Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
Di cosa si lamenta in prima battuta (e con tutte le ragioni) una donna incinta? Del pancione, è ovvio. Pesa, in tutti i sensi. Eppure qualche donna è esentata dall’onere di gironzolare per il mondo trascinandosi dietro un ventre enorme. Io, oltre otto anni fa, appartenevo a questa rara categoria.
“E sti cavoli!” risponderà magari stizzita una donna che in questo momento è parecchio incinta “Adesso mica mi racconterai che non è stato poi ‘sto gran privilegio!”
Invece sì, amica mia. Te lo racconto e non lo faccio assolutamente per far rosicare te, che magari ieri sera hai impiegato dieci minuti per rialzarti dal divano perché continuavi a sprofondare fra i cuscini per effetto del rinculo. Lo scrivo per rassicurare le donne che adesso, arrivate al settimo mese di gestazione, assomigliano più a un colitico cronico che a una donna incinta.
La pancia ti identifica agli occhi di tutti, i tuoi per prima, come futura mamma. E’ il segno più tangibile della tua condizione, l’ovvia prova che una notte di amore sta per giungere alla sua più felice conclusione. Se il pancione non ce l’hai, ti senti diversa. Questo nella migliore delle ipotesi, nella peggiore ti preoccupi a morte. Perché? Perché credi fisicamente impossibile che una pancia così minuscola custodisca un bimbo/a di proporzioni normali. Sotto sotto sei convinta che al momento del parto sparerai fuori un Fiammiferino. Ve li ricordate i Fiammiferini, vero?
Mio figlio ha fluttuato per mesi in uno spazio ridicolo, forse per questo difficilmente lo sentivo muoversi. Un giorno, in ufficio, ho preso da parte il relatore di un briefing al quale stavo partecipando dicendogli che avrei avuto bisogno di assentarmi spesso per fare pipì, visto che ero al quinto mese inoltrato di gravidanza.
“Mi sta prendendo in giro?” è sbottato lui. No, affatto. Ma ero effettivamente poco credibile, inguainata in un paio di jeans a vita bassa e una magliettina corta e aderente.
L’episodio più divertente della mia carriera di spanciata risale
al primo giorno del corso di preparazione al parto. Era dicembre inoltrato, avrei partorito entro due mesi scarsi. Sono arrivata lievemente in ritardo, nella stanza c’erano già diverse colleghe,
tutte corredate di uno splendido pancione. Mentre attraversavo l’uscio, mi sentivo vagamente fuori posto. Fra parentesi, ho poi scoperto che sarei stata fra le prime a partorire. Ho lanciato un
saluto collettivo al quale la prima a rispondere è stata una ragazza mora e riccioluta dalla faccia simpatica.
“Ciao!” ha fatto lei “Io mi chiamo Alessia. E tu chi sei? La
psicologa?”
Nessuno mi ha mai fatto passare avanti in fila alla posta, se non
a una settimana dal parto. Quando invece ottenevo la grazia della priorità nell’ambulatorio dove tutti i mesi mi recavo per fare le analisi del sangue, assistevo di frequente ai commenti acidi
delle donne incinte che protestavano perché i medici mi davano la precedenza.
“Ma io sono incinta di quattro mesi!” barriva qualcuna di loro. E
io di otto, tesoro. Lo so che non si vede, ma cosa posso farci? Mi infilo un Supertele sotto la maglia?
Superboy alla nascita pesava 3 chili e 310 grammi. Quei dieci grammi li dichiaro puntigliosamente, visto che li ho partoriti però sul certificato hanno omesso di trascriverli. Lunghezza? Cinquantuno centimetri, perciò perfettamente nella media, considerando pure che ha anticipato di quattro giorni la nascita, quindi qualche grammo in più avrebbe potuto guadagnarlo.
A gravidanza inoltrata, la ginecologa continuava a rassicurarmi sul fatto che stesse crescendo regolarmente. “Ma il pancione dov’è? Dove accidenti ce l’ho questo figlio? Sul sedere?”
“Esattamente, signora. Suo figlio è adagiato orizzontalmente sui fianchi, per questo la pancia non cresce”
Future mamme dai fianchi mediterranei come La Staccata, state tranquille: non partorirete un Fiammiferino.
Un post scemotto? Vi assicuro che è meno scemo di quanto appaia.