Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"

Oggi, tanto per aprire la giornata in letizia, ho rischiato di infartuare. Superboy è stato malato
nei giorni scorsi, ma ieri il pediatra mi ha assicurato che non è più radioattivo e quindi stamattina l’ho preparato per andare di nuovo a scuola.
Complice forse la convalescenza,
stamane era in forma smagliante, tonico come non mai: Brontolo, a suo confronto, sembrava uno sciapo contestatore. Tre quarti d’ora di capricci ad oltranza, ma di quelli davvero insopportabili:
gli rodeva come neanche uno affetto dalla tigna. Quando ha risposto male per l’ennesima volta al padre, la mano mi è partita in automatico: un lieve scappellotto sulla nuca, nulla di che. Ce
l’avete presente Jethro Gibbs di NCIS quando cazzia Di Nozzo? Ecco, una roba del genere.
Il problema è che in quel momento il nano
stava bevendo il latte. Con il rinculo dell’innocente bottarella ha centrato il bordo della tazza con la bocca e gli è saltato un dente. Scontato precisare che mi è preso un
coccolone. Fortunatamente non era un dente permanente, ma un traballante canino da latte che, provato dagli eventi, ha pensato bene di suicidarsi prima del
tempo.
Nonostante tutte le mie raccomandazioni di
non raccontare in giro l’accaduto visto che non ho l’abitudine di picchiarlo a sangue, né tantomeno fargli saltare i denti dalla bocca, sono certa che in questo momento il nano starà
mostrando alla maestra la sua ferita di guerra.
Perciò, se ad un certo punto dovessi sparire dal web (dubito che ar gabbio consentano ai detenuti di curare un blog), oltre a stappare una bottiglia di Dom Pérignon per festeggiare
l’evento, prego i più misericordiosi di portarmi le arance in prigione. Tarocchi rossi di Sicilia, mi raccomando.