Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"

“Ma’…Ma’? Mammaaaaaaaaaaaaaaaa!Mammaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!”
“Luce dei miei occhi, come mai gridi in codesta scomposta maniera? ( ‘azzo te strilli, che me parte ‘nembolo?).
“Mamma, vieni a vedere.”
Ecco, quando mi dice vieni a vedere mi si alza la pressione. Vieni a vedere, nel vocabolario Superboyesco, ha valenze multiple, solitamente inquietanti. Custodisce oscuri presagi. E’il
preambolo che annuncia sciagure quali la dispersione di un deflettore del micro camioncino della Lego (trasparente, è chiaro, li fanno solo trasparenti possino ammazzalli) o l’allagamento
del bagno mai del tutto accidentale.
Vado a vedere e mi prende un accidenti. Uno dei due pesciolini rossi è morto, incastrato a testa in giù fra le fronde di una piantina. Superboy sa che deve aspettarsi un lutto in famiglia, prima
o poi. Gli ho spiegato chiaramente che, per quanta cura si possa impiegare nella gestione di un acquario, prima o poi il morto ci scappa. Ma francamente non pensavo a una dipartita così fulminea:
Marino e Marina, così ha battezzato i suoi amichetti pinnati, occupano casa nostra soltanto da Sabato scorso.
“Ma’…Dorme?”
Ehmmm
“Mammaaaaaaa! Sta dormendo, veroooooo?"
Ehmmm…Ehmmm...
“Mammaaaaaaaaaa! Tu lo sai distinguere un pesce morto da uno che dorme?”
E come no! Ho conseguito un Master in materia. Solo che ho dimenticato di ritirare il diploma.
“Ahhhhh! No, aspetta. Ho capito. Quello è Marino, il timido.”
E sì, perché noi abbiamo un pesce misantropo in casa. L’altro è un affettuoso schizzato che fa persino le fusa quando gli dai da mangiare. Il misantropo inizia a sgranocchiare con
circospezione soltanto quando lo schizzato ha fatto già quasi piazza pulita del mangime.
“Sì, tesoro. Forse Marino quello incastrato a faccia in giù nella piantina è il timido…”
No, porca puttana. E’ morto. Timidamente, ma è morto. Vacca mula! E a me i pesci morti fanno orribilmente schifo. A meno che non si parli di una spigola al sale, i pesci morti mi fanno venire
gli attacchi di panico.
“Però non galleggia, vedi? I pesci morti galleggiano con la pancia gonfia come gli ubriachi, l’ho visto in un documentario…”
Mando Superboy nell’altra stanza con una scusa. Inizio a picchiettare discretamente sul vetro. Niente, il pesciolino rimane lì, fisso come un baccalà. Immobile, non si muove di un
millimetro. Dio, ti imploro! Oggi ho lavorato 12 ore, sono le sette di sera, devo ancora preparare la cena e stendere i panni umidi della piscina. Se davvero esisti, damme ‘na
gioia!
Mi gioco il jolly e inserisco qualche scaglia di mangime nell’acquario. E nostro Signore, che soprattutto negli ultimi anni manifesta scarsissima attenzione alle mie preghiere, compie il
miracolo.
Marino (o Marina, perché valli un po’a distinguere se sei capace) risuscita dal suo torpore, si disincaglia dalla piantina e inizia svogliatamente a sbocconcellare. Poi, dopo aver nuotato un po’,
si riposiziona a testa in giù come se nulla fosse.
Ora. Devo stabilire se quel pesce sia sostanzialmente pazzo, potenzialmente malato oppure semplicemente schizofrenico.
Secondo me, è convinto di essere un pipistrello.