Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"



Oggi vorrei spiegarvi, con uno stile che di solito non mi appartiene, cosa
significhi per me ogni presentazione del libro. Nelle riflessioni che state per leggere non c’è nulla che faccia sorridere. Seguo sempre una
regola ferrea: l’ironia è una cosa seria, non si può applicare a qualsiasi situazione.
· E’ il timore che nessuno possa presentarsi.
· E’ il piacere di constatare che, invece, qualcuno si presenta sempre.
· E’ il dono prezioso del tempo altrui, oggi che il tempo ha un prezzo così alto.
· E’ lo sguardo rassicurante di un direttore editoriale che cammina al tuo fianco fiducioso che un domani, forse, qualcosa avverrà.
· E’ il rivedere la ex collega di lavoro dopo tredici anni oppure l’amico fraterno, con cui hai perso i contatti da un secolo, presentarsi con
la compagna che, nonostante non ti abbia mai visto in tutta la sua vita, decide di trascinare il pancione di nove mesi e mezzo, sedersi su una sedia accanto al padre di sua figlia e ascoltare per
un’ora e mezza ciò che hai da dire. Quattro giorni dopo quella ragazza deliziosa partorirà…
· E’ rispecchiarsi nella complicità di mamme sconosciute che annuiscono, divertite, quando leggi qualche stralcio del tuo libro.
· E’ l’affetto dei tuoi amici più cari, il loro sorriso partecipe mentre racconti di quando eri piccola e avresti voluto fare la pittrice,
l’attrice, la ballerina, il pescatore di telline, l’inscatolatore di sgombri ma la scrittrice no… quello davvero no… Loro lo sanno che è vero
e che quando ti definisci una pseudoscrittrice non lo fai per falsa modestia.
· E’ un marito onnipresente che non si stanca mai di accompagnarti nel tuo viaggio.
· E’ osservare per due ore la signora in prima fila mantenersi impassibile, algida, distante e anche un filino scazzata, e poi vedere la stessa donna
accostarsi, farti i complimenti e allontanarsi con una copia del tuo libro in mano.
· E’ la piccola coda delle acquirenti che attendono pazienti un tuo “autografo”, mentre tu quell’autografo - ovviamente - lo chiami ancora
dedica.
· E’ il piacere di aprire bocca e riuscire a strappare un sorriso, senza aver fatto nulla di particolare per generarlo.
· E’ ascoltare la musica di tutti quei sorrisi improvvisi rotolare come monetine d’argento in un salvadanaio sempre più ricco di emozioni
nuove.
· E’ un regalo costante, un’iniezione di fiducia in capacità che non sospettavi neanche di possedere, anche se è da sempre la gente ti dice che fai
ridere ma non hai mai approfondito il perchè.
· E’ divertimento, sempre. E’ gioia, condivisione, stupore, risate.
· E’ la prova inaspettata che, tutto sommato, dormire al massimo sei ore per notte per coltivare un piccolo sogno forse un senso ce
l’ha.
· E’tutto questo e anche qualcosa di più, per chi, come me, inizia a scrivere per caso e, sempre per caso, si trova immerso in un qualcosa di
indefinito e indefinibile.
Grazie a tutte le persone che hanno partecipato e a tutte quelle che parteciperanno alle mie presentazioni. Io sarò sempre il donnino apparentemente sicuro di
sé, disinvolto, sfrontato, irriverente ma che in realtà custodisce nel suo intimo un’unica domanda: “Ma oggi, tutta questa gente, è venuta davvero a conoscere me, oppure cercava soltanto una
scusa valida per non ciucciarsi il cambio dell’armadio?”