Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"

Marino/a non era sostanzialmente pazzo, nè schizofrenico. Marino/a era malato, povera bestiolina. E oggi
pomeriggio ci ha abbandonato per sempre. Se n'è accorto Papy perchè io da qualche tempo a questa parte sono incollata alla tastiera del pc e mi schiodo soltanto per fare la pipì. Non mi sarei
accorta della sua dipartita neanche se, prima di esalare l'ultimo respiro, si fosse messo a lanciare razzi di segnalazione dall'acquario.
Superboy oggi è malato, quando è avvenuto il decesso stava dormendo. Papy si è affrettato a uscire per comprare subito un rimpiazzo, anzi tre: due pesciolini rossi neri (e sì, i pesci rossi non
sono soltanto rossi) e un gemello di Marino/a.
Ma non per prendere in giro nostro figlio, no. Che Marino/a è morto glielo abbiamo detto subito.
Eravamo terrorizzati dalla sua possibile reazione. Ci aspettavamo scene di disperazione, strepiti, urla. Perchè il nostro piccolo esprime le sue sensazioni in modo per così
dire...piuttosto vigoroso, soprattutto quando sta male. Se poi non sta semplicemente male, ma si becca le placche alla gola e la febbre alta, le sue già iperboliche reazioni si amplificano
in modo esponenziale.
Avevo perciò già preparato la bacinella per raccogliere le sue lacrime e anche escogitato un'attenta e educativa strategia per sedare il suo dolore ( ti ho comprato 10 Ovetti Kinder /stasera
invece di filare dritto a nanna alle 21:00 puoi rimanere alzato per vedere lo special sul wrestling delle 23:59/oggi sì, amore, puoi giocare con la Playstation fino a farti venire le
convulsioni ) ma, come soltanto i bambini sanno fare, ha avuto una reazione assolutamente inaspettata.
Se n'è fregato, per farla breve.
Ha sorriso ai nuovi arrivati e non si è neanche preoccupato di sapere dove avessimo seppellito il caro estinto (nella tazza del water, suppongo. Il lavoro sporco l'ho fatto fare a Papy. Come ho
già scritto: a me i pesci morti fanno venire gli attacchi di panico).
Bene, ne sono tutto sommato lieta. Spero soltanto che non abbia la stessa reazione quando arriverà la mia ora (tiè!). Perchè non voglio che si disperi a lungo quando la sua mamma non ci sarà più,
ma neanche che sorrida cordialmente a una tizia infilata dentro un sacchetto di plastica senza preoccuparsi di cosa ne è stato delle mie stanche ossa.