Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
Una mamma
dovrebbe dare il buon esempio. Parlare in italiano, tanto per dirne una. Ma quando tuo figlio ci mette dieci minuti per infilare un paio di mutandine, la botta di dialetto ti scappa. Errore
fatale, perché il vernacolo lancia degli assist involontari che un bambino degno di questo nome deve sfruttare a suo favore. Ecco uno dei nostri
momenti familiari romaneschi:
"Ale,
porca miseria, ti vesti o no?! Guarda che te prendo a tortorate!!!" "Poracciaaaaa!" "Ma chi?" "La tortora!" " :-D "
Ah, lui si preoccupa per la tortora perché giustamente pensa che la minaccia consista nell'essere percosso da un delicato volatile! Beata ingenuità!!! Troppo forte lui! *__*<br />
Scommetto che non sei riuscita a rimanere seria, addio autorevolezza, addio potere! :DD
Guarda, Liva cara, a dirtela tutta non so neanch'io come mi sia venuto in mente "tortorate. E' un'espressione che usa difficilmente persino mio padre, che parla come il povero Alberto Sordi. E'<br />
romano, eccome! :-)<br />
Così dice il dizionario romaesco di Fernando Ravaro - Netwon Compton<br />
TORTORE: bastone corto e grosso, randello. A Roma così denominato un ramo d'albero troncato a giusta misura per ardere in un camino. TRILUSSA: Che m'arifila certe tortorate! Dal latino<br />
"tortor/tortoris" ( carnefice )
Tortorate, da quanto non la sentivo! Ma non mi pare romano, anche se potrei sbagliare...<br />
Con mio figlio ho poca fantasia, lo ammetto: "se fai/non fai questo, ti ammazzo"... devo migliorare, la prossima volta gli dico che lo corico di mazzate :)
La spiegazione è molto semplice: il dialetto custodisce sfumature ignorate dall'italiano. Nulla è più efficace di un espressione in vernacolo, nulla può rendere meglio un concetto di un'espressione<br />
dialettale. Mia nonna, giusto per farti un esempio, era marchigiana. Si è trasferita a Roma da ragazzina, e parlava il dialetto della capitale meglio de La Sora Lella, anche se sapeva esprimersi in<br />
italiano perfetto. Eppure, quando mio padre la faceva incavolare, se ne usciva con colorite espressioni maceratesi sul genere: "Che te se possano addossà le formiche rosce..."<br />
Una frase del genere batte 100 a 1 un banalissimo: "Accipicchia, sei veramente un monello!"