Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
Il mio torello è guarito già da due giorni, ma per precauzione lo terrò a casa ancora per oggi.
La mia risalita verso una respirazione normale sarà lunga e dolorosa, temo. Vivo in apnea da due settimane, che io sappia neanche un anfibio riuscirebbe ad eguagliare il mio record, ma
passerà, prima o poi. In questi giorni io e Superboy abbiamo parlato tanto e giocato più del solito, ci siamo scambiati bacilli durante lunghi abbracci appassionati nel lettone, abbiamo
condiviso pop corn infetti e cartoni animati a go go.
Ieri, con molta circospezione, ho provato ad affrontare l’argomento “rabbia” dando così vita ad un esperimento pedagogico strampalato che ha prodotto qualche buon frutto. Abbiamo scritto una
favola assieme, la storia di un bimbo che viene colto da uno spiritello maligno che lo porta ad assumere comportamenti deprecabili.
Vi risparmio il testo integrale della fiaba, ma sappiate che Superboy ci tiene particolarmente a precisare che la sceneggiatura è sua. Lui è la mente, io il braccio che ha trasposto la storia su
carta.
Trascrivo soltanto il finale:
“ Come mai sei sempre arrabbiato?” chiese la mamma.
“Non lo so, non lo so davvero…” rispose Alessandro.
“Sei sicuro di non saperlo?”
“Veramente, forse lo so di chi è la colpa dei miei cattivi comportamenti…”
“Davvero?” esclamò curiosa la mamma “E di chi sarebbe la colpa?”
“Di Rabbiosello…”
“Rabbioselloooooo? E chi è Rabbiosello?”
“E’ fatto di nuvole e vento, e non lo sento arrivare… Si materializza all’improvviso e il cuore inizia a battere forte, la testa mi scoppia, la faccia diventa tutta rossa e ho voglia soltanto
di rompere tutto.”
“Ma Rabbiosello è un tuo amico?” chiese la mamma
“Certo che no! Non è affatto un mio amico. Anzi, io non lo cerco proprio! E’lui che cerca sempre me.”
“E allora caccialo via, se non vuoi stare con lui!”
“Non è facile, è più forte di me. Come posso fare, mamma, a cacciarlo via? Me lo spieghi tu, eh?”rispose Alessandro in modo sgarbato. La mamma, allora, disse una cosa molto strana: “Puoi
provare a mandarlo via con una formula magica!”
“A me sembra proprio una cretinata!” disse rabbiosamente Alessandro.
A quel punto la mamma fece una cosa che di solito le mamme non fanno mai. Si mise a piangere, sempre più forte, fin quando Rabbiosello fuggì via. Forse le lacrime delle mamme sono più forti
delle formule magiche, questo non lo so. Magari è proprio così.
Alessandro, libero da quello spiritello maligno, prese il viso della sua mamma fra le mani e le disse dolcemente: “Non è una cretinata, mamma. La formula magica non è affatto una
cretinata.”
E allora la mamma e Alessandro si abbracciarono forte e inventarono una formula magica per scacciare via Rabbiosello ogni volta che fosse tornato a diffondere la sua super mega
rabbia:
“ Rabbia, rabbia, rabbia mia,
con un soffio ti spazzo via!”
Da quel giorno, Alessandro imparò a controllare la rabbia, che non è poi una cosa molto cattiva. Arrabbiarsi è normale, l’importante è capire quando ci si deve fermare. I bambini non sono mai
cattivi. La rabbia, invece, sì.
Sì, lo so che la sintassi lascia parecchio a desiderare, e magari anche i contenuti non sono il massimo, ma ho lasciato totale libertà di espressione a Superboy, limitandomi a trascrivere i suoi
pensieri. Non ci crederete, lo so, ma almeno per il momento la formula magica funziona. Ogni volta che vedo Rabbiosello impossessarsi di mio figlio, mi avvicino con dolcezza, pronuncio la
filastrocca, gli faccio un sorriso, una buona dose di solletico e lui si calma. Certo, non sarò sempre accanto a lui per cacciare via la sua rabbia, quella è una cosa che imparerà a fare da
solo, piano piano. Io gli sarò sempre accanto, con discrezione, tentando disperatamente di arginare il mio carattere vulcanico, perchè spesso Rabbiosello viene a far visita anche a me.
PS: La storia delle lacrime della mamma è, ahimè, vera. Ho pianto di fronte a mio figlio, circa una settimana fa. Tornavamo da una festicciola di compleanno, e mi si era
rivoltato contro come una furia perché avevo tentato di calmare uno dei suoi sempre più frequenti attacchi d’ira. Una quarantenne che piange come un vitello di fronte al figlioletto non è
un’immagine edificante, ma stranamente deve avergli scosso qualcosa dentro. Naturalmente non sto consigliando a tutte le mamme di sciogliersi in singhiozzi di fronte alle difficoltà, me ne
vergogno ancora.
Ma forse qualche volta mostrarsi fragili di fronte ai propri bimbi serve a smantellare l’immagine di adulto che tutto sa e impartisce regole come se fossero verità insindacabili. Molti educatori
storceranno il naso, ma penso che il mio attimo di debolezza sia riuscito ad allentare la tensione e ad aprire in qualche modo una strada in modo più efficace dell’imbracciare un lanciafiamme per
far fuori quella carogna di Rabbiosello.
A proposito: stammi bene a sentire, spiritello del cavolo: mi hai fregato una volta ma non è detto che tu ci riesca di nuovo. Non verserò mai più una singola lacrima per colpa tua e questa, più
che un’ affermazione, è una dichiarazione di guerra. Ho vinto battaglie ben peggiori, perciò vedi di stare in campana: il lanciafiamme ce l’ho, e non ho paura di
usarlo.