Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"

In quante occasioni vi è capitato di
esclamare “Sono una mamma di merda…” perché nove volte su dieci dimenticate di stirare il grembiulino e vostro figlio varca la porta dell’asilo conciato come uno che è appena stato assalito
da un branco di orsi polari?
Quante volte vi sentite una madre di merda perché Lamammachetuttofa sforna la torta di mele ogni
giorno mentre voi riuscite a bruciare persino l’acqua per cuocere gli spaghetti?
Chi non si è sentita una mamma di merda la Domenica tremenda in cui si è presentata truccata, pettinata,
taccata, con un bel regalino per l’amichetto di suo figlio e, rileggendo all’ultimo minuto l’invito, si è accorta che la festicciola era fissata per il giorno prima?
No, care colleghe, questo non è essere madri di merda. Questa è vita, semplicemente. Ve lo racconto io,
invece, chi è veramente una madre di merda. Ma di Merda con la M stramaiuscola.
Poniamo il caso che un bambino di sei anni viva lo shock di due genitori che si stanno separando, e che
ne soffra al punto tale da aver bisogno del sostegno di uno psicologo infantile.
Poniamo anche il caso di un secondo bambino che manifesti un livello di autostima al di sotto della media, che non è in grado di difendersi dai dispetti dei compagni, che si pone sempre un
gradino più in basso degli altri, che manifesti il suo disagio rifiutando il cibo e addirittura l’acqua, che si addormenti a metà mattinata sul banco, stremato dalla debolezza, che abbia
difficoltà di concentrazione, che seppellisca la sua innegabile intelligenza sotto il macigno dell’insicurezza. Anche lui necessita del supporto di uno psicologo. Capita, non c’è nulla di
strano in tutto ciò, nulla di disdicevole, nulla di irrimediabile. Questi due cuccioli hanno bisogno di un’attenzione particolare, e quindi? Questo li trasformerebbe automaticamente in
“diversi”?
Poniamo il caso che questi due bambini siano compagni di classe e che la mamma di un terzo alunno annunci spensieratamente che non vuole che suo figlio abbia nulla a che fare con queste due
creature. Perché, è ovvio, potrebbero contagiarlo con la loro follia latente. Ecco, questa è sicuramente una mamma di Merda. E deve ringraziare la sua buona
stella, perché ha il culo di abitare a centinaia di chilometri da casa mia, in una civilissima città del Nord Italia. Altrimenti, ve lo giuro su quanto ho di più caro, la cancellerei da
questo mondo iniquo dopo averla torturata a morte senza provare il minimo rimorso. Lei è davvero una madre di Merda, una che custodisce un cuore nel petto soltanto perché il buon Dio ha voluto
omaggiarla di un inutile orpello.
Tempo fa parlavo con una mia carissima amica. Si è trasferita per motivi lavorativi in una città distante anni luce da casa mia. Le hanno revocato il part time verticale che le consentiva
di prendersi cura dei suoi figli durante i mesi estivi, non può contare sull’aiuto dei nonni e non può permettersi un centro estivo. Suo marito ha dei problemi di salute non gravissimi, ma che lo
hanno inchiodato a casa per due mesi. E’un bravissimo papà, e un compagno collaborativo, ma per cause di forza maggiore negli ultimi tempi non è stato in grado di aiutarla.
Suo figlio è una delle due creature di cui vi ho parlato, quello che soffre di carenza di autostima, e che può beneficiare del supporto dello psicologo soltanto in orari scomodissimi che lo hanno
costretto a perdere 2 giorni di scuola a settimana. Nessun aiuto dalle istituzioni: il bambino non ha fortunatamente un grave handicap, vive “soltanto” un disagio psicologico e legalmente
non ha diritto a un sostegno all’interno dell’istituto scolastico. La mia amica è impazzita per accompagnarlo a questi incontri, tutti di mattina.
In tutto ciò, ha prudentemente “confessato” le problematiche che stava vivendo soltanto a due care amiche che l’hanno aiutata, ad esempio, andando a riprendere il piccolo a scuola mentre lei
doveva recuperare le ore di lavoro perse. Ma la mamma di Merda, Regina Suprema del Male, è riuscita in qualche modo a scoprire la faccenda. E a vomitare la sua sentenza.
Sono sempre stata convinta del fatto che una madre non si giudica mai, ma questa è veramente un caso a parte. Pollice verso per te, Mamma di merda. Se non mi facesse troppo schifo, avrei
un’ideuzza sul dove ficcartelo.