Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"

Per quanti lo ignorassero, preciso che il nano non mi ha fatto dormire per
quasi tre anni e mezzo. In più, alla sera non chiudeva occhio prima delle 23-23/30 nonostante tutti i miei disperati tentativi di metterlo a nanna alle 21.00
Ho tentato di tutto, padellate in fronte incluse e persino( mea culpa!) il famigerato metodo Estivill, ma lui niente: era cronicamente insonne. Chiedo per
carità cristiana che nessuno si faccia avanti sciorinando gli ovvi sistemi che avrei potuto adottare per farlo andare a letto presto: li ho provati tutti, non funzionavano. Non funzionavanooooo? esclameranno sicuramente le miracolate che hanno sempre potuto beneficiare di figli che alle otto di sera crollano di sonno. Già, la cosa
vi sconvolgerà nella più intima fibra del vostro corpo ma no, non funzionava nulla. Non aveva sonno, punto e basta. Sfido chiunque, Estivill per primo, a far addormentare un tarantolato che
continuava a saltare nel lettino fino a notte fonda anche se di giorno l’avevo sfiancato con qualsiasi attività possibile e immaginabile, lecita e
non.
Poi, dopo circa cinque anni di suppliche, il buon Dio ha voluto concedermi la grazia. Ha investito mio figlio del benefico dono della narcolessia e ora fila a
letto entro le nove senza alcuna difficoltà. Cade addormentato cinque minuti dopo che gli ho rimboccato le coperte e si risveglia al mattino non prima delle otto.
Quindi, devo pure faticare per farlo alzare. Sono a pezzi, mamma! Distrutto… Muoio dal sonno! Pigola ogni mattina,
anche se lui adora andare a scuola. Ci andrebbe anche il sabato e la domenica. Ma… In tutto questo inspiegabile miracolo esiste tuttavia un ma.
Nei week-end il suo orologio biologico sfarfalla e ritorna indietro ai tempi in cui mi faceva dannare per dormire.
Il sabato e la domenica, puntuale come una cambiale, si sveglia all’alba. Sempre, senza eccezioni. La scusa ufficiale è che ha fatto un brutto sogno popolato di mostri orridi, ma ufficiosamente
posso dirvi che – sfigata come sono – Dio ha semplicemente voluto sì concedermi un miracolo, ma è un miracolo part-time.
Accontentati! diranno le mamme e i papà che hanno ancora la sventura di
combattere contro piccoli cronicamente allergici al sonno. Si, avete ragione, per carità. Poichè ho vissuto la vostra stessa dolorosa vicenda per anni vi sono vicina con tutto il cuore però,
visto che sistematicamente durante la settimana mi alzo non più tardi delle sei, avrei piacere di rimanere con la testa appoggiata al cuscino fino alle sette almeno durante il week
end.
Ma no, quei fottuti mostri vengono a turbare i sogni del mio angioletto proprio durante il sabato e la domenica, giorno teoricamente dedicato al sacrosanto
riposo e sempre, ovviamente, quando ho qualche scadenza lavorativa o scrittevole.
Oggi, per esempio, dovrei terminare con urgenza un pezzo che verrà pubblicato in un’antologia. Così, visto che è sabato, sono in piedi dalle cinque e mezza.
Ale ha sbarrato gli occhi alle sei e quarantacinque ed ora è in camera mia a drogarsi con i cartoni animati. Gli concederò ancora un’oretta di visione selvaggia e poi andrò a prelevarlo,
inebetito e farneticante, e mi ci vorrà una giornata per disintossicarlo dal linguaggio cartonese.
Lampo totanico! Fuoco immobilizzante! Lance iperboliche! se per disgrazia
non riesco ad essere così tempestiva da girare su un altro canale mentre trasmettono i Gormiti.
Ehi tu, sporco figuro di un portiere…Ti spezzerò le gambe con il mio destro micidiale e per te sarà finita! se per caso ci sono
Holly e Benji
E via dicendo…
Fortuna che nel pomeriggio lo porto al Libro Incantato, la deliziosa libreria per ragazzi di Roma dove è previsto un
incontro con un geologo che parlerà di preistoria ai bambini. Passeremo la domenica a disquisire su placche osse e fossili, ma almeno avrò distolto i suoi pensieri di bimbo dalle baggianate.
Peccato che insiste col volersi portare dietro il suo triceratopo di plastica. A grandezza naturale, ovvio...