Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"

Ho sempre sfoggiato una capigliatura splendida: lucida, sana, corposa. Con i miei capelli ci si può
cucire o pescare una carpa da cinque chili. Se mi oscurassero la faccia potrei fare la modella per la Panten. Le unghie no. Premo un tasto del telecomando per cambiare canale e mi parte l’unghia
dell’indice. Intera. Sarà forse perché invece di passare lo smalto rinforzante le metto a mollo nel Viakal oppure perché ignoro l’esistenza della manicure, per una mamma figura mitologica e
irraggiungibile almeno quanto un parrucchiere.
Fatto sta che non ho mai potuto beneficiare di mani ben curate. Un anno fa, mentre ero impegnata a presentare il mio libro al Galassia Gutenberg di Napoli, nel mostrarne orgogliosamente una copia
a favore di telecamera una delle splendide unghie finte che avevo comprato per l’occasione è schizzata via. Ora il cameraman è ipovedente. Mi ha fatto causa, non prima di aver inquadrato a dovere
capelli che, invece, brillavano di luce propria.
Ho sempre pregato Dio affinchè ridistribuisse equamente la cheratina nel mio corpo, ma deve aver frainteso: mi sono cresciuti i peli sulla schiena. Da qualche settimana, inspiegabilmente, posso
sfoggiare unghie degne di questo nome. Ho investito ben 12 euro per acquistare un set per la french manicure, anche se ho impiegato una mattinata per capire come applicare le mascherine adesive.
E soprattutto come toglierle. Quel giorno non ho portato mio figlio a scuola presa com'ero fra solvente e smalto lucido, ma volete mettere la soddisfazione di poter esibire finalmente
mani ben curate?
Ora ho unghie belle e forti. Però, per la prima volta da che ho affacciato il muso in questo mondo iniquo, ho doppie punte evidenti come pedate di fango su un pavimento di alabastro. E sto
diventando praticamente pelata. Scusami, Signore, se ti sembrerò irrispettosa: ma quando prego potresti togliere un istante l’ iPod dalle orecchie e degnarti di prestarmi un po’ di
attenzione?