Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
L'altro
ieri ho rivisto un video di Superboy che blaterava seduto sul riduttore del water. Aveva poco più di due anni e la paffutellagine che soltanto i nani di 24 mesi possono
sfoggiare.
Erano i suo primi deliziosi sproloqui incorniciati da una vocetta nasale da cartoon. Oggi, che di anni ne ha
sette, ovviamente quel vocino non gli appartiene più.
Un paio di esempi dei dialoghi surreali intrappolati nel video:
"Se tu sei Luana Troncanetti, alloa io sono Luano Troncanetto”
E già. Gli ripetevano fino alla nausea che ci somigliamo come due gocce d’acqua.
"Ale, dove ce l'hai la cellulite amore?"
"Ce l'ho qui, qui e qui. " (indicando le guance cicciolose e la fronte)
"Aaaaaaaaah! E cosa ci fa Alessandro con la cellulite?"
"A pagae Callefù" (a pagare il Carrefour).
E sì, perché a due anni era convinto che i conti al supermarket si pagassero in cellulite. Magari fosse
vero, disporrei di risorse economiche illimitate.
Beh, ci credete che a rivedere quel filmato ho pianto? Adesso mio figlio è alto quasi quanto me, e oggi lo sa
che se non tiri fuori la carta di credito col piffero che ti porti la spesa a casa. Diventare grandi è fisiologico, è vero, ma in certe occasioni la malinconia morde. Non mi piace granché vederlo
crescere così in fretta, anche se comporta i suoi porci vantaggi. Adesso dorme, ad esempio. Mangia, quando si ricorda. Ubbidisce, anche se a giorni alterni, perché un eversivo doc deve
ribellarsi al padrone. Non corre ovunque come un levriero dopato. Si fa le sue cosine da solo. Non si mette più le dita nel naso, né si tira giù i pantaloni per esibire il
pisellino.
Eppure, certe volte mi trovo persino a rimpiangere tutte le nottate trascorse in bianco, quando all’ennesimo
ululato mi scaraventavo nella sua cameretta per controllare se qualcuno gli stesse amputando un piede.
Smemorizzate quest’ultima affermazione melensa, ci tengo ad alimentare la mia fama di mamma tosta, io. Però, a rivedere quel video, ho pianto sul serio. Anche se le mamme toste certe
cose non le raccontano mai.
PS: La faccia da papero della foto in alto è quella di Superboy a due anni, quando andava a
pagae Callefù. La faccia qui sotto, invece, è quella che oggi usa la carta di credito.