Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"

Sette anni che gli dico di chiudere l’acqua mentre insapona le mani, di spegnere la luce quando esce da una
stanza, e di non mescolare la carta con la plastica. Sette anni che mi sforzo di inculcargli il concetto di risparmio e di riciclo, non perché in casa si muoia di fame (anche se, in certi
periodi di magra… vabbe’, non divaghiamo), ma perché è ovviamente giusto così.
Sette anni che glielo spiego: per farti il bidet non è indispensabile allagare il bagno. Lo so che megalomani si nasce, ma ammettilo: non è che devi lavare ‘sta zona particolarmente estesa,
figlio mio!
Sette anni di sforzi quasi inascoltati e poi arriva LUI: il progetto (o proggetto, come lo chiama Superboy, fiero figlio della Lupa capitolina) incentrato sul risparmio e il riciclo
ideato da una famosa banca e dedicato alla scuola elementare. Un’oretta di lezione e, grazie al proggetto, mio figlio si è trasformato in un acerrimo sostenitore dell’ecologia. O meglio,
si è finalmente trasformato in me.
Gironzola per casa con il ditino alzato e mi riprende ogni volta che lascio accesa (per pochi secondi) la luce senza motivo. Mi bacchetta se spreco una goccia d’acqua in più per lavare
l’insalata, mi cazzia al minimo passo falso come neanche Furio di Bianco Rosso e Verdone.
Ha già preparato la valigia per imbarcarsi con gli attivisti di Green Peace. Non vede l’ora di prendere a bastonate i bastardi che arpionano le balene, ha persino capito che non può disboscare la
foresta amazzonica a beneficio del suo ultimo hobby ufficiale: l’origami. Ora si accontenta anche di fogli riciclati per creare i suoi capolavori;prima pretendeva soltanto carta
intonsa, orfana anche del più impercettibile segno di matita.
Ringrazio con tutto il cuore il proggetto, per carità di Dio, però mi domando e dico: possibile che ai bambini basti il suggerimento del primo cazzabubbolo di passaggio per recepire
concetti che i genitori si sforzano di spiegare da sempre? Possibile sì, ma non sto troppo a sindacare. L’unica cosa che spero è che la maestra riesca a spiegargli che progetto si scrive con
una sola “g”.
Sono giorni che glielo ripeto, ma ovviamente l’indefesso ecologista non mi si caga di striscio. Vivere in una città come Roma comporterà anche dei vantaggi, ma l’ortografia ne risente in
modo doloroso.