Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
La tanto attesa nevicata sulla città eterna qui a Burilandia si è fatta attendere un po’. Venerdì scorso tutte le mie amiche di Roma Nord continuavano a postare
foto su Facebook che sembravano tratte dalla loro ultima vacanza sulle Dolomiti, e invece le avevano scattate semplicemente affacciandosi dalla
finestra.
Qui da noi no: soltanto un freddo polare, un vento capace di scaraventare a terra un uomo di 100 kg e tanta, tantissima pioggia. Ed era strano, visto che abito a pochi chilometri dai Castelli Romani; di solito siamo i primi a vedere la neve, le pochissime volte in cui si degna di fare visita alla Capitale. Era strano e anche un filino inquietante: il mio timore era che venerdì notte il cielo avrebbe il suo dovere con tutti gli interessi.
Così è stato: sabato mattina alle 9:00 mi sono affacciata e in strada c’erano già un mucchio di bambini impazziti che si lanciavano fra i cumuli candidi come neanche un diabetico farebbe su una montagna di meringhe.
Bambini di ogni età come Umberto. Vestito di un improponibile cappellino peruviano e di un sorriso raggiante, colpiva qualsiasi cosa respirasse (ma anche no) con palle di neve ben compattate e pesanti come massi di granito, preferibilmente alla testa.
Nessuno però avuto il coraggio di dirgli di piantarla, visto che il “bambino” in questione è un quarantacinquenne buono come il pane, ma con due mani capaci di stritolare la colonna vertebrale di un bisonte per puro capriccio. E’un soggetto mansueto, lo ribadisco, ma nel dubbio ci siamo beccati tutti la nostra brava contusione cerebrale piuttosto che provare a contrariarlo. E poi, era così felice che sarebbe stato un crimine rovinargli il divertimento.
Bambini di ogni razza come Rocco, che a un anno e mezzo pesa già 32 kg, e si rotolava nella neve assieme agli altri, mugulava felice, sbuffava, annaspava sul ghiaccio perché non aveva i dopo sci. I “genitori” non l’hanno mai portato da un bravo dietologo perché è una stazza abbastanza frequente per un soggetto della sua età. Vaneggio? No, se considerate che è bulldog. Buono, giocherellone e mansueto come e più di Umberto, con il vantaggio che non ha la sua mira da cecchino e non è in grado di tirare palle di neve.
Io ho rivisto negli occhi di Superboy lo stesso stupore che ho avuto io anni fa la prima volta che mio nonno mi ha fatto vedere la neve. Eravamo in montagna, nelle Marche, una delle tante terre d’Italia di cui sono originaria. Nel mio sangue c’è una bella confusione di sangue misto, proveniente da ben cinque regioni diverse. Mancano all’appello quelle del Nord, ed è forse per questo che non sono riuscita a superare il metro e sessanta e non ho gli occhi azzurri, però resisto benissimo alle temperature glaciali.
Bagnarsi i piedi fino al midollo per passeggiare nella neve assieme a tuo figlio semi impazzito di felicità non ha prezzo, così come non ce l’ha fare un pupazzo di neve accanto alla porta del garage fra i sorrisi dei vicini di casa.
Gli occhi di Fred sono due noci, la bocca un pezzo di sedano, al posto dei bottoni ha 4 pomodorini e come naso la classica carota. Più che un pupazzo di neve, sembra un minestrone.
Solo che stamattina il suo bel nasino era sceso almeno un metro più sotto. Grazie alla mente lucida di qualche buontempone, la bella carotina di Fred era diventato un pisello… E non sto parlando di magiche trasformazioni di ortaggi, qualora ve lo steste chiedendo.
Certa gente è capace di spoetizzare pure un momento magico come la caduta di 20 centimetri di neve a latitudini impensabili come quelle di Roma. Sorridevamo tutti, Sabato mattina. Quel manto candido aveva cancellato preoccupazioni e pensieri da adulti; eravamo più ricchi di un qualcosa che non saprei neanche definirvi, lo eravamo tutti quanti. Neanche avessimo vinto al Superenalotto.
Non ho visto chi sia stato a spostare il naso di Fred, altrimenti avrei trovato un modo alternativo per ricollocare quella carota. E sono pronta a scommettere che non gli sarebbe piaciuto affatto.