Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"

Dichiaro sempre che Superboy è in realtà l'artefice di tutto ciò che scrivo, ma finora non ho ancora riconosciuto alcun diritto
d'autore al mio minuscolo ghost writer. Ho deciso allora di farlo partecipare a questo concorso letterario per bimbi inventa favole.
Come da regolamento, posto qui la fiaba di Rabbiosello, rigorosamente opera del mio nano. La sintassi è quella che è, ma considerate che l'ha inventata a sei anni e mezzo e
naturalmente non mi sono sognata di correggere una virgola di ciò che mi ha dettato.
Se in futuro vorrà seguire le mie orme, cosa che gli sconsiglio vivamente se vuole arrivare
alla mia età senza infartuare almeno una volta a settimana, ci penserà un editor professionista a sistemare i suoi strafalcioni.
Qualora aveste anche voi uno scrittore in erba in casa, questo è il link per partecipare al concorso: http://concorsolinventafavole.blogspot.com/
Se vi garba questa fiaba, magari votate per Superboy. Ma solo se vi garba, eh! A casa della Staccata non ci piace vincere facile...
RABBIOSELLO SE NE VA di Superboy
C’era una volta, in un paese neanche troppo lontano da qui, un bambino di nome Alessandro che improvvisamente iniziò a fare tantissimi capricci. Ma non erano capricci normali,
noooooo. Certe volte era così arrabbiato, ma così arrabbiato, ma così arrabbiato, che neanche lui riusciva a capire perché era tanto arrabbiato.
La mamma di Alessandro era molto triste perché le dispiaceva moltissimo vedere il suo piccolo sempre triste e scontento. Era difficile per lei far finta che nulla accadesse: Alessandro faceva le
bizze e le “brutte scene” ad ogni piccola difficoltà. Per esempio: se faceva un gioco con tutti i suoi compagni e la sua squadra perdeva, erano guai: Alessandro iniziava a gridare più forte di
una scimmia urlatrice che non era giusto, lui voleva vincere la gara! Nonostante la mamma lo accarezzasse dicendogli che non è importante vincere, è importante partecipare, Alessandro era sempre
molto arrabbiato. Un giorno, addirittura, lanciò una sedia contro la mamma che cercava soltanto di consolarlo e spiegargli che non si può sempre vincere.
E non era soltanto un problema di vincere le gare con gli amichetti,nooooooo! Alessandro rispondeva male alla mamme e al papà, e non lo aveva mai fatto prima! Beh, a dire il vero, qualche volta
gli era già capitato, ma non così spesso, e poi bisogna sempre chiedere scusa e cercare di non farlo più. Quando invece un bambino è sempre scontento e arrabbiato soprattutto con i genitori,
allora bisogna capire se c’è qualcosa che non va.
La mamma di Alessandro un giorno, stanca di tutti quei capricci, quelle lacrime e quelle bruttissime “scene”, abbracciò con dolcezza il suo bambino e gli chiese: “Tesoro di mamma, a me dispiace
tanto quando mi tratti male, e quello che fai mi ferisce e mi fa anche arrabbiare. Però io sono la tua mamma e sono disposta a perdonarti. Ma se ti comporti male con gli altri bambini, o gli
altri genitori, questi non sono disposti a sopportarti così come faccio io. Per andare tutti d’accordo, bisogna per forza considerare che esistono delle regole. Queste regole possono sembrare
noiose, e forse lo sono un po’, però rispettarle ci aiuta a vivere meglio e a farci tanti amici. Lo capisci?”
Alessandro non era tanto convinto, anche se in cuor suo, sapeva che la mamma aveva ragione. Cercò di ascoltare i consigli della mamma, ma purtroppo continuava a comportarsi in modo
incomprensibile. Era strano, davvero strano, che un bimbo dolce come lui diventasse improvvisamente tanto tanto tanto arrabbiato. La mamma un brutto giorno si arrabbiò a sua volta, perché le
mamme sono tanto pazienti, ma sono anche degli esseri umani che si stancano, e sbagliano, certe volte. E quindi diede ad Alessandro tante sculacciate perché si era comportato davvero molto male.
Il cuore della mamma piangeva forte, perché non avrebbe mai voluto fare del male al suo bambino. Quando riuscirono entrambi a calmarsi, iniziarono a parlare con un po’ di calma.
“Come mai sei sempre arrabbiato?” chiese la mamma.
“Non lo so, non lo so davvero…” rispose Alessandro.
“Sei sicuro di non saperlo?”
“Veramente, forse lo so di chi è la colpa dei miei cattivi comportamenti…”
“Davvero?” esclamò curiosa la mamma “E di chi sarebbe la colpa?”
“Di Rabbiosello…”
“Rabbioselloooooo? E chi è Rabbiosello?”
“E’ fatto di nuvole e vento, e non lo sento arrivare… Si materializza all’improvviso e il cuore inizia a battere forte, la testa mi scoppia, la faccia diventa tutta rossa e ho voglia soltanto di
rompere tutto.”
“Ma Rabbiosello è un tuo amico?” chiese la mamma
“Certo che no! Non è affatto un mio amico. Anzi, io non lo cerco proprio! E’lui che cerca sempre me.”
“E allora caccialo via, se non vuoi stare con lui!”
“Non è facile, è più forte di me. Come posso fare, mamma, a cacciarlo via? Me lo spieghi tu, eh?”rispose Alessandro in modo sgarbato. La mamma, allora, disse una cosa molto strana: “Puoi provare
a mandarlo via con una formula magica!”
“A me sembra proprio una cretinata!” disse rabbiosamente Alessandro.
A quel punto la mamma fece una cosa che di solito le mamme non fanno mai. Si mise a piangere, sempre più forte, fin quando Rabbiosello fuggì via. Forse le lacrime delle mamme sono più forti delle
formule magiche, questo non lo so. Magari è proprio così.
Alessandro, libero da quello spiritello maligno, prese il viso della sua mamma fra le mani e le disse dolcemente: “Non è una cretinata, mamma. La formula magica non è affatto una cretinata.”
E allora la mamma e Alessandro si abbracciarono forte e inventarono una formula magica per scacciare via Rabbiosello ogni volta che fosse tornato a diffondere la sua super mega rabbia:
“Rabbia, rabbia, rabbia mia,
con un soffio ti spazzo via!”
Da quel giorno, Alessandro imparò a gestire la rabbia, che non è poi una cosa molto cattiva. Arrabbiarsi è normale, l’importante è non esagerare mai e capire quando ci si deve fermare.
I bambini non sono mai cattivi. La rabbia, invece, sì.