Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
Eccomi qui reduce dalla solita ( pensavo ) vacanza noiosetta nel ridente paesino dimenticato da Dio, dagli
uomini e dalle principali infrastrutture atte ad indicare che un territorio è abitabile da esseri sezienti… Comunque, considerazioni velenose a parte,
il paesetto dimenticato dalle infrastrutture ci ha in qualche modo regalato la nostra dose quotidiana di adrenalina. Avere un figlio come il nostro ci ha abituato a forti emozioni senza le quali
non avremmo piu’ uno scopo specifico nella vita ( anche se scoprirete piu’ in là una sorprendente novella su Alessandro).
Non è stato, come di consueto, un periodo passato a zappettare l’orto, contare le pecore o i minuti che ti
separano dalla fiera annuale di ferragosto unico vero sprazzo di vita mondana offerto dal circondario… Non abbiamo soltanto trasportato carriole di masserizie frutto dei lavori di
ristrutturazione che mio padre ama apportare alla nostra casa e/o a quelle dei vicini, parenti e semplici curiosi. Non abbiamo trascorso le giornate ad evitare che nostro figlio causasse danni
fisici o celebrali irreversibili a quelle quattro persone che abitano il paese.
(A questo proposito apro una parentesi che lascerà scioccati quanti mi
seguono da tempo : annuncio che mio figlio Alessandro è ufficialmente diventato un bimbo tranquillo. Un po’ come Pinocchio, deve aver incontrato la Fata Turchina che gli ha finalmente regalato
una natura umana. Perciò, stracciata la polizza di assicurazione responsabilità civile che abbiamo stipulato al momento della sua nascita, io e il papà ci godiamo ora con circospetta libidine un
pupo finalmente gestibile. Circospetti poiché temiamo che il processo sia reversibile, cantiamo sommessamente vittoria paghi del fenomeno che ci sta gradualmente convincendo che Dio esiste
davvero. Mai stati troppo religiosi ma, forse ad un certo punto, chi di dovere deve aver accolto le nostre preghiere concedendoci un momento di pace, spero, non momentanea… Chiusa parentesi e
AMEN!).
Siamo riusciti a trascinare mio padre, indefesso lavoratore convinto che fermarsi a riposare dieci secondi sul
divano possa causare una morte istantanea, in vari luoghi della zona dove mai prima di noi nessuno era riuscito a trasportarlo neanche con l’ausilio di uno storditore elettrico.
Per abbiamo intendo io e mio marito. Mia sorella e mio cognato non ci sono mai riusciti, ma noi rompiamo i
coglioni meglio di loro e siamo piu’ ribelli. Quindi, dopo aver sequestrato papà e averlo ripulito dallo strato di calcinacci che lo ricoprono come neve perenne, abbiamo caricato anche mamma in
macchina e VIIIIIA, verso nuove avventure!!!
15 agosto: Visita pomeridiana al santuario di Macereto.
Wow! Davvero cool! Lo so, lo so, il racconto delle mie emozionanti vacanze vi farà sognare ad occhi aperti e molti di voi mi chiederanno di essere miei ospiti per poter vivere le stesse
adrenaliniche sensazioni…Contattatami: mi casa es tu casa.
Comunque: posto delizioso, gremito di gente ( nessun ovino, se non arrostito a puntino ), odore di braciole
alla griglia e tanta, tanta allegria. Mio marito Stefano, la cui leggendaria fortuna farebbe impallidire Gastone dalla radice delle piume della testa fino alle ghette, appena arrivato ha comprato
due biglietti della riffa al costo totale di 4 euro ( mmmmm! Lo amo perché è dannatamente dissoluto).
Tempo di prendere un caffè al bar e aveva già vinto una montain bike, valore stimato almeno 100 euro.
Fortunello, si, ma limitatamente a piccole cifre. Di sbancare al Superenalotto proprio non se ne parla. Ma se Dio ci ha omaggiato del privilegio di poter finalmente dormire la notte e di non
dover correre tutto il giorno dietro al nostro piccolo diavolo questo potrebbe essere il momento propizio. Perciò il prossimo passo è compilare l’ennesima schedina. Se sparirò improvvisamente
avrete la conferma che la fortuna di mio marito si è dilatata abbracciando lidi piu’ proficui. E vi penserò con affetto dal mio 40 metri mentre
sorseggio Moët & Chandon a temperatura glaciale. Croce sul cuore!
16 agosto: Entusiasmante visita alla fiera annuale di
carabattole, pentolame e abiti demodè, ciabatte ortopediche e paramenti militari. Il tutto allietato da un caldo sfiancante e da incontri con gente che non vedi da secoli e che ti ricorda ancora
adolescente. Quindi: bella, tonica e senza una ruga. Dopo averti baciato incredulo sulle guance il conoscente di turno esclama un fazioso:
“Ooooooooh! Ma sei davvero tu? Non ti è passato un solo giorno!”.
Giusto il tempo di ripulirti dalla bava del poco convincente adulatore che un attimo dopo sei già al telefono
con il chirurgo plastico.
Ore 12,30: Al ritorno dall’entusiasmante visita si
verifica il fenomeno che ha generato l’attacco di panico responsabile del titolo del post. E anche dell’aggiungersi alla mia folta chioma di una decina di capelli bianchi che prima non
avevo.
Le Marche sono un territorio notoriamente sismico. La zona in prossimità dell’Umbria, guarda caso proprio dove
c’è casa mia, è particolarmente soggetta a terremoti. Ma visto che fin da piccola ne ho sentiti almeno una decina di media/alta intensità non sono particolarmente spaventata dall’evento. Bene o
male ti ci abitui, un po’come per la cellulite.
