Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
Ultimamente io e Superboy siamo diventati UNO addict.
“UNO” non è una nuova sostanza stupefacente, ma un gioco che si fa con le carte. Stupefacente era invece un’altra cosa: il fatto che mio figlio vincesse sempre, in un modo che mi ha fatto seriamente considerare l’opportunità di fargli giocare una schedina al Superenalotto o magari anche al Win for Life, già che c’eravamo.
Abbiamo passato ore intere a giocare. Nulla, non riuscivo mai a vincere. Neanche una volta. Neanche pregando Saint Vincent, il protettore dei giocatori d’azzardo, per chi lo ignorasse.
Poi, ieri pomeriggio, si è svelato l’arcano mistero. Le nostre sfide avvenivano spaparanzati sul tappeto della sua cameretta. Io, che sono una di quelle mamme che “col cavolo che ti faccio vincere anche se sei un bambino”, mi preoccupavo di tenere ben nascoste le carte alla sua vista. Già quel marmocchio ha più sedere che anima, non volevo regalargli altre opportunità per battermi.
Non ho mai considerato un fattore determinante: alle mie spalle c’è un enorme specchio. Ecco come faceva l’innocente creaturina a battermi sempre. Me l’ha confessato ridendo ieri pomeriggio, evidentemente perché a un certo punto gli ho fatto pena. Sa bene che ultimamente non mi sento troppo fortunata.
PS: comunque, trucchi da consumato biscarolo a parte, Superboy è veramente fortunato a carte. Vi sconsiglio vivamente di proporgli una partitina a scopa. E se voleste provare l’esperimento, giocatevi al massimo un ovetto Kinder. Quel bambino ha veramente più sedere che anima, e mi auguro con tutto il cuore che questa caratteristica non lo abbandoni mai. Come dicono da secoli i saggi: “Nella vita è meglio nascere fortunati che ricchi”.
ARI PS: sono una mamma di quelle che “col cavolo che ti faccio vincere anche se sei un bambino” per un preciso motivo. Non ho particolari problemi ad arrivare seconda, nella vita, e ho imparato da tempo a incassare con stile le sconfitte. Mio figlio, invece, non accetta di perdere come il 90% dei soggetti (soprattutto maschi) della sua età. Quindi è meglio che glielo insegni sua madre, piuttosto che i cazzotti di X, che è alto il doppio di lui, qualora un giorno dovessero litigare per una briscola sospetta. Non credete?