Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"

Mentre la gente normale ieri si è uccisa di cioccolata e, tempo permettendo, se n'è
stata spaparanzata al sole a godersi la famiglia o gli amici, io ho litigato con una mamma.
“Ma cooooooooooome? Il giorno di Pasqua tu ti metti a litigaaaaaaaaaaaaaaaaareeeeeeee?”
Già, a Pasqua. E scusate se è poco.
Durante i giorni santificati al Signore e in occasione di qualche congiunzione astrale favorevole, riesco a rivedere mia sorella e le mie nipotine che vivono a Milano. Capita in media una volta
ogni tre/quattro mesi. Ieri c’è stato un allineamento benevolo dei pianeti e quindi, in un gioioso ricongiungimento familiare, dopo pranzo abbiamo portato i pargoli a prendere un po’ di sole
in un giardinetto a pochi passi da casa dei miei.
Io e mia sorella ci siamo sedute su una panchina per un aggiornamento dei fatti quotidiani (neanche fatti felicissimi, a dirvela tutta) che per ovvi motivi siamo costrette a perdere l’una
dell’altra, i bambini giocavano allegramente, gli uccellini cinguettavano, i fiori di pesco crescevano a vista d’occhio, l’aria era impregnata di letizia ma anche di escrementi volanti: un
gabbiano ha fatto la cacca in testa a mia sorella, ma quella è un’altra storia, forse un presagio di ciò che sarebbe accaduto di lì a poco…
Perse nelle nostre disquisizioni, prestavano attenzione ai bambini a pochi passi da noi, ma senza l’ansia delle mamme dei mini nani che quando li perdi d’occhio trenta secondi si spatasciano giù
dallo scivolo o si spaccano il naso con l’altalena. La nostra cucciolata ha un’età che spazia dagli 8 ai 6 anni e mezzo, non sono più sorvegliati speciali. Non serve, di solito…
Preceduto da grida strazianti che neanche un delfino sotto vivisezione riuscirebbe a produrre, all’improvviso un tafferuglio. Una mamma schizza via dalla panchina come se qualcuno le avesse
acceso un barbecue sotto il sedere.
“Non sono stata io!” dichiara una delle mie nipoti.
Superboy si mette in disparte con aria colpevole. Tace. Mi metto in allarme, ma neanche più di tanto. Sono finiti da un bel pezzo i tempi in cui combinava casini, per questo quando vado al parco
mi rilasso e controllo solo che non esca fuori dal mio campo visivo, non gli sto sul fiato sul collo secondo per secondo.
La mamma del ferito a morte prende suo figlio per mano e si avvicina alla panchina. Con aria devo ammettere anche piuttosto gentile mi saluta e si informa se “il bambino quello grande
con la camicia di jeans è per caso mio”.
“Sì, signora, cosa è accaduto?”
“No, guardi, scusi se glielo dico ma lei lo sa che le mani non si alzano, veroooooooooo?”
Chi, io? Nooooooooooooo...Lo porto tutti i pomeriggi a pugilato e gli consento di ammazzare i criceti a martellate, se ne ha voglia. Così, giusto per sedare l’aggressività…
“Ma certo che lo so, che cosa è success…”
Non mi fa finire, e mi mostra la ferita di guerra del povero martire. Mio figlio gli ha dato uno spintone, e nel farlo deve prima averlo afferrato malamente perché ha dei segni rossi sul petto.
Preciso in tutto ciò, perché non è un particolare da nulla, che il bimbo non stava affatto piangendo. Quindi sì, sicuramente Alessandro gli ha fatto male, ma non l’ha ridotto in fin di vita.
Mi accuccio subito all’altezza del piccolo e gli chiedo con dolcezza perché hanno litigato…
L’erinni passa subito al tu:“Guarda che non c’è mai un perché, le mani non si alzano, insegnagliela l’educazione a tuo figlio!”
Lì mi parte l’embolo: “Sto parlando con il tuo bambino, non con te! Se permetti voglio sapere cosa è successo…”
E lì l’embolo parte a lei… In trenta secondi riesce a dirmi che sono arrogante, che ovviamente non sono stata in grado di trasmettere un minimo di educazione a mio figlio, che è uno sociopatico e
che forse avrei fatto meglio a prendermi un pesce rosso, invece di mettermi in casa un bambino che poi se ne va in giro a massacrare i piccoli innocenti al parco. Aggiunge, prima di andarsene
sdegnata, che sono un’isterica e che devo farmi curare.
Ora vi chiederete: come mai non ti sei fiondata subito da tuo figlio e non l’hai fustigato pubblicamente per il suo comportamento? Perché non l’hai fatto inginocchiare nella polvere
costringendolo a chiedere scusa al compagno ferito, e anche più piccolo di lui di un paio d’anni? Perché non ti sei crocifissa all’istante al cospetto di quella mamma?
