Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"

Come se il pomeriggio della Vigilia una non avesse altre faccende da sbrigare, ho proposto a Superboy di
preparare i biscotti per Babbo Natale, rigorosamente impastati con le nostre manine sante, s’intende. Il vecchietto di rosso vestito merita questo ed altro.
Tempo di preparazione: 50 minuti, secondo più secondo meno.
Tempo per ripulire la cucina: 2 ore e mezza; ho ancora qualche ricciolo di burro in ordine sparso sul
soffitto, lo eliminerò quando mio figlio riprenderà ad andare a scuola, non c’è fretta.
Livello di divertimento: inquantificabile; modellare un ammasso appicitaticcio di pasta frolla con le formine
dell’Ikea e seppellire il tutto con un quintale di farina non ha prezzo.
Risultato finale: una quindicina di renne disabili (alcune deficitano delle corna, altre sono orfane di una
zampa, ma è il pensiero che conta) e un numero non ben precisato di ricci cotti sommariamente. In compenso, siamo riusciti a carbonizzare un branco di scoiattoli e questo ha soddisfatto appieno
un politicante in erba come Superboy: imparare a produrre danni ovunque in modo democratico è fondamentale per farsi le ossa.
Prima di spedirlo a nanna, ho sistemato le bestiole meno acciaccate dai nostri devastanti esperimenti
culinari in un bel vassoio rosso, ho preparato il canonico bicchiere di latte e ho chiesto a Papy di scrivere un biglietto di ringraziamento da parte di Babbo Natale. Non potevo farlo io,
Superboy conosce troppo bene la mia calligrafia: tondeggiante e infantile; non riuscirei a dissimularla neanche scrivendo con la mano sinistra fratturata.
Papy, invece, scrive in modo tipicamente maschile e non ha uno stile troppo identificabile, teoricamente
avrebbe potuto farcela, se fosse stato così furbo da modificare la “e”. La sua “e” si riconosce fra mille, è arzigogolata in modo che è impossibile da descrivere.
“Papy, mi raccomando, ricordati di modificare la calligrafia, soprattutto quella benedetta “e” se no è
matematico che Superboy ti sgama…”
“Ma quando maiiiiiiii? Ma figurati se un nano che non arriva neanche al citofono riesce a sgamarmi! E poi non ha mai letto mai niente di mio scritto a mano, come accidenti ti vengono in mente
certe cose? Tu sei troppo contorta, rilassati una volta ogni tanto!”
La mattina del 25, soli soletti perché mio marito come al solito doveva lavorare, io e il nano ci alziamo per controllare se qualcuno ci ha fatto visita. Sotto l’albero c’era una valanga di
pacchetti, scontato dirlo, ma la prima cosa che ha fatto Superboy è stata controllare se Babbo Natale aveva mangiato i biscotti.
Scaltra come una faina, avevo avuto cura di farne sparire una parte in dispensa (sono a dieta, porca di quella miseria!) e di lasciarne uno addentato a metà. Per rendere il tutto più
realistico, ho lasciato briciole ovunque sul tavolo della cucina (era passato Babbo Natale, che è pur sempre un uomo, mica Mastro Lindo) e ho naturalmente bevuto il bicchiere di
latte.
Gli occhioni di mio figlio si sono illuminati di gioia. Poi, però, ha afferrato il foglietto, ha letto e il sopracciglio sinistro, quello che si inarca ogni volta che gli frulla in mente
qualcosa, ha preso ad agitarsi vorticosamente…
“Mammaaaaaaaaa….”
“Sì, gioia, dimmi…”
“Ma’, ma tu sei proprio sicura che ‘sto biglietto l’ha scritto Babbo Natale?”
“Certo amore, chi altri vuoi che l’abbia scritto?” ho replicato sicura, ma con un tono di voce forse più stridulo del dovuto.
“Sarà… Però ti pare possibile che Babbo Natale faccia la “e” strana proprio come quella che fa papà?”
Ecco Papy: piglia, incarta e porta a casa.
Avevo intenzione di scrivere un biglietto minatorio a una tizia che non sopporto, ora so a chi non chiedere mai assistenza per i miei loschi propositi.