Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"

Primo giorno di nuoto, fine lezione…
Lamammadì, mai vista né conosciuta, mi chiede:
- Scusi, signora, ma lei ha messo il nome di suo figlio sull’accappatoio? –
- Eeeeehmmmm... No… -
- No, perché ce l’hanno uguali, il suo e il mio. E suo figlio ha preso quello del mio. –
No, non ho capito, non potrebbe essere il TUO che ha preso quello del MIO, o al limite non potresti ipotizzare una cosa più diplomatica sul genere: “Se lo sono scambiati, si sa, sono
bambini…”. No. Il mio ha preso quello del suo, ovvio…
-E poi, scusi, quello del suo che taglia è?-
-Dieci anni, perché?-
-E suo figlio ha dieci anni? Non mi sembra…-
Ne ha 7 e mezzo, infatti. Ma se io sono una barbona che gli compra l’accappatoio in crescenza, così lo sfrutta ancora un paio d'anni, a te che te ne frega?
-Ascolti, se è davvero convinta che l’accappatoio che indossa ora mio figlio è suo, lo prenda. Però le faccio presente che c’è questa minuscola macchiolina sulla spalla, la vede? Sono mesi che
cerco di mandarla via, per questo sono sicura che l’accappatoio non sia suo.. –
- Ah, no. Anche se l’accappatoio è mio, macchiato non lo voglio. –
- ??? –
- Allora, mi faccia una cortesia. La prossima volta ci scriva il nome di suo figlio, così non ci sono problemi. –
Perché, non puoi mettercelo TU il nome di tuo figlio? Così TU non crei più problemi?
-Le prometto che lo farò... – dichiaro sfinita.
-Mi scusi…- fa di nuovo lei – ma suo figlio come si chiama? –
- Si chiama Alessandro, perche?-
-Anche il mio. E ora? -
Così non ne usciamo più vive…
Ideona: potremmo marchiare a fuoco il cognome dei due piccini sul loro avambraccio, inserendo magari anche un codice identificativo alfanumerico di sedici cifre, e se non bastasse, anche il
numero di codice fiscale.
Il mio è scuro come la notte, il suo sembra l'omino bianco. Ma anche con questo sistema sono certa che Lamammadì, un giorno o l'altro, sarebbe capace di tirarmi per i
capelli all’uscita della piscina e di accusarmi che mi sto portando a casa suo figlio.