio, ad ascoltare il tuo cavallo di battaglia, una barzelletta demenziale che non fa ridere neppure tuo figlio che ha 3 anni, ad augurarti il buon giorno, il buon appetito, ad abbracciarti, a farti divertire, a buttarti in piscina, a condividere con te i loro sogni, a farti dimenticare che potresti essere il loro padre/madre, a darti del tu anche se hai novant’anni e poi, quando parti, a commuoversi fino alle lacrime.
E tu quelle lacrime le ricambi sinceramente, senza vergogna, anche se sai che presto quella malinconia soffocante passerà, che appena sarai risalito in macchina lascerai subito il posto ad altri sorrisi di benvenuto. Quasi ti senti geloso per questo.
Io domenica scorsa in Calabria ho parcheggiato i miei primi vent’anni e un piccolo frammento di cuore. Sono rimasti lì a ballare la bachata, a bere il sale di un mare turchino e l’allegria di un’isola che non c’è, a regalare abbracci, chiacchiere da ombrellone e sorrisi ininterrotti.  

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I miei secondi vent’anni hanno riacciuffato la loro vita adulta, sfilandosi con un briciolo di tristezza la divisa di Peter Pan, che si agita ora vorticosamente nel cestello della lavatrice. Ma una volta asciugata al sole, questo io lo so, avrò comunque la forza di indossarla di nuovo e di tirar fuori la ragazzina che è in me, quella che mi salva sempre la vita quando mi passa la voglia di piegare le labbra all’insù.  
Tante vicende negli ultimi anni hanno cercato di ammazzare la mia voglia di sorridere ma lei, testarda, è sopravvissuta anche all’insopportabile.

“Sua moglie ha un sorriso che illumina tutta la sala” è il complimento che il capocameriere del villaggio mi ha rivolto una sera, ovviamente in presenza di mio marito. E’ il più bello che abbia mai ricevuto, questo sia nei miei primi che nei miei secondi vent’anni di vita, soprattutto perché è difficile che un uomo si concentri sui miei occhi o sul mio sorriso: mezzosangue calabrese e fisico mediterraneo (pure troppo), diciamo che ho altre "evidenze" sulle quali focalizzarsi.

Vent'anni fa erano più fresche e appetibili, ma nun stamo a guardà er capello: l'uomo con un suo perché diventa cieco al filo di cellulite o al rotolino di panzetta, non si cura di loro ma guarda, passa e ti dice che hai un bel sorriso. O una bella testa, o che lo fai ridere, o che gli regali il buongiorno ogni mattina con le tue minchiate, oppure si stupisce del fatto che sei riuscita a imparare i passi della sigla o dei balli di gruppo in pochi giorni senza provarli, semplicemente osservando gli altri stravaccata sul bagnasciuga. 

Considerati perciò questi presunti meriti, quasi quasi mi metto a fare l'animatrice anch'io. Pretendo però la mezza giornata di riposo settimanale. A occhio e croce dovrei avere ancora una trentina di anni da vivere, se possibile vorrei spararmeli tutti. Intanto mi candido, non si sa mai:

A.A.A Offresi animatrice stagionata.
Canticchia, ballicchia, scribacchia, reciticchia e soprattutto è dotata di una fibra indistruttibile. Miglior referenza? Non ha chiuso occhio per oltre 3 anni causa bimbo vampiro. Chiacchieratrice (inde)fessa, ottima contattista. Provare per credere.

maglietta tuka tuka

La maglietta dello staff di animazione che indosso nella foto è di Superboy, taglia 9/11 anni. Non chiedetemi come abbia fatto a infilarci il mio "sorriso" quarta misura, però ci sono riuscita. 

PS: Seriamente? Ce l'ho davvero un bel sorriso... Quello che non si infila nel wonderbra, intendo. 

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commenti

la staccata 07/09/2012 19:03

@destinazioneestero: Dio benedica nei secoli a venire i miniclub!
Ti cito uno stralcio del pezzo “Vacanze? No, grazie. Ho smesso…” con il quale GUARDACASO ho vinto il Premio Massimo Troisi:

Le vacanze non sono un’istituzione democratica. Una donna perde il diritto alle ferie fin dal momento in cui, accovacciata in posizioni a dir poco umilianti, impreca come un facchino ubriaco nel
tentativo di far scivolare fra le gambe un fagotto urlante di quattro chili. Un secondo dopo averlo espulso, per lei è la fine: non riuscirà mai più a fare una vera vacanza, a meno che non sia
abbastanza scaltra da prenotare un soggiorno in una di quelle strutture paradisiache con il Baby Club. Già, il Baby Club, la Mecca dove ogni madre ha l’obbligo religioso di mettere piede almeno una
volta nella vita, l’Eden popolato di angeli che possono laddove tu, protozoo celenterato, non riusciresti mai neanche posseduta dallo spirito di Tata Lucia. Il Baby Club, terra promessa agognata da
ogni mamma sfinita dal quotidiano, è il luogo dei miracoli: dopo aver fatto la cacca i bimbi si fanno il bidet da soli, mangiano con gusto i cavolini di Bruxelles, giocano assieme senza troppi
spargimenti di sangue, imparano a suonare il notturno di Chopin, dipingono delicati acquarelli e, meraviglia delle meraviglie, ubbidiscono. Sempre, senza fare storie, tanto che in un accesso di
rimorso ti viene il sospetto che droghino i piccoli con qualche sostanza innovativa che il tuo pusher di fiducia non ti ha ancora smerciato perché causa effetti collaterali irreversibili. Ma tutto
sommato non te ne frega niente: è dannatamente vero che il fine giustifica i mezzi.
Mentre in uno sconsiderato outing confessi ad altre mamme il tuo intento criminale, dimentichi che fra queste si nasconde sempre la benpensante. Fai appena in tempo a morderti la lingua , ed ecco
che parte il commento che ti trasforma istantaneamente in una donnucola isterica priva di pazienza e istinto materno, in una che non avrebbe mai dovuto fare dei figli perché i figli, si sa, sono
faticosi.
“Cooooooooooome? Lo mandi al Baby Cleeeeeeeb? Ma non hai paura che affoghi - venga venduto agli zingari/ disperso nel bosco – subisca un trauma da abbandono e, stroncato dal complesso edipico, ti
uccida a roncolate durante il sonno - faccia a botte con gli altri bambini - poooooovero cucciolo?” Chiaramente a scandalizzarsi è la solita mamma che, fra una puntatina dal parrucchiere e una dal
visagista, riesce a gestire la catena alberghiera di famiglia, a crescere teneramente tre figli e a coltivare l’hobby della pasta al sale. Lisciando il costoso tailleur di lino, si allontana con
discrezione bilanciandosi sapientemente sul tacco 12. E’ ansiosa di andarti a sputtanare in giro: tu, donna snaturata abbandonatrice di pargoli indifesi; tu, ultima delle madri; tu, Regina Suprema
del Male. Superfluo aggiungere che la supermamma in questione schiavizza un esercito di baby sitter e una manciata di colf che tu, con uno stipendio al limite del sussidio di disoccupazione, non
potresti mai permetterti. Inutile precisare che mentre lei ha partorito tre bambini angelicati, i tuoi sembrano aver stretto un patto con Lucifero nell’attimo stesso del concepimento. Nulla si può
contro chi ha dalla sua parte la potenza degli Inferi.
Rimani da sola a rimuginare infagottata in una tuta logora. Dal basso delle tue scarpe da ginnastica sdrucite, nasce prepotente la risposta: “Si, ce lo mando al Baby Club. Perché lui nuota
benissimo – gli zingari non frequentano i villaggi turistici – ha un ottimo senso dell’orientamento perché ogni volta che provo a sperderlo nel bosco rientra sempre a casa – non conosce la
mitologia greca e, visto che ha solo cinque anni, “Edipo” per lui potrebbe essere benissimo il nome di un Gormita – non mi ucciderebbe mai perché gli faccio troppo comodo – spacca la faccia agli
amichetti dell’asilo che è una bellezza e non vedo l’ora di togliermelo dalle balle il povero cucciolo!”

@paroladilaura: ma guarda, perlomeno gli animatori che ho conosciuto io si “disattivano” con un garbato: “no, caro, grazie. Non ho voglia di scavare buche con un cucchiaino da caffè sotto il sole
di mezzogiorno”, grazie per la cortese offerta ma no, preferisco vivere”. Funziona alla grande
Come classificare le zeppe? L’ancora di salvezza delle staccate?

paroladilaura 07/09/2012 07:48

i villaggi si iniziano ad amare quando si hanno figli! prima si odiano quei ragazzi sovraecciati a qualsiasi ora del giorno, che vorrebbero farti fare aqua gym ad orari inauditi con chris martin
come sottofondo!

io in effetti ti volevo proprio chiedere come classificare le mie zeppe, compagne timide delle mie ballerine; sono una taccata a metà o una staccata?

destinazioneestero 07/08/2012 17:00

Bellissima vacanza e bellissime zeppe... e poi beh, che? non si può cambiare idea?
Anch'io non sono mai stata un'amante dei villaggi turistici, ma devo dire che le due settimane che ho trascorso a Peschici quando le mie due pargole avevano 4 e 2 anni, me le ricorderò per tutta la
vita. C'era un miniclub che... Dio lo benedica!

la staccata 07/06/2012 12:42

@mafalda: e ci credo che esulti :-)
@marzia: nooooo, non lo cambio il nome al blog. E' un attimo fuggente, questo.
@raffaella: il tuo commento è utile per sfatare un mito comune... Non indosso mai le ballerine, quelle poteva permettersele solo Audrey Hepburn, ma stivali con il tacco di 3/4 cm al max e scarpe da
ginnastica in inverno e infradito in estate. Le ballerine no, per carità. Con le gambe da calciatore che mi ritrovo, sai che spettacolo raccapricciante sarei?
E poi le ballerine mi massacrano la schiena, peggio dei tacchi.

raffaella 07/06/2012 10:25

Non ci posso credere, la zeppa ha vinto sulla ballerina. Ben venga allora se ti rende felice! I miei primi venti anni sono parcheggiati in luoghi che temo che per i prossimi venti li posso vedere
solo in cartolina, visti i costi e un koala di 9 khili appiccicato addosso al quale non credo posso far prendere voli che durano 20 ore o febbri malariche e farlo nuotare con pinne nere. Anche se,
a pensarci bene, a quello manco il diavolo lo spaventa. I miei secondi venti anni sono parcheggiati qua e la.
Si cambia, ammazza se si cambia. Nel fisico e nella testa. Più nel fisico devo dire. E' bello sentirti così, carica e bella. Azz ho già prenotato per le vacanze altrimenti partivo per stò' posto,
visto mai che ritrovo la mia autostima lungo la Salerno-reggio Calabria!
Raffaella

Chi Sono

  • : La Staccata
  • La Staccata
  • : Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
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