Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
Avete mai provato ad accudire un figlio
malato in preda a una peristalsi incontrollabile causata da un’agghiacciante vendetta di Montezuma? Come i più colti di voi sapranno, “la vendetta di Montezuma” è un elegante eufemismo atto ad
esternare che non riesci a passare un secondo lontano dalla tazza del water. Di solito si contrae durante una vacanza, ma io – donna dalla fortuna sfacciata – sono riuscita a beccarmela
nel calduccio della mia umile dimora.
Alessandro è ridotto uno straccio: giovedì, dopo qualche episodio di diarrea e vomito, ha praticamente smesso
di mangiare. Lui è già un cosino esile esile, l’operazione è servita a fargli perdere oltre un chilo di peso in pochi giorni. Sembra un sorcio anoressico, povero figlio mio, e visto che
ultimamente la sfiga è davvero diventata una nostra fida compagna di vita, domenica mattina ha iniziato a peggiorare. Ha la gola devastata da placche purulente, ed è stracolmo di catarro: una
cosa davvero penosa.
L’altro ieri ho iniziato a star male anch’io: nausa e diarrea irrefrenabili e una spossatezza che farebbe
invidia anche al più accidioso degli impiegati statali. Una specie di zombie, ho avuto dei crampi paragonabili alle contrazioni da parto. Non proprio quelle del gran finale, diciamo dolori da 5/6
cm di dilatazione.
Ieri verso le 13,00 ho iniziato a peggiorare. Vi risparmio i particolari più disgustosi perché possiedo
anch’io una mia dignità, mi limito a quantificare gli episodi diarroici che ho dovuto sopportare: 10 scariche in poco meno di un’ora. Terrore: alle 17,00 avevo appuntamento con il pediatra. Come
diavolo avrei fatto a portarci mio figlio senza indossare un enorme Tena Lady? Ingurgito un farmaco miracoloso che avrebbe dovuto bloccare la situazione. Macchè! Dopo un’ora sono stata costretta
ad ingoiarne un altro e sono andata dal pediatra trascinandomi Ale in braccio ( non riesce neanche a camminare, povero cucciolo) in preda a crampi
insopportabili.
Ritornati a casa, dopo la confortante notizia che il piccolo deve ciucciarsi una settimana di antibiotico, mi
sento di nuovo male. Altre sei volte. Un delirio, vi giuro un vero delirio. Verso le otto di sera, dopo 5 notti insonni e due giorni di digiuno sono crollata. Penso di aver avuto un lieve
collasso. Soltanto l’incredibile forza di volontà che accompagna ogni mamma degna di questo nome mi ha consentito di trascinarmi dalla cucina al lettone e di crollare disfatta per qualche
secondo, giusto il tempo di riprendermi.
Ho afferrato il cordless e lanciato un SOS a mio cognato che abita al piano di sotto. Mio marito, ovviamente,
faceva il turno di sera ed ero quindi solo con un bambino che aveva bisogno di cure. Mio cognato è apparso come un angelo misericordioso, mi ha portato un Gatorade, ha accompagnato Alessandro al
bagno, l’ha preparato per la notte ed è rimasto con noi fino a quando non mi è ritornato un briciolo di
forza.
Oggi Ale non ha voluto mangiare nulla, tranne due dita di latte con i biscotti e io ho dovuto interrompermi
mentre scrivevo questo post per andare a vomitare un paio di volte. Sono disperata, prima di tutto perché Alessandro sta malissimo e sembra non aver la forza di riprendersi e anche perché sto
così male anch’io che non riesco a prendermene cura come dovrei. Stamattina è stato lui ad accompagnarmi in bagno e questo, credetemi, per una mamma è davvero frustrante.
Spero che tutto si sistemi il prima possibile. Un messaggio alla sfiga: perché non vai a farti un
giretto da qualche altra parte, non prendi una vacanza o, più semplicemente, non la smetti di fracassarmi l’anima visto che ultimamente abbiamo ampiamente già dato?