Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
Stamattina Superboy sembrava mio padre: tranquillo, sereno, felice ma senza strafare. Ero io la figlioletta
spaventata, ma non l’ho dato mica a vedere. Nooooo. Sono una tosta, io. Oddio, qualche impercettibile segno di nervosismo l’ho avuto: in fin dei conti a chi non capita di incastrare il
meccanismo degli abbaglianti e di bloccare il pulsante delle quattro frecce? Capiterà a chiunque,no? Noooo? Immaginavo… Comunque… Con l’aiuto di San Cristoforo, una decina di imprecazioni a mezza
bocca e ormai prossima alle lacrime, ho finalmente spento l’albero di Natale. Una pacca al motorino di avviamento e viiiiiiiiiiiiia, verso l’infinito ed oltre.
Mi aspettavo un formicaio di genitori alla ricerca della classe, preferibilmente quella giusta, dove abbandonare frettolosamente i pargoli. Mi aspettavo piagnucolamenti (delle mamme, ovvio) e
tentativi di fuga di nani ingrembiulati e riottosi.
E invece no: sono tornata due ore fa da un’ordinatissima cerimonia di apertura dell’anno scolastico organizzata presso i locali della scuola media che gestisce anche le elementari. Una cosuccia
modesta: alzabandiera e inno nazionale, mano incollata al petto e saluto militare dei principali rappresentanti delle forze dell’ordine. Incravattati e sorridenti, c’erano il Sindaco e
l’Assessore alla Cultura, naturalmente il corpo docente e il parroco. Mancavano soltanto le majorettes e le Frecce Tricolori, forse incastrati in qualche precedente impegno.
Toccanti, ma divertenti, le testimonianze di tre ex alunni delle scuole medie. Uno di questi ci ha regalato uno show spassoso sul suo trascorso scolastico presso l’istituto, quindi ha letto con
passione uno stralcio del libro Cuore. Sembrava Giorgio Strehler. Superfluo dirvi che il genitore più controllato singhiozzava come un vitello. Lì ho pianto per la prima volta.
Un’altra ha annunciato con nonchalance di aver pubblicato due libri con la Einaudi, e che è in procinto di pubblicare un terzo volume. A sentir lei, il merito è stato tutto di quella scuola. E
sì, a volte basta seguire un percorso scolastico giusto per pubblicare con un mostro sacro dell’editoria. A saperlo prima…
Dopo diversi interventi delle autorità, che i più piccoli hanno accolto con gioiosa e a tratti sanguinante inquietudine, si è finalmente arrivati all’appello dei piccolini, 15 anime in
tutto. Quindi tutti in fila, nani e genitori a seguito.
Abbiamo sfilato fra gli applausi generali in direzione della scuola elementare. Ci ha fatto compagnia anche l’Assessore alla Cultura, che si è poi dileguato augurandoci di nuovo un buon
inizio di anno scolastico. Lì ho pianto per la seconda volta. Ma Superboy, impegnatissimo a scambiarsi braccialetti di plastica con il compagno di fila, come al solito non mi ha cagata di
striscio.
Imbocchiamo il giardino d’accesso della scuola e troviamo schierati tutti i bambini delle elementari per darci il benvenuto. Applaudivano al passaggio del nostro piccolo corteo, soprattutto
le maestre. Una di queste ci ha gridato sorridente: “Coraggio mamme!” Lì ho pianto per la terza volta. Ed ero pure truccata, porcaccia di quella miseria.
Impastata di mascara e angosce cretine, subito dissipate da un breve colloquio con la maestra-chediolaprotegganeisecoliavenire (signora, prenda il fatto che suo figlio sia più avanti degli
altri come una benedizione. Si fida di me? Le assicuro che so gestire i bimbi come lui ), ho familiarizzato con molti genitori. E ho fatto una delle mie consuete figure da psicolabile.
Eccola a voi, siore e siori: mio figlio è penultimo in appello. Dopo di lui c’è Massimo Troisi. Già, si chiama proprio così. Stavo chiacchierando con il papà di questo
bambino, quando all’improvviso la moglie lo chiama.
“Scusami” mi fa lui “ Torno subito”.
Ritorna e riprendiamo il discorso interrotto.
“Conosci il Premio Massimo Troisi, verooooooo?” chiedo io, che solitamente non mi metto a sbandierare la vittoria di quel premio al primo cristiano che incontro. Davanti a quel caso di
omonimia, però, è stato più forte di me.
“Beh, sì… Più o meno so di che si tratta. Perché?”
Più o menoooooo? Strano. In teoria dovresti conoscerlo, visto che tuo figlio si chiama come lui…
Gli spiego di cosa si tratta e in quel momento si avvicina la moglie. Quella sbagliata. Rapida associazione di idee e mi prende un colpo.
“Ccccioè… tu non sei il papà di Massimo Troisi?” balbetto, sperando ardentemente che quella dei buchi neri non sia una teoria, ma una solida realtà.
“?!?" Avrà pensato lui, ma ha invece ribattutto con calma apparente:
"No... Sono il papà di Aurora...” (o Selvaggia, o Antongiulio, o Brunomaria. Sinceramente per lo shock subìto non me lo ricordo).
“Oddio… ccccioè… scusami. Pensavo che fossi il papà di Massimo... (e lì non ho aggiunto di nuovo Troisi per paura che allertasse la Neuro)"
E sì, perchè considerate che quando la maestra ha fatto l'appello c'era un po' di casino. Fare attenzione al nome e cognome di tutti i bambini era impossibile.
Dall'espressione attonita di quell' uomo, suppongo che non sapesse affatto che in classe abbiamo un Massimo Troisi.
Quindi, mi gioco il jolly per riacciuffare il salvabile: "Sai, tu e il papà di... Si vabbè, ci siamo capiti... avete la stessa pettinatura…”
'azzo dico? I papà sono entrambi pelati come il culetto di un bebè, per questo li ho confusi.
“Comunque, complimenti per il premio!” risponde lui invece di mandarmi a morire ammazzata. Incassa il colpo con eleganza e se ne va. Questo comprova che la gente sana di mente asseconda
sempre i pazzi.
E lì avrei voluto piangere per la quarta volta. Mi sono astenuta, per il bene di Superboy. Non vorrei che lo marchiassero subito come il figlio di quella che se ne va in giro a confondere
genitori con le guance sporche di mascara.
Mi sono appena struccata, quindi l’estetica è salva. Ma come faccio a salvare la faccia la prossima volta che incontrerò il papà di Aurora/Selvaggia/Antongiulio o Brunomaria? Mi porto dietro i
fazzolettini detergenti o la gomma magica di Mastro Lindo?