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31 ottobre 2010 7 31 /10 /ottobre /2010 15:40


LUANA ALE



Venerdì pomeriggio, all’uscita da scuola, mio figlio è schizzato via in direzione del parco adiacente senza avvisarmi. Piccolo Giunco, la sua fidanzata, aveva la manina stretta a quella della maestra. Era prossima all’attacco di panico per un lieve ritardo dei suoi genitori. Grazie alla mia Supervista (non è che una è la mamma di Superboy tanto per…) tenevo d’occhio da lontano il frutto del mio ventre. Nel frattempo rassicuravo Piccolo Giunco sul fatto che la sua mamma non si era dimenticata di lei.  Le ho inciuciato la scusa classica, quella del traffico. Non funzionava…

Allora, per farla sorridere un po’, le ho detto che se entro 30 secondi Superboy non fosse tornato alla base, l’avrei ribaltato sottosopra e sculacciato tanto che poi non avrebbe potuto sedersi per un mese. La piccola ha piegato le labbra all’insù, quelle della maestra, invece, hanno preso la direzione opposta.

“Scusi se mi permetto…” ha esordito la gentilissima donna, che gentile lo è sul serio. Non è una delle mie solite frasi sarcastiche. Il sarcasmo lo riservo per il dopo. “…ma le sculacciate non risolvono nullla.”

Ma vaaaaaaaa? Ma lo sa che non ci avevo mai pensato prima? Allora dovrò smettere di picchiarlo a sangue tutti i giorni. Sentiamo quale consiglio miracoloso ha in serbo per me…Sono tutta orecchi! 

 “Capisco perfettamente che sia contrariata perché è scappato via senza avvisarla. Ma è proprio qui dietro!”

Qui dietro dove? Per parlare con lei ora l’ho anche perso di vista. I pedofili, invece,  ci vedono benissimo…

“Non deve allontanarsi senza il mio permesso. E’un bambino molto socievole…”

“E non è contenta? Alessandro è effettivamente molto socievole, va d’accordo con tutti i compagni”

“Il punto è che è troppo socievole. Attacca bottone con tutti, non ha ancora la malizia di capire che non deve parlare con gli sconosciuti. La cosa mi mette in apprensione. E  poi… Non so se l’ha notato, ma corre come Forrest Gump. Adesso, per esempio, non riesco più a vederlo!”

“Eccolo lì… E’ quello arrampicato sull’albero!”

Già.

“Signora, capisco che è difficile avere a che fare con un figlio vivace. Ma lei non deve soffocarlo, deve assecondare la sua natura…”

No, soffocarlo magari no. Ma legarlo e imbavagliarlo, ad esempio? Ma cosa ne sa lei di quanto è vivace mio figlio? Lo conosce da un mese, se permette ad occhio e croce ho avuto a che fare con lui qualche ora in più di lei.

“E poi bisogna parlare con i bambini, spiegare le cose con pazienza…” E sì. Devo tenerlo a mente. Difatti sono un tipo estremamente taciturno, io.

“Bisogna immedesimarsi. Loro vedono le cose in modo diverso. Bisogna giocarci…” Sì, effettivamente io non ci gioco mai. A scuola quando hanno spiegato Il fanciullino del Pascoli ero malata.

Al “bisogna giocarci” non c’ho visto più. Sono partita in quarta, forse con un tono di voce un filino più stridulo del dovuto, e le ho spiegato che non sculaccio mio figlio ogni due per tre, ma soltanto in casi estremi (come quando, ad esempio, aveva il vizio di strattonarmi fino a strappare i polsi di entrambi per lanciarsi in mezzo al traffico. Con un paio di sganassoni ben assestati sulle cosce ho risolto più che con mesi di estenuanti raccomandazioni), che lo so che dietro ogni angolo non si nasconde un esercito di pedofili ma preferisco non rischiare, che sono tutto tranne che una mamma chiusa al dialogo. Io parlo con mio figlio in continuazione, ho iniziato ancor prima che nascesse. Anzi, io parlo sempre, per motivi religiosi. In casa ho una collezione di bavagli smisurata frutto dei regali di amici e conoscenti.

Le ho soprattutto spiegato che ci gioco con mio figlio, io. Ci gioco tanto, da sempre, e non lo parcheggio ad oltranza davanti alla TV quando ho da fare né lo drogo con i videogiochi. Mi alzo all’alba tutte le mattine, piuttosto, e quindi sono tutta sua quando esce da scuola il pomeriggio. Le ho raccontato che ho i cassetti stracolmi di colori per le dita, tempere, pennarelli, rotoli di cartoncino dello Scottex, gessetti, minuscoli frammenti colorati per improvvisare un mosaico, che gli leggo ( anzi, gli recito )le favole tutte le sere, che partecipo con entusiasmo alle iniziative dell’unica libreria della zona che si preoccupa di organizzare eventi dedicati ai bambini, che mi travesto assieme a mio figlio spesso e volentieri, non solo per Halloween o Carnevale, ma anche soltanto perché siamo in casa e fuori piove. Le ho sparato il discorsetto a raffica, senza riprendere mai fiato, spero in modo il più possibile gentile. A volte sono stronza, me ne rendo conto, e forse il mio spot promozionale era fuori luogo. Il fatto è che mi sono fracassata le palle di chi mi conosce da cinque minuti e pretende di riassumere quella che è stata la mia vita di mamma negli ultimi sei anni e mezzo.

