Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
Stamattina dovevo fare una cosuccia importante… Non vi tedio con particolari socialmente inutili, ma gli
ingredienti nel calderone erano: una conferenza stampa, dei giornalisti e l’intervista a un personaggio famoso che chiaramente è riuscito a darmi buca. Aveva fretta: una comparsata al volo, una
stretta di mano, un: “Ammmore, perdonami, ma devo proprio volare via. Però ti lascio il mio cellulare.” e si è dissolta, avvolta da una nebulosa aliena e un
prepotente olezzo di Chanel n.5.
Mi ha lasciato il suo numero, ovviamente, non il cellulare. Avrei preferito la seconda opzione:ad occhio e croce il suo gingillino high tech costa come la mia camera da pranzo, ma non
divaghiamo...Per farla breve: non era proprio il caso di presentarsi in felpa impataccata e scarpe da ginnastica, quindi oggi mi sono truccata e vestita da donna. Incredibile a credersi, ma
dovevo rilasciare una specie di intervista anch’io.
Fortuna ha voluto che a Roma oggi ci fosse lo sciopero dei mezzi. Di venerdì. Ci sono romani che il
venerdì si suicidano fra l’uscita 24 e la 30 del raccordo anulare anche in condizioni normali, figuriamoci se ci si mette di mezzo anche uno sciopero. Chiaramente il luogo X era a 35 km da
casa mia. Pochi? Se fate questa osservazione, sicuramente non vivete a Roma. Non so chi inventerà il teletrasporto, né quando. Ma sono certa che a farlo sarà un figlio della
Lupa.
Ho impiegato un’ora e quaranta minuti all’andata e quasi un’ora al ritorno: due ore e quaranta di agonia a
passo d’uomo. Praticamente ho lavorato in macchina: fra l’uscita 9 e la 6 ho scritto un articolo di 150.000 battute, spazi esclusi.
Mi è avanzato tempo anche per telefonare a una decina di amici per chiedere se fossero per caso anche
loro imbottigliati da qualche parte..
Soltanto uno mi ha risposto, degli altri non ho più notizie da stamattina. Magari stasera i loro nomi saranno nell’elenco di quanti si sono gettati nel Tevere all’altezza di Ponte
Garibaldi.
“No, scherziiiiiiii?”ha sibilato lui “Qui è tutto libero… Bzzzzz… Brsssrrrrrrrrrr… Non una macchina...Brsssrrrrrrrrrr… 'azzo dici
Luà? Certo che sono bloccato! Da due ore. E figurati che devo ancora tirare fuori... Bzzzzzzzzz la macchina dal garage, porca di quella putt…. Bzzzzzz.. brsssssssrrrrr..”
“Ma ti sento malissimo, hai una voce strana.. Eppure il cellulare prende bene…”
“Sarà il cappio al collo, stringe un po’ brsssssssssss… “ Ed è caduta la linea.
Ritorno a casa appena in tempo per andare a riprendere Superboy a scuola, naturalmente non prima di aver steso una lavatrice, controllato la posta elettronica e pubblicato un breve
articolo.
Quindi: un’oretta di parco e poi viiiiiiiiaa, destinazione piscina. Per Superboy, non per me. Camminavo già a fatica, figuriamoci nuotare. In tutto ciò ho dimenticato di dire che
non ho un raffreddore, ma Il Raffreddore. Febbriciattola, dolore alle ossa, mal di testa fisso e ovviamente muco. Tanto, tantissimo muco. Se fosse una sostanza equiparabile
all’asfalto, con quello che ho espulso in questi giorni ci si potrebbe lastricare la via Appia, e avanzerebbe anche qualcosina per ricoprire almeno la metà del Circo Massimo.
Arrivata in piscina, saluto le mamme degli altri bimbi.
Vedo la prima: “Ciao Lammammadi !” Silenzio.
Ne saluto un’altra…. Niente, anche lei muta.
Provo con una terza, che risponde dopo qualche secondo. Mi fissa attentamente e mi fa: “Oddio santo, ma sei tu? Lo sai che non ti avevo riconosciuta?”
Devo per caso spiegarvi che non ho avuto tempo di cambiarmi? No, non penso sia necessario.
Ora c’è da stabilire se quel :“Non ti avevo riconosciuta" sia un complimento oppure un insulto.
Il simpatico inserviente degli spogliatoi, un uomo di mezza età educatissimo che di solito non si lascia andare a commenti sboccacciati, invece mi ha riconosciuta, eccome.
“Ammazza Luà, quanto sei bbbona oggi! Ma che hai fatto?”
Non ho risposto "Ho passato la giornata sul raccordo", è una frase equivoca: ci sono punti fissi laddove stazionano signorine vestite in modo ben più succinto di me in quel
momento, e certamente non sono in attesa di intervistare personaggi famosi.
Sono episodi come questi che mi spingono a valutare l’opportunità di vestirmi più spesso da donna. Non perché sotto sotto brami una tresca con l’anziano inserviente o perchè abbia perso
fiducia nella mia più che dignitosa femminilità. Ma quando la gente stenta a riconoscerti bisogna correre ai ripari... Correrò, sicuramente. Ma non sui tacchi. "Chi nasce tonno nun
po’ morì quadro." Così si dice dalle parti mie.