Ma ciò che ci è successo mi ha spaventata davvero a morte, perché ho temuto che mio figlio potesse rimanere gravemente ferito o – che Dio ce ne scampi e liberi – ancora peggio… Dunque, tornati dalla Fiera dell’Est sudati come tranci di
tonno sott’olio siamo andati a cambiarci. La nostra casa è a due piani: proprio in corrispondenza della nostra camera da letto al piano inferiore c’è la cucina. Io, Stefano e il piccolo ci
stavamo spogliando, i miei genitori erano di sotto ad apparecchiare. Alessandro saltellava sul lettone, io gironzolavo per la stanza e Stefano era in prossimità della porta. Improvvisamente
iniziamo a percepire un rumore stranissimo sotto i nostri piedi, un qualcosa di simile a mille pallini di piombo che rotolano sul pavimento. Stefano sbarra gli occhi e mi dice di stare attenta
non capisco bene a cosa. Faccio appena in tempo a fare un salto e ad evitare che una sorta di serpente sotterraneo mi faccia inciampare e cadere a terra. Con un rumore indefinibile di un qualcosa
che si infrange scompostamente, ho avuto davvero l’impressione che il pavimento stesse per dividersi a metà per poi sprofondare dritto dritto sopra le teste dei miei genitori trascinandosi dietro
Alessandro che era rimasto impietrito e urlante sul lettone.
Il sostanza io ero al di là di questo strano spartiacque che mi separava da mio figlio che, terrorizzato dalle
mie grida, non riusciva a saltare nelle mie braccia. Mi chiederete:
“Perché non sei saltata tu sul letto per prenderlo?” Il perché è semplice: in un millesimo di secondo ho
pensato che attraversare quella strana striscia avrebbe fatto crollare tutto a causa del mio peso. In questo modo non avrei potuto salvare Alessandro, anzi! Avrei rischiato di peggiorare la
situazione. Ma se fosse stato lui a saltare dal letto allora avrebbe potuto farcela. Dopo aver gridato tanto da farmi esplodere le tonsille il mio piccolino si è deciso a volare da me e siamo
usciti di corsa sulla veranda del piano superiore. Lì ho iniziato a gridare piu’ forte che potevo ai miei di uscire dalla cucina, ma iniziano ad avere diversi lustri e non hanno sentito niente.
Nel frattempo, il maledetto pavimento continuava a scricchiolare e quindi ci siamo precipitati giu’ per le scale continuando ad urlare ai miei di uscire da quella cacchio di
cucina.
Il soffitto non è crollato, ma un paio di abitanti del paese ( sono in tutto quattro) si sono precipitati a
vedere cosa diavolo fosse successo. Si sono trovati davanti Stefano in boxer attillati e canottiera ( uno spettacolo che soltanto io, dopo anni di training autogeno riesco a sopportare con
stile), Alessandro a piedi nudi abbarbicato come un koala alle mie braccia e bagnato di lacrime fino alle caviglie e una Luana rauca e terrorizzata con la cerniera dei jeans abbassata e la
maglietta infilata alla meglio che scopriva le forme burrose.
I due coraggiosi abitanti ( il cugino di mio padre e sua sorella ) sono saliti a vedere. Li abbiamo seguiti
senza troppa convinzione e, dopo aver constatato che il misterioso fenomeno non era né un terremoto né un crollo del pavimento hanno iniziato amabilmente a prenderci per i fondelli. Sapete cosa
ci ha tanto spaventato? Un insulsa, stupidissima, innocua bolla d’aria che si è formata sotto una porzione del pavimento e ha provocato il distacco di due file di mattonelle che si sono
sovrapposte fra di loro in un’unica striscia lunga quanto la stanza. Vi assicuro, comunque, che trovarsi di fronte a un fenomeno del genere è un qualcosa che è riuscito a terrorizzare persino mio
marito, solitamente placido come un bradipo affetto da narcolessia.
Finora ero stata terrorizzata dal buio, dal buco dell’ozono e dalla pelle a buccia d’arancia. Ora posso aggiungere un’altra voce all’elenco delle mie paure: sono certa che non guarderò mai piu’ un pavimento con gli stessi occhi
…
Il seguito della vacanza non è granchè interessante e poi non ho mai strutturato il mio blog come un diario
personale. Non penso che la visita alle Grotte di Frasassi o al santuario di Loreto ( e già! Quest’ anno siamo stati colti da una sorta di crisi mistica) possano essere argomenti di avvincente
intrattenimento per quanti hanno il coraggio di leggermi. I miei articoli sono già abbastanza lunghi da sopportare, meglio non infierire con particolari che potrebbero potenzialmente indurre
qualcuno al suicidio mentale. Non voglio avere nessuno sulla coscienza; ho già i miei problemi: è da sadici aggiungerne altri alla lista.
PS: Tanto per la cronaca… Mio marito e papà hanno dovuto riposizionare le mattonelle, giusto per non perdere
l’allenamento ai consueti lavoretti di manutenzione sopraccitati. Quindici giorni prima di questo incidente c’era stata una perdita d’acqua fra i due bagni posizionati fra il primo e secondo
piano, quindi gli usuali problemi alla lavatrice che non scarica l’acqua e alla fine del lavaggio vomita fuori indumenti che puzzano piu’ di prima e altre sfighe di piccola- media entità che non
sto qui a menzionare. Non nomino neanche il lavoro generato dal dover curare un orto di 100mq o le 2,500 piante di noce nazionale che mio papà ha avuto la brillante idea di installare in un
irrefrenabile crisi esistenziale, quando ha creduto per lungo tempo di essere la reincarnazione dello Zio Venanzio, nostro trisavolo e capace contadino.
Aaaaaaaaaaah! Quanto relax sanno offriti le vacanze!