Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
“Ma sarà roba velenosa?” mi domando ogni anno in Primavera, controllando la composizione chimica del costosissimo anticellulite acquistato in un attimo di sconsiderata follia. In uno sprazzo di lucidità, mi chiedo come sia possibile che una donna, adulta e madre, possa davvero credere di risollevare le sorti di un fondoschiena stroncato da anni di follia gastronomica con una crema.
Poi, inevitabile, l’attacco di panico da prova costume spegne ogni residuo di buon senso. Mi convinco sul serio che basterà spalmare il balsamo prodigioso con leeenti movimenti circolari due volte al giorno per ottenere cosce sode e scattanti come quelle di un centometrista ventenne. Uomo, naturalmente.
Distruggo in religioso silenzio il sigillo argentato sul tappo e la miracolosa sostanza prende a zampillare copiosa dal tubetto. Ne spalmo una quantità ragionevole sulle cosce rabbrividendo al contatto: è gelata, una mirabile proprietà offerta dal crio-effetto: ibernare le cosce con un unguento maleodorante è la soluzione a tutti i miei problemi. Indosserò presto quella minigonna dispersa in un punto imprecisato del guardaroba. Prestissimo! Basterà solo trovare il tempo per ripescarla dalla pila di tute sformate ed è fatta!
Lo sento, ci credo, è vero, deve essere vero: un anticellulite-rassodante-ibernante- mi donerà nuova vita in una sorta di battesimo purificatore da tutti i miei peccati alimentari. Dopo appena due settimane di trattamento, conquisterò il mondo, fornicherò con uno o più amanti imberbi con buona pace di mio marito, troverò finalmente un lavoro degno di questo nome e, all’occorrenza, potrò comprare un esercito di schiavi che pulisca la casa al mio posto. Tutto sommato, spendere l’equivalente di una spesa veloce al supermarket mi sembra un obolo più che onesto per impadronirsi di una simile contropartita.
Ci sono caduta con tutte le scarpe anche quest’anno: la commessa anoressica mi ha assicurato con voce melliflua che quell’anticellulite è il migliore in commercio; lei lo ha usato per mesi e i risultati sono miracolosi. Già. Facile se hai venticinque anni, sopravvivi di acqua minerale e sigarette e frequenti una palestra cinque volte a settimana, non se ti uccidi di sleppe di pizza bianca mentre soffi via il moccio a tuo figlio.
L’anticellulite lo usiamo tutte. E’ un qualcosa che si fa, ma non si dice. Mai. E’ il segreto di Pulcinella di qualsiasi donna, che ne acquista il primo tubetto quando è ancora un’adolescente brufolosa, e l’ultimo poco prima di fare testamento. Ma non lo dice, nooooo! Se il prodotto funziona, può sempre cinguettare che le sue cosce lisce sono merito di madre natura; se non agisce (perché il crio-effetto è una cagata colossale, diciamolo) si risparmia l’umiliazione di confessare di aver speso soldi, tempo e dignità in un’impresa disperata.
La cellulite è un’istituzione fortemente democratica: non risparmia nessuna, neanche le attrici strafighe che ci sorridono dalle copertine patinate dei rotocalchi. Photoshop riuscirebbe a trasformare persino me in una gnocca. Ci ho provato, fidatevi che è così. Con Photoshop, soprattutto di notte, tutte le cozze sono bigie. Dal vivo è tutta un’altra faccenda. Trasformatevi in stalker, cogliete alle spalle una bonazza a caso e pizzicatele con forza una delle natiche. Destra o sinistra, non fa differenza. Oltre ad essere democratica, la cellulite è pure apartitica.
Ora, ammesso che non vi abbiano arrestato per stalking, rispondetemi: li vedete i buchini? Ci sono, vero? Non somigliano ai crateri che affliggono il vostro lato B, ma non stamo a guardà er capello; ce l’ha anche lei, eccome! Non vi consola granché? E lo so, ci credo. La cellulite sarà pure democratica e apartitica, ma in certe situazioni ve ne fottete alla grande della politica.
L’anticellulite, se non è associato a un po’ di movimento e a un’alimentazione da monaco tibetano è utile quanto un ombrello rotto sotto una pioggia torrenziale. Un po’ di sano menefreghismo, un pizzico di buona volontà (tipo fingere che la Nutella sia una sostanza aliena in vendita solo su Marte) e una smisurata collezione di pareo. Ecco gli ingredienti da miscelare per una pozione magica e consolatoria qualora l’anticellulite non facesse il suo dovere. E 10 a 1 che non lo fa…
Il pareo è un rettangolo di tessuto che a seconda di come lo si annoda può fungere da abito, gonna, copricapo e coprispalle. E’ un indumento tipico delle donne polinesiane e delle donne dei Mari del Sud. Oggi è usato generalmente come copricostume indifferentemente da uomini e donne.
Questo blatera Wikipedia, ma io dissento profondamente. Il pareo non è “semplicemente” un copricostume, no. E’ la salvezza del genere umano femminile, è un sistema per riguadagnare dignità, è una rapidissima iniezione di autostima a poco prezzo, decisamente più economica di un ciclo di sedute dallo psicoterapeuta. Se il cane è il migliore amico dell’uomo, il pareo lo è della donna.
E’ solo grazie al pareo che avevo perennemente tatuato sul sedere che tutte le mattine, in Calabria, ho avuto il coraggio di partecipare seminuda al risveglio muscolare e ai balli di gruppo. Senza di lui (sì, “lui”, non “esso”, perché io do persino dei nomi di battesimo ai miei pareo, proprio come si fa con i figli), non mi sarei alzata neppure per salvare il frutto del mio ventre dall'affogamento. Superboy, fra parentesi, ha già conseguito quattro brevetti di nuoto e a settembre inizierà un corso di salvamento; con questa dichiarazione mi scarico tranquillamente la coscienza dalla bestialità che ho appena scritto.
Dio benedica nei secoli a venire l’inventore del rettangolo di tessuto che a seconda di come lo si annoda può fungere da abito, gonna, copricapo, copri spalle e soprattutto copri cellulite. Una prece. Amen.
PS: sono a dieta da un paio di settimane, ho ripreso a mangiare quasi senza sale e a fare una mezz’ora di ginnastica al giorno. L’anticellulite è terminato da tempo, ma i risultati adesso iniziano a vedersi. Non dico che riconquisterò le cosce di un centometrista ventenne, ma quelle di una quarantenne che si conserva bene magari sì. Se la mummia di Tutankhamon si è mantenuta pressoché integra fino ai nostri giorni, forse qualche speranza ce l’ho anch’io.