Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
Rimane almeno un quarto d’ora con la testa
infilata fra le tue gambe e cuce, cuce, cuce come neanche la tua bisnonna sarta provetta ha mai cucito in tutta la sua vita. Una volta espulso il tuo tesorino, ti addormenteresti di schianto se
in quel momento non ci fosse un torturatore che ricuce i delicatissimi lembi di un qualcosa che difficilmente riuscirai anche soltanto a guardare per le due settimane successive.
Poi, stanca di star lì a farti rammendare come una vecchia calzetta, domandi timidamente quando finirà quel benedetto ricamo fiorentino. Il ginecologo ti risponde, a metà fra il paternale e lo
scazzato, che ha quasi finito. Quindi, si rimette a giocherellare con ago e filo.
Tu insisti, hai il sacrosanto diritto di sapere quanti accidenti di punti ti ha già messo. Non è una zona particolarmente estesa, eppure ti sembra di averne contati almeno una dozzina. Troppi. Ti
preoccupi, perché quella zona ti serve ancora, possibilmente intera. Tutto quel ricucire ti terrorizza: cosa accidenti è successo? E’ forse esplosa?
E lui, senza scomporsi minimamente, risponde laconico che i punti sono due o tre. Due o treeeeee? E allora cosa accidenti mi stai facendo da dieci minuti? Sei un dannato sadico, non sai contare
oppure mi stai amabilmente prendendo per i fondelli?
NDR: Questa reminescenza è frutto di una recente conversazione telefonica con una neomamma. Dopo avermi deliziato con tutti i dettagli del parto, nessuno escluso, mi ha
confessato che il conseguente rammendo l’ha fatta sacramentare in tutte le lingue conosciute. Ha quasi preso a testate il ginecologo, e prendere a capocciate qualcuno in certe umilianti posizioni
è una roba che neanche una contorsionista thailandese doppata riuscirebbe a fare.
“Non so se puoi capirmi…” mi ha chiesto ad un tratto, con un tono talmente affranto che la tipa del bruciore e fastidioso prurito intimo, al confronto, dovrebbe vergognarsi
nei secoli a venire per aver girato quella minchiata di pubblicità.
"E ti capisco sì, tesoro. Cavolo se ti capisco! Se il prodigioso unguento per anestetizzare certe ferite di guerra si chiama Luan, dubito fortemente che si tratti di una curiosa
coincidenza."
La Staccata, alias Luana.