Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"

Ieri sono andata in una libreria specializzata in testi per bambini. Ragionavo con la proprietaria su un
curioso fenomeno: poiché il locale è strutturato in modo molto accattivante, con scaffali che pullulano di disegni infantili e peluche, le persone che si trovano a sbirciare nelle vetrine credono
che sia una ludoteca. Un tavolinetto attrezzato con fogli da disegno e pennarelli accentua questa sensazione, nonostante sia palese che quella è una libreria.
E’ perciò convinzione diffusa che in quel luogo non si vendano libri, ma si giochi. I pochi ardimentosi che varcano la soglia del negozio, il più delle volte domandano: “ Ma voi, i libri li
vendete?”
“No, ma scherziamo? Li acquistiamo perché ci diverte aprire l’estratto conto bancario e vedere che è in rosso. Per ingannare il tempo, li spolveriamo…” Questa dovrebbe essere la replica di chi
gestisce questa attività a una domanda così sterile.
Fra una chiacchiera e l’altra, ad un certo punto un libro è caduto dallo scaffale a testa in giù, con le pagine aperte sul pavimento a quattro di bastoni.
La proprietaria ha commentato serafica: “ Eccone un altro che si è suicidato!”
In Italia ci si lamenta tanto del fatto che non si legga abbastanza, e la questione è già di suo è piuttosto grave. Ma leggere almeno l’insegna di un negozio, porca di quella vacca, non
richiede poi questo sforzo trascendentale!
Ora capisco perché gli artisti muoiono poveri e indigenti. Pur faticando ancora nel definirmi “scrittrice” a tutti gli effetti, vi annuncio che ultimamente ho perso due chili senza l’ausilio di
una dieta.
Devo iniziare a preoccuparmi oppure ringraziare il Cielo per il dono inaspettato?