Tutto cominciò nell'inverno del 1982, quando un gruppo di persone,
particolarmente interessate alla storia di Camerino, iniziò a ragionare intorno all’idea di rievocare i festeggiamenti che nel Rinascimento si facevano in onore di San Venanzio, patrono della
città. I tre terzieri della città (Sossanta-Muralto e Di Mezzo) si contendono ormai da trentuno anni l’onore di vincere il palio e la corsa alla spada in una cornice suggestiva di sbandieratori e
artisti di strada. La manifestazione si conclude con una splendida processione in costume medievale alla quale partecipano oltre settecento figuranti: dame e cavalieri, popolani, soldati,
tamburini instancabili e arcieri. Sfilano per le vie della città che conserva ancora tutto il suo fascino medievale, accresciuto in questo periodo da accorgimenti particolari come coprire le
moderne insegne dei negozi con teloni di iuta. Così, a Camerino a partire dalla seconda quindicina di Maggio compri il pane ne “La taberna de
cibarie” e un quotidiano ne “La taberna libraria”.
Da qualche anno personaggi più o meno noti vestono i panni dei Da
Varano, i signori di Camerino. Quest’anno è toccato alla coppia Matteo
Viviani (Le Iene) e alla sua compagna Ludmilla Radchenko. Io, Superboy e Papy c’eravamo; mangiare in una taverna rigorosamente senza pomodoro né patate, gironzolare per i vicoli della città in
compagnia di signori di velluto vestiti e popolani perfetti nei loro costumi fin nei più minimi particolari, scoccare frecce con l’arco e tifare per i trenta corridori che hanno macinato oltre un
chilometro in salita per onorare il proprio terziero è stata un’esperienza assolutamente imperdibile.
Non
vi racconto di più, lascio che a parlare siano le foto e il video. Se, come me, nutrite una passione smodata per le rievocazioni storiche, in particolare quelle del periodo “quasi
Millecinque”come diceva il buon Troisi, potete trovare tutte le informazioni relative alla corsa alla spada qui
PS:
Di tanto in tanto dichiaro che, nonostante le parolacce che vomito alla bisogna in questo blog, tutto sommato rimango pur sempre una signora. Considerando che la mia bisnonna marchigiana si
chiamava Zenobia Varano, cioè lo stesso cognome dei duchi di Camerino, a conti fatti un fondo di verità in quella scellerata dichiarazione c’è. Nel pour pourri di sangue che mi scorre nelle
vene (calabro-marchigiano-romano) posso vantare anche un altro cognome nobile: Colonna, così si chiamava l’altra nonna del mio papà. Ora mi chiedo che accidenti abbiano combinato i miei avi per
cadere così in disgrazia. Ma è meglio non avviare indagini in questo senso: pronipote non vede, cuore non duole.
Smetto
di cianciare, godetevi qualche foto: