Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
Sono momentaneamente orfana di Superboy… Per la prima volta da quando è nato l’ho affidato per cinque giorni
alle amorevoli cura della nonna. Non l’avevo mai fatto prima non perché fossi una mamma chioccia, ma perché era oggettivamente impossibile lasciarlo a qualcuno senza che me lo rispedisse per
posta prioritaria dopo appena mezz’ora di sopportazione.
Superboy è ormai un ometto: il calendario con il coniglietto scemo sotto la scarpina glitterata indica che sfoggia la veneranda età di 6 anni, 5 mesi e 6 giorni. E’ diventato miracolosamente un
bimbo modello: dorme, mangia, ubbidisce anche se a corrente alternata, non si lancia più in picchiata per le scale, non tenta più di dare fuoco al divano.
Vi racconto della sua incredibile metamorfosi, che ha richiesto anni e anni di massacrante attesa, per lanciare un messaggio di speranza a quelle mamme che combattono ancora con figli
ingestibili: la situazione può migliorare, e se non migliora, considerate che è impossibile che peggiori.
Detto ciò, vorrei porre l’attenzione sull’argomento “vivacità”, perché in questi giorni mi è capitato di essere pesantemente fraintesa su una tematica trattata nel mio libro.
Ne “Le mamme non mettono mai i tacchi” parlo in generale della vita di mamma, ma ci sono anche dei brevi capitoli autobiografici nei quali racconto (sempre con molta ironia, perché non è nel mio
stile essere lamentosa) di quanto sia stato difficile gestire un bimbo cronicamente insonne e dotato di una vitalità decisamente superiore alla norma, che non ubbidiva per motivi religiosi, che
non mangiava neanche con un mitra puntato alla tempia e che soprattutto era precocissimo non solo dal punto motorio, ma anche da quello intellettivo.
Insomma, mi ritrovavo in casa un duenne convinto di avere perlomeno dodici anni. E questo non lo dico con orgoglio, ma con tenerezza mista a raccapriccio.
Il libro è rivolto a tutte le mamme, le quali possono chiaramente non riconoscersi in tutto ciò che scrivo, ma perlomeno in buona parte. Ho avuto la fortuna di essere apprezzata dalla stragrande
maggioranza delle lettrici, che non ringrazierò mai abbastanza per l’affetto dimostratomi in questi anni.
Esiste però una categoria di mamma che tende a travisare pesantemente i tratti nei quali sfogo tutta la mia frustrazione di madre di un bimbo che la mia geniale amica Silvia definisce
“amplificato”.
Mi riferisco a chi dispone di figli un filino più gestibili, i quali camminano in media attorno all’anno di età, mettono i dentini a 8 mesi, ti regalano qualche notte insonne ma nulla più, fanno
dei blandi capricci per mangiare ma poi, dopo qualche storia, bene o male riescono ad ingollare qualche cucchiaio di pappa.
Mio figlio si è alzato in piedi a 5 mesi scarsi e a un anno di vita faceva già le scale, a 6 mesi aveva già 6 denti, non ha dormito per 3 anni e mezzo, non ha mangiato che pochi grammi di pappa
fino a pochi mesi fa, e aveva un caratterino simile a una bomba ad orologeria innescata a casaccio.
Le mamme di figli più tranquilli del mio, per ovvi motivi, si sentono punte nel vivo quando nel libro racconto di quanto i commenti saccenti di alcune di esse mi abbiano fatto sentire una madre
inadeguata e di come le loro critiche abbiano fiaccato il mio animo già devastato da prove che avrebbero stroncato persino Rambo nella sua forma migliore.
Ecco, io vorrei dire a queste mamme fortunate (perché di fortuna si tratta, vi prego considerare che questo è un dato di fatto, non una velenosa affermazione dettata dall’invidia) di cercare per
un istante di immedesimarsi in una donna che deve combattere dieci volte tanto per ottenere ciò che loro ottengono con un battito di ciglia, di moltiplicare le loro due/tre notti insonni per anni
di assoluta mancanza di riposo, di capire che i bimbi sono dei pezzi unici, e che quello che funziona con i loro figli potrebbe, purtroppo, non funzionare con quelli degli altri.