La maestra mi ha sorriso. Salutandomi, ha detto che avremmo ripreso il discorso un’altra volta. Nel frattempo, erano venuti a prendere Piccolo Giunco.

Non ho capito se il suo fosse un sorriso di approvazione oppure il ghigno di circostanza che mi riservano le persone che mi vedono come una fuori di testa. Rimarrò con questo dubbio, ma forse il prossimo colloquio con la gentilissima maestra (perché ribadisco che è una persona deliziosa) toccherà argomenti diversi.

Parleremo delle mezze stagioni, o del parcheggio che non si trova mai.  Dubito che si azzarderà ancora a darmi qualche consiglio. Le sue intenzioni erano buone, sono io che a volte sono molto cattiva.  


 


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commenti

staccata 11/06/2010 13:11

@commento 17: sì, ho un'idea abbastanza precisa di quanto i genitori non giochino con i figli. I motivi sono molteplici, e non sta a me giudicarli. Io con mio figlio ci gioco perchè ho la fortuna di lavorare come free lance, quindi riesco ad essere libera sempre, o quasi, dalle 16:00 in poi.
Ci gioco soprattutto perchè mi piace, non perchè sono la Madre del Secolo. Gli unici genitori che mi intristiscono a morte sono quelli che pur avendo il tempo o l'occasione per giocare con i bambini non lo fanno comunque. Parlo di chi al parco spinge l'altalena leggendo un libro, giusto per fare un esempio. Non portarcelo per niente il bambino se devi fare così... Che senso ha? Parlo di chi lavora part- time o non lavora affatto e al pomeriggio vive l'ansia del "Oddio! E adesso che cosa faccio fare a mio figlio?" e non trova soluzione migliore che schiaffarlo davanti alla TV.
Chi lavora 12 ore al giorno e alla sera è stravolto di fatica è ovvio che non abbia voglia nè tempo di giocare.
Gli altri che non ne hanno voglia a prescindere sono distanti anni luce dal mio modo di essere. E non voglio essere confusa con nessuno di loro.

Detto questo rispondo al  commento 18: sono d'accordo con te sul fatto che non devo dimostrare nulla a nessuno, difatti l'ho anche espresso in uno dei commenti precedenti. Ma ipotizza questa situazione: supponiamo che tu sia una chèf professionista specializzata in piatti deliziosi per i bambini e che un quaquallucchero qualsiasi vedendo che un giorno, e sottolineo un solo giorno, tuo figlio non mangia, ti accusi di non saper cucinare...
Ti farebbe girare gli zebedei? Io suppongo di sì. E se così non fosse ne sono lieta per te. A me gli zebedei girano, purtoppo. Imparerò a stopparli, prima o poi, ma visto che io non mi intrometto mai nelle vite altrui, perchè devo ritrovare la mia invasa da consigli (ridicoli, visto che certe cose le faccio e le strafaccio) di chi non sa neanche qual è il mio nome?
Sopravvivo, è ovvio, ma lo zebedeo vorticante mi si attiva di default.

anonimo 11/04/2010 13:33

tutto vero e tutto bello, hai ragionissima su tutto. però (se posso permettermi) per me sei sempre un pò troppo incazzata. non devi dimostrare niente a nessuno. il giudizio partirà SEMPRE. siamo noi a non dover permettere che questo ci colpisca e forse l'unico modo è concentrare le energie sulle cose importanti piuttosto che sui pistolotti degli altri. a me la maestra del pomeriggio ha velatamente chiesto se non era il caso di portarlo dallo psicologo. ho detto no, per ora credo non ne abbia bisogno. ho motivato, ho spiegato e se a lei è rimasto il dubbio che vada a casa e meni tutto il giorno il nano, va bene così. le chiederò (perchè purtroppo ancora mi arrabbio anch'io per queste cose)  il numero per andarci io casomai per fare un corso di training autogeno :) :)  non sei d'accordo?

anonimo 11/04/2010 13:08

Hai idea di quanta gente NON gioca con i propri figli? Ne parlo spesso e volentieri con il Papais. Noi siamo soffocati e schiacciati da queste continue pressioni giochesche. Quando alla sera non vedresti l'ora di schiantarti sul divano in compagnia di una tequila, c'è sempre quella vocina: "giochi, mamma?". Sì, amore, gioco. Gioco perché adoro farlo. E perché ti amo.

staccata 11/02/2010 17:54


Secondo me saresti una blogger favolosa.

anonimo 11/02/2010 15:31


impossibile, non esiste bavaglio che tenga alla chiacchiera!
un blog?
è tanto che ci penso, ma oltre a non saper di che parlare, cioè a non aver un argomento portante, mi sento poco propensa alla scrittura, inoltre so che lascerei le cose a metà, non inserisco il tempo a dispozione che è poco perchè conosco già la risposta "se vuoi il tempo lo trovi!"

noelya

Chi Sono

  • : La Staccata
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  • : Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
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