Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"

“Mamma, la maestra mi ha dato un elenco di parole e ci devo scrivere dei pensierini…”
“Ok, amore. Scrivili!”
“Mah… Ecco… Stavo pensando… Visto che tu sei tanto brava…”
Ruffianissimo adulatore. Continua, vediamo dove vai a parare…
“Beh… Perché non me li scrivi tu?” Occhioni languidi, aria supplichevole.
Ecco, qui vai a parare. Esattamente come Gianluca, appetitoso compagno delle superiori il quale, grazie ai i suoi occhi blu assassini, mi fregava sempre. Gli avrò scritto almeno
cinquanta temi. M'avesse mai invitata una pidocchiosa volta ad uscire, possino ammazzallo!
“A te che ti ci vuole? Ci metti un attimo a scrivere. Io mica sono uno scrittore!”
Se è per questo neanch’io, ma non divaghiamo.
“Tesoro, fai finta di avere davanti qualcuno che non conosca quella parola e tu gli devi spiegare cosa significa. Foglio, per esempio. Come descriveresti un foglio ?”
Dopo 3 minuti buoni di riflessione e numerose grattate di capo:
“Il foglio è bianco.”
“Mmmmmmhsì. E’ vero. Ma non ti viene in mente altro?”
“No, mamma. Passiamo alla parola agnello?”
“E passiamo alla parola agnello… Cosa ti fa venire in mente?”
“L’agnello è bianco.”
Come il foglio, già. E pensare che questo dovrebbe essere in teoria lo stesso bambino che sei mesi fa ha scritto una favola di quattro pagine… Questa, per i più curiosi…
“Ma’, ascolta… Io adoro leggere, ma quando devo scrivere è più difficile. Oggi, poi, non ho l’ispirazione. Scrivimeli tu, guarda che mica glielo dico alla maestra. Sarà il nostro piccolo
segreto…” Occhiolino ammiccante, battito lussureggiante di ciglia.
“Ale, ma sei impazzito?”
“Ti pago, mamma. Apri il salvadanaio e prendi tutto quello che vuoi!”
Sì. E’ovviamente impazzito.
Naturalmente non ho ceduto alla sua lusinghiera offerta. Ad occhio e croce il suo porcellino di coccio custodisce cifre più consistenti del mio misero conto corrente.
Alla fine sono riuscita a scuoterlo dal suo torpore mentale ed è riuscito a buttare giù qualche frase più articolata de: “Il foglio è bianco”.
Questo è il resoconto di come qualcuno abbia tentato di corrompermi per trasformarmi in una ghost writer. In genere mi chiedono di perdere tempo ed energie in progetti che teoricamente dovrebbero
farmi guadagnare visibilità (ma non soldi, per carita! Perché infognarsi in operazioni che potrebbero generare introiti di vile denaro?), oppure sono oggetto di offerte interessantisssssssssssime
sul genere:“Scrivimi dieci post di 50.000 battute e ti regalo una delle nostre tazze da colazione con la foto di Tony Dallara”.
Mio figlio sarà fondamentalmente un disonesto traffichino, ma perlomeno si è offerto di pagarmi per i miei servigi. E di questi tempi, credetemi, non è una cosa che capita tutti i
giorni.