Ciò esula totalmente dall’abilità di una madre. Accade e basta.
Non tutte le mamme dei bimbi “tranquilli” sono delle impiccione che nella vita hanno l’unico scopo di far sentire inadeguata un’altra mamma, lungi da me affermare una simile cretinata. Ho
conosciuto molte donne che, vedendo all’opera Superboy, hanno esclamato: “Dio mio, ma come fai a reggerlo tutto il giorno?” (e tutta la notte, aggiungerei).
Ma ne ho conosciute altre che non riuscivano a capire la situazione, che mi tacciavano di incapacità, che insistevano nel prospettarmi consigli miracolosi per “farlo dormire tutta la notte”, che
neanche troppo velatamente ipotizzavano che la sua straordinaria vivacità fosse colpa mia, perché “gli trasmettevo l’ansia”.
Quelle mamme mi hanno fatto soffrire molto più della situazione in se, perché incapaci di comprendermi. E questo loro non immedesimarsi non derivava da una scarsa sensibilità, o dalla poca
intelligenza, ma dalla mancanza di un vissuto simile al mio.
Tutto questo discorso lo faccio con un unico scopo: il confronto fra le mamme è inevitabile e umano, ma deve essere costruttivo, non distruttivo.
Mi capita di leggere discussioni su forum o siti di aggregazione per mamme, dove le donne si scannano a suon di verità inconfutabili, dove emerge la più totale incapacità di immedesimazione, dove
qualche donna continua a dichiarare che “non è possibile che con tuo figlio questo sistema non funzioni, con il mio ha funzionato!”.
Ecco, appunto. Con il tuo.
Io credo che sia decisamente più civile esprimere la propria opinione in modo più pacato e soprattutto empatico, non stupirsi nel leggere le disavventure delle mamme di figli amplificati come se
si stesse leggendo un testo di fantascienza, non credere che chi si lamenta ( in modo più o meno accaldato) di quanto sia sfiancante il proprio bambino sia una pazza isterica, ma soffermarsi a
pensare che quella donna sia una mamma devastata dagli eventi.
Soprattutto, chiedo alle mamme dei bimbi “gestibili” di non pensare che le madri dei figli amplificati ce l’abbiano a morte con loro, che le invidino in modo feroce, che le ucciderebbero a
roncolate pur di potersi togliere di torno l’immagine di una madre che riesce laddove lei non riuscirà mai.
Le mamme dei figli amplificati non detestano quelle dei figli più tranquilli, ma certamente si chiedono perché a loro tocchi una fatica maggiore. Soprattutto, si chiedono perché le altre non
riescano a rendersene conto.
I bimbi non sono tutti uguali, e chi si trova a dover gestire una situazione più difficile rispetto ad un’altra è naturale che ad un certo punto si trovi a lamentarsene e a chiedersi perché suo
figlio necessiti di tanta cura in più, mentre il figlio di un'altra no.
I consigli degli esperti, o anche delle altre mamme, spesso non funzionano. Essere invece comprese un po’ di più, non essere accusate di incapacità, non essere considerate delle
cattive madri invece è un ottimo antidepressivo.
Vi segnalo il link a un articolo pubblicato sul sito Genitori Crescono. Credo possa tornare utile sia alle mamme dei figli amplificati, sia a quelle dei figli più gestibili.
E per favore, se possibile, smettiamola finalmente di scontrarci. E’ profondamente insensato.
Conoscere e accettare che esistono realtà diverse, come in tutte le situazioni, è decisamente più costruttivo. Per approfondimenti:
http://genitoricrescono.com/e-cominciato-tutto-da-qui/