Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
Ore 8:10, asserragliamento di
mamme davanti ai cancelli della scuola. Arrivo insolitamente in anticipo, il consueto traffico mi ha concesso una grazia inaspettata, oggi. Sorriso e saluto generale a voce alta, come
sempre. La Staccata non sussurra, mai. Neanche quando ha la laringite ad incendiarle la gola.
Suona la campanella, baci abbracci e sparizione dei nani in classe.
“Buongioooooorno, eh!” mi fa acida lamammadì, che da due anni non risponde ai miei saluti neanche se le sventolo sotto il naso un assegno da 5.000 Euro tutto per lei. Le regalo lo
sguardo da killer seriale, lo stesso che riservo a mio figlio quando rovescia la tazza dei cereali mentre io sono ancora alla ricerca della matita di Ben Ten, le chiavi della macchina, la
cuffia per la piscina del pomeriggio, con un occhio mezzo truccato e l’altro no e mancano appena due minuti all’ora X, quella per uscire di casa e andare a scuola.
“Guarda che a me me se po’ dì tutto, tranne che non saluto!” Ecchecca@@o! rispondo inferocita e in romanesco, lingua che adoro ma che uso raramente. Ma se mi fossi espressa in
italiano, dubito che mi avrebbe capita.
Quell’Ecchecca@@o! solo mentale dev’essersi misteriosamente tradotto in messaggio vocale a volume amplificato. Una decina di lamammadì si sono girate a fissarmi incuriosite. Io,
mamma Winnie the Pooh, costretta a ciucciarmi da secoli mamme Hi Ho oggi non ho glissato le consuete frecciatine, gli sguardi alla “ ‘azzo te ridi sempre?”, l’invidia latente di chi è incapace di
sorridere, anche di fronte a un assegno da 5.000 Euro. Una sorta di rivolta degli schiavi educati, tanto per darvi un’idea. Nessun seguito alla faccenda, nessun: “Ma che t’è preso, oggi?” E
per fortuna, perché deve aver capito che è ora che basta.
Mi sono messa a chiacchierare per due secondi con una mamma carinissima; smuovendo per bene le acque si pesca qualcosa di prezioso anche in un oceano di merda. Poi, dopo aver nuovamente augurato
buona giornata a tutte, mi sono fatta strada nell’asserragliamento per raggiungere la macchina.
Ho evitato accuratamente di proporre alla mandria un’attività per dare una scossa al generico torpore mentale che l’avvolge come una nuvola malefica. Sabato prossimo c’è un laboratorio creativo
dedicato ai bambini presso una libreria del quartiere, solo uno dei tanti eventi che organizza settimanalmente. Le risposte standard, quando chiedo se qualcuna ha voglia di unirsi a noi,
sono:
“No, ccccioè… La devo portà ar corso pe’veline.”
“Io ho gggià organizzato co ‘namicamia. Annamo ar Mekkk.” ( Ndr: McDonald’s).
“Scherziiiiii? Me devo rivedè le repliche der Grande Fratello 5 su Skype!”.
No, non ce l’avrei fatta a mordermi la lingua anche stavolta. Eccheccazzo l’avrei detto sul serio, non l'avrei solo pensato. Forte, chiaro e udibile a chicchessia, persino a quelle che fingono di
non accorgersi che io, tutte le sante mattine che Dio manda in terra, sorrido amabilmente, saluto, e auguro il buongiorno a tutte. Pure alle mamme Hi Ho.