Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"

Prendete una decina di mamme in gusti assortiti: scrittrici che sono diventate blogger, blogger che sono
diventate scrittrici, donne che gestiscono siti nei quali le madri si scambiano opinioni, consigli, ma anche giocattoli e vestitini usati, idee originali, eventi e novità per i bimbi, una
capacissima food blogger, sicuramente una delle più famose della rete (e non solo), un avvocato, un’esperta di marketing e comunicazione e molto altro, spargolatele e infilatele in un
capiente salone domestico in un punto X dell’universo.
Accompagnatele con sfiziosità e alcool di ogni genere, una collezione di cibi home made tutto sommato edibili,
una scatola di Taboo new generation (quello con il mimotto, un pupazzo peloso che ricorda vagamente Elmo dei Muppet’s show) shakerate il tutto, fatevi un cicchetto di quelli potenti e osservate
da un angolo ben protetto gli sviluppi:
Livello di cazzeggio da 1 a 10: 2.500
Il buon proposito di non parlare mai dei propri figli, pena una bevuta supplementare: nullo.
Allo scadere della prima mezz’ora di allegra brigata, la metà di queste donne era palesemente brilla.
Puntualità delle invitate: non pervenuta
Numero di donne taccate: 2/3 su dieci, una delle quali discretamente incinta (lodi, lodi,
lodi e squisitezze a questa fashionissima mamma!)
Numero di donne staccate:la rimanenza, ovviamente. Pur non essendo geni matematici dovreste arrivarci anche senza aiutini.
Capacità culinarie: Emmmmh… Dunque...Meno male che ad alzare la media c’era la food
blogger
Livello di emissione di CO2:letale per la sicurezza interplanetaria. Per quanti lo
ignorassero, recenti studi indipendenti hanno dimostrato che la maggiore fonte di produzione di anidride carbonica è quella immessa attraverso il parlare; datele tempo di propagarsi
nell’atmosfera terrestre, ad occhio e croce la profezia Maya dovrebbe avverarsi con un anno d’anticipo.
Vittime falcidiate durante la sfida a Taboo:nessuna, viva Dio, a parte la sintassi.
Quella è stata sterminata per i secoli a venire. Una prece. Amen
Documentazione fotografica dell’incontro: abbondantissima e compromettente, ma scaltramente custodita in un gruppo segreto all’interno di un social network con credenziali di
accesso blindate. Alcune di queste donne sono decisamente note in rete; ricattando quelle particolarmente fissate con la privacy potrei ricavarne un discreto gruzzoletto, ma ho deciso di
astenermi, per il momento, in attesa che qualche fan curioso sia disposto a sganciare più di loro.
Questo è lo stringato resoconto della mia uscita di ieri sera assieme a un gruppo di blogger capitoline, un piacere che ci riserviamo di tanto in tanto. Perché chattare, messaggiarsi,
twittare, cazzeggiare sui social networks, scambiarci reciproche impressioni sui nostri post è sicuramente godibile, ma non paragonabile al piacere di azzuffarsi a Taboo come
ragazzine incarognite, assaggiare e bere scompostamente un po’ di tutto e chiacchierare sedute a pochi centimetri l’una dall’altra.
Gli incontri on line costituiranno anche il sistema di socializzazione del futuro, ma lo schermo asettico di un pc non riesce ancora a riprodurre i profumi di una buona falanghina, la
vellutata consistenza di un’ottima torta al cioccolato e la piacevolezza della lasagna fatta in casa.
Magari un giorno salterà fuori il genialoide che riuscirà a duplicare virtualmente anche certe meraviglie, ma a quel punto passerò il turno: come per il cibo, a me piace assaggiare personalmente
le amicizie, ripetere la degustazione, se soddisfacente, oppure passare a un’altra pietanza. Soltanto così stabilisco se hanno un buon sapore; clikkare un arbitrario “mi piace” su un post in
bacheca non è esattamente la stessa cosa.