Ve lo dico io perché: ogni volta che ho sgridato mio figlio per aver alzato le mani (perché lo so benissimo che non si fa, cara la mia erinni) e l’ho mortificato al cospetto di Dio e degli
uomini, pochi secondi dopo ho sempre scoperto che la vittima delle sue angherie gli aveva, nell’ordine: fracassato le balle in modo inenarrabile per almeno mezz’ora con i mezzi più disparati,
infilato un bastoncino negli occhi, dato quattro/cinque calci negli stinchi e/o un pugno nello stomaco. Perciò, non solo Superboy le ha prese per primo, ma è anche stato costretto a chiedere
scusa per aver reagito. Ergo: lui passava per un picchiatore, e la piccola carogna che le aveva date per prima era una vittima della sua “violenza”.
Ciò non significa che qualche volta non alzi le mani per primo, non sono una demente, io. Ma di base non è mai stato, non è e non sarà mai un bimbo violento. Se mena, al 90% ha
beccato per primo. Rimane naturalmente scoperto quel 10%, però avrò il sacrosanto diritto di concedergli il beneficio del dubbio?
No, non ce l’ho. Me l’ha detto anche mia sorella: avrei dovuto scusarmi con la signora e pace fatta. Senza indagare prima su perchè o il percome. Già... E se putacaso ad iniziare la lite fosse
stato l'altro e non mio figlio? Ma lei ha due femmine in casa, razza che difficilmente si trova in certe situazioni. E allora ho provato a spiegarle un attimo il mio punto di
vista.
Le ho raccontato un episodio significativo: tanti anni fa, durante una festa di compleanno, l’ho rimproverato
aspramente per aver dato un morso a un compagno senza neanche dargli il tempo di dirmi cosa fosse successo. Era il mio atteggiamento standard: se picchiava qualcuno, lo sgridavo e basta. Dopo
averlo sculacciato, l’ho costretto a chiedere scusa. Un’amica mi ha detto: "Scusa se mi permetto, ma dovresti smetterla di dare sempre addosso a tuo figlio. Lo sa che l’angioletto in questione
l’ha sbattuto a faccia in giù nel cemento per tre volte? L’ho visto io, volevo avvisarti ma in mezzo a tutto ‘sto casino non riuscivo a trovarti.”
Ho successivamente scoperto che questo bimbo era in realtà un pit bull che a scuola spaccava la faccia a mio figlio tutti i giorni così, per motivi religiosi. E’ da allora che chiedo sempre
cosa è successo a Superboy, e badate bene che non sono una che lo difende a spada tratta. Io odio chi difende i figli per partito preso, e “odiare”, credetemi, non è una parola troppo forte per
esprimere quello che provo.
Poi ho ovviamente preso da parte mio figlio e l’ho rimproverato per quello che aveva fatto, appurando che aveva assolutamente torto. Il motivo della lite? Il bambino si era piazzato davanti
all’ingresso di un gioco e non faceva passare nessuno, urlando come un ossesso. Erano quelle le urla da delfino vivisezionato che hanno preceduto l’episodio di inaudita violenza.
Superboy ha sbagliato: per quanto antipatico, dispettoso e insopportabile fosse quel bambino, non meritava di essere spintonato.
Ma col cacchio che l’ho costretto ad andare a chiedere scusa. L’avrei fatto, senz’altro, se quella donna si fosse comportata un po’ meno da “mamma”. Per la cronaca: ogni volta che mio figlio è
stato picchiato, e cavolo se è successo, non sono mai andata a lamentarmi da sua madre né tantomeno l’ho accusata di non saper crescere suo figlio. Mai, neanche quando questa mamma la conoscevo
benissimo e il massacro avveniva davanti ai nostri occhi. Mai. Ho preferito non frequentarla più. Perché è questa la punizione peggiore per i picchiatori professionisti: rimangono soli.
Ndr: il povero martire è poi rimasto in isolamento per tutto il pomeriggio. Chi ha voglia di giocare con un tizio dispettoso in grado di spaccare i timpani al
prossimo quando si ribella al suo volere?
Il mio piccolo barbaro, invece, ha giocato per tre ore con qualsiasi forma vivente popolasse il circondario, compreso un bimbo di un anno e mezzo di cui si è preso cura come neanche un
fratello maggiore, un nugolo di bambini in età assortita e un nutrito branco di graziose signorinelle. Penso che nel frattempo si sia fidanzato e sfidanzato almeno un paio di volte. E pensate che
hanno acconsentito senza bisogno che le picchiasse per farle sue…
Posso precisare che quest’ultima frase è sarcastica? Mica per niente. Così, giusto per non creare fraintendimenti.
Ah!Felice Pasquetta a tutti.
La mamma di Tyson.