Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"

Su consiglio di una cara amica ho deciso, circa un’ora fa, di regalarmi un
piccolo lusso: un immersione in acqua salata. Allora, bisogna riempire la vasca di acqua tiepida, sciogliere un chilo di sale grosso e rimanere in ammollo in attesa del miracolo. Con questo
sistema, sembra, si riesce a sgonfiarsi di un chiletto. Niente di che: entri otaria e riemergi comunque otaria, ma con l’illusione di aver fatto una volta tanto qualcosa di molto intelligente,
tipo avvalersi del processo osmotico, per cambiare la tua triste condizione.
Chiaro che il solo accostare le labbra a un bicchiere d’acqua è sufficiente a vanificare i prodigi del sortilegio, ma basterà non bere fino a domenica
sera e il deliziooooooso abitino che al momento fascia in modo impietoso i miei fianchi scivolerà, leggiadro, rivelando soltanto delle piacevoli, femminili e molto calabresi curve da donna che
non deve chiedere mai.
Procedo, sciolgo il sale, mi immergo, mi rilasso e chiacchiero sbadatamente al telefono per mezz’ora ignara dell’orrore che, pian piano, si materializza alle
mie spalle. Suona il timer, è ora di uscire, tiro fuori le gambe dall’acqua ( gonfie esattamente come prima) e mi accorgo che il tappetino del bagno è fradicio.
“Strano…” penso “…oggi non ho giocato con le paperelle…” Inizio ad asciugarmi e noto che tutto il pavimento è fradicio.
" Strano…” ripenso, un filino contrariata.
Finisco di asciugarmi e noto che il pavimento non è fradicio, ma allagato…
“Molto strano… Molto molto strano” inizio a mugugnare, mentre tiro fuori la mia collezione privata di stracci e mi metto a quattro zampe per rimediare a quel
disastro vanificando così quella mezz’oretta di relax.
Esco dal bagno e svento per un attimo la tragedia: anche il corridoio è allagato e parte della cucina. Un attimo di disattenzione in più e probabilmente ora vi
scriverei mentre sto facendo il triage al pronto soccorso.
Ma da dove cavolo viene tutta quell’acqua? Dalla vasca? Dal water? Dal bidet? Dal termosifone in camera di Alessandro dove fervono ancora i lavori? Si è rotta
la lavastoviglie? Oppure è la lavatrice sul balcone che ha esalato l’ultimo respiro?
Sono ancora qui a domandarmi cosa diavolo è successo, mentre strizzo l’ultimo straccio e continuo ad ispezionare la casa centimetro per centimetro per
capire se c’è una sorgente miracolosa nascosta da qualche parte.
Niente, giuro su quanto ho di più caro che l’indagine non ha prodotto frutti. L’acqua è defluita dal nulla, copiosa, implacabile, in rivoli lussureggianti che
hanno pensato bene di andare a morire ai piedi dell’aspirapolvere. Bene, devo aggiungere alla lista delle cosucce da fare domani anche di fare un
salto da Euronics per vedere se hanno elettrodomestici in saldo.
Continuo a controllare il pavimento, ormai asciutto, ma senza risultato. Nessun indizio, niente di niente, neanche la più schifosa delle spiegazioni, neanche
la più bizzarra, neanche la meno plausibile.
Acqua ovunque, sbucata da un universo parallelo o da un mondo fantastico, forse Atlantide stessa, chi può stabilirlo? Spero solo che sia acqua santa, perché mi
sa che la sfiga ha ripreso servizio. Più bastarda del solito.