Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
Ecco uno degli argomenti sui quali vi invito a commentare per partecipare all’iniziativa Huggies http://www.huggiesclub.it/mammacheridere
SENTI CHI BUSSA
I manuali dicono che una mamma ha bisogno di tempo e serenità per imparare a convivere con il nuovo arrivato e ad interpretarne i segnali. In realtà non fai in tempo a partorire che casa tua
diventa un porto di mare, con schiere di parenti e amici che si presentano a tutte le ore e, soprattutto, folte schiere di sagge consigliere – la mamma, la suocera, la vicina – che fanno a gara a
dirti i loro “preziosi” consigli. Tu, che non hai neanche il tempo per farti una doccia, non sai se abbozzare un sorriso educato o sparare a vista al primo che s’avvicina. È capitato anche a
te?
Questo è il mio contributo, attendo i vostri commenti:
LE PROCESSIONI DI PARENTI / VICINI / SEMPLICI CURIOSI
Non c’è nulla di più inquietante dell’incessante processione di scocciatori che infestano la casa di una donna che ha appena partorito. Invece di attenersi alle norme dettate dal buon senso e
dall’educazione, la maggior parte della gente si presenta senza preavviso a tutte le ore del giorno e della notte per ammirare il frutto del tuo ventre neanche si trattasse del Bambino Gesù.
In presenza di un lieto evento l’aria sembra caricarsi del virus dell’invadenza, un flagello letale capace di contagiare anche le persone più discrete. I familiari, poi impazziscono
letteralmente. Più è stretto il grado di parentela con il nascituro, più la follia è irrefrenabile: per assicurarsi l’esclusiva della prima fotografia alcuni zii, Nikon al collo, non esiteranno
ad irrompere in sala parto mentre il ginecologo vi sta ancora ricucendo. Riceverete visite inaspettate anche dal vicino di casa che di solito è amichevole come un pitbull affetto da emorroidi. Lo
stesso uomo a malapena capace di grugnire un “‘ngiorno “quando vi incontra di fronte al secchione della spazzatura, si presenterà alle due del pomeriggio con tutta la famiglia al
seguito, un sacchetto della Prè Natal in mano e un’aria così insolitamente cordiale da farvi sospettare che lo abbiano rapito gli alieni per resettargli il cervello.
Dovrete saziare la fame del vostro bebè senza preoccuparvi troppo del fatto che siete in chiesa, al ristorante o in fila alla posta. Sarete costrette ad allattare di fronte ai mariti delle vostre
amiche o sotto lo sguardo libidinoso del figlio quindicenne della vicina di casa (un paio di tette rimangono sempre un paio di tette. A quell’età, poi, tutto fa brodo…). La zia, che non sentite
da anni, telefonerà proprio un istante dopo che il pupo è crollato nella culla insistendo nel volergli parlare; il costante scampanellare del citofono vi bloccherà ogni volta che troverete cinque
minuti per farvi una doccia. In breve tempo vi trasformerete in una barbona maleodorante senza neanche capirne il motivo.
La soluzione migliore, in questi casi, è procurarsi una buona segreteria telefonica e un abile alleato (madre, marito, sorella) in grado di fare da filtro fra te, tuo figlio e il resto del
mondo.
Per riprendersi dalla fatica di un parto occorre almeno una settimana di tempo: le visite fanno certamente piacere, ma soltanto in orari decenti e se accompagnate da un minimo di discrezione.
Sembra crudele e anche un tantino maleducato, ma spesso l’ultimo desiderio di una puerpera È condividere la nuova condizione di mamma a trenta secondi dal parto. Può essere imbarazzante far
vedere a tutti che non si sa bene come tenere in braccio il proprio bambino o mostrare il seno quando si allatta. Una mamma impara presto a prendere confidenza con il suo mestiere, ma ha comunque
bisogno di un breve periodo di rodaggio. Avere sempre in giro qualcuno per casa può non facilitare il suo compito perché le visite continue stancano e impediscono di svolgere le faccende
quotidiane.
Accogliere gente in un appartamento che sembra essere stato appena svaligiato dai ladri, con cumuli di tutine lorde accatastate sulla lavatrice e magari un pannolino stracolmo di cacca sul tavolo
della cucina può non rispecchiare la nostra idea di ospitalità. Sarà difficile da spiegare agli estranei, ma una vera amica lo capirà.
E se non lo capisce, allora cambiate amica…