Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
Due giorni fa ho accettato l’invito di una cara amica
ad assistere a uno spettacolo di danza contemporanea. Confesso che non conoscevo Rock the Ballet, anche se è una compagnia nota a livello internazionale. La data, poi, era piuttosto scomoda:
coincideva con la mia partecipazione alla Fiera del Libro di Roma, attività che regala enormi soddisfazioni, ma anche mal di schiena e emicrania letali, soprattutto se hai superato la quarantina.
Rimanere in piedi e sorridere alla gente per promozionare il tuo libro è piacevole per una mezz’ora, allo scadere dei primi 60 minuti ti viene già voglia di afferrare il cappotto e
dissolverti nel nulla. In un attimo di sconsiderata follia ho avuto la tentazione di declinare l’invito, perché sapevo che alla fine della fiera avrebbero dovuto raccogliermi con il cucchiaino.
Ma dopo aver dato un’occhiata al promo dello spettacolo ho capito che, a costo di strisciare faticosamente con l'ausilio di un deambulatore, dovevo sacrificarmi in nome
del mio proverbiale amore per la danza. Ecco cosa ho stoicamente sopportato a sostegno di una delle forme più pure dell’espressione corporea:
http://www.youtube.com/watch?v=5AKZDk5EALI&feature=player_embedded
http://www.youtube.com/watch?v=WeJgPBDNfJ4
Avete gustato i video? Bene… Ditemi voi se una donna che è ancora lontanissima dal raggiungere la pace dei sensi rifiuterebbe mai un invito del genere, per di più gratis. E già, perché il
marito della mia amica partecipa alla produzione dello show, e ciò mi ha consentito di sgattaiolare da un’entrata interdetta al pubblico pagante. Insieme a noi c’era anche un’amica che ho il
piacere di frequentare per motivi principalmente professionali da circa due anni e che ho sempre apprezzato e conosciuto nella sua serissima veste di inappuntabile
manager.
Questa donna, che chiamerò convenzionalmente Ormone Impazzito per non sputtanare la sua credibilità poiché
tiene famiglia ed è piuttosto nota sul web, mi svelato un lato della sua personalità che non avevo mai immaginato potesse appartenerle. Durante lo show non ha proferito verbo, sembrava
un diabetico capitato per sbaglio davanti agli stand dell’Eurochocolate: aria attonita, occhi sbarrati, lieve filino di bava alla bocca e cellulare incollato alla mano per twittare in diretta le
sue impressioni. Non ho osato leggere cosa stesse digitando… Sono maggiorenne da un bel pezzo, ma vi assicuro che ho temuto di scoprire parole troppo forti anche per me, che non sono mai stata
una sfrenata libertina, ma qualcosina del mondo adulto la conosco eccome.
Sul palco musiche strepitose, coreografie originalissime, evoluzioni tecnicamente perfette che abbiamo
apprezzato senza sfarfallare troppo fin quando gli splendidi ragazzotti sono rimasti in jeans e maniche corte. Ma all’inizio del secondo tempo è stato complicatissimo concentrarsi su certi
dettagli squisitamente artistici: avrebbero potuto far avanzare dalle quinte una coppia di elefanti africani in reggiseno ma non ce ne saremmo accorte, rapite da ben altre piacevolezze.
Una volta lanciate via magliette e camice il deliro: un caleidoscopio di bicipiti possenti, corpi statuari piacevolmente sudati e tartarughe scolpite che neanche alle Galapados, ci hanno dato il
colpo di grazia. Ma non solo a noi… Il teatro Olimpico di Roma, strapieno, era curiosamente composto da un pubblico quasi tutto al femminile. L’aria era ferocemente pregna di feromoni.
Non potrei giurarci, ma credo di aver intravisto nella borsetta di un’attempata signora uno storditore elettrico per irretire uno di quei giovani virgulti.
A fine serata il marito della nostra comune amica ci annuncia che è ora di andare a conoscere i ballerini, primo fra tutti Rasta Thomas, lo straordinario coreografo artefice dell’intero
spettacolo. Ormone Impazzito schizza via dalla poltrona con aria allupata, io e la mia amica la seguiamo a ruota. Ma una volta arrivate in zona back stage rimaniamo deluse: gli splendidi
uomini fatti che ci hanno incantato sul palcoscenico sono in realtà poco più che ragazzini, un paio non hanno ancora la barba, e l’entusiasmo ormonico scema. Alcuni di essi potremmo averli
tranquillamente partoriti, e questo ci ricorda vagamente che siamo sì donne, ma anche mamme. Un lievissimo attimo di vergogna attraversa i nostri sguardi, ma se ne va serenamente a morire
ammazzata non appena dalle quinte esce LUI, a torso nudo, tanto per aggravare la situazione.
LUI è Rasta, una roba che se non la guardi
bene da vicino dubiti che esista sul serio, è quel bel faccino che vi fissa in apertura del post, è una concretissima prova dell’esistenza di Dio. Sulla magnificenza del suo corpo non mi
dilungo, basta dare un'occhiata qui sotto:
Tornando al back stage: alla vista dell’appetitoso coreografo neanche trentenne a Ormone Impazzito parte
definitivamente l’embolo. Vi dico solo che ha preso a fissare con cupidigia una cesta di camice sudate abbandonata per terra, ha agguantato un kiwi dal buffet poco distante e ha iniziato a
sbattermi violentemente contro un muro. Ora… Non so spiegarmi come mai una persona che fino a quel momento consideravo totalmente sana di mente abbia preso a picchiarmi armata di un kiwi,
ricordo soltanto che blaterava frasi disconnesse del tipo: “Mangia, mangialo che diventi bella come i ballerini… Mangiaaaaaaaaaa ho dettooooooooo!” Faceva decisamente paura. Se la scena non fosse
stata così surreale giuro che le lacrime che mi scendevano dagli occhi sarebbero state di terrore, non di sfrenato divertimento. Eh già… Perché in tutto ciò mi sono divertita come una pazza,
forse perché pazza lo sono sul serio, altrimenti non mi ritroverei in compagnia di certa gente.
Non contenta, Ormone Impazzito è caduta vittima della sindrome da geek: anziché guardare negli occhi la meraviglia che le passava accanto a torso nudo, placcarlo in un angolo e dirgli
"aspetta, che facciamo una foto", fissava come una scema il BB inceppato. E’rimasta imbambolata a smanettare sul cellulare super high tech domandandosi sconsolata che fine avesse
fatto la sua proverbiale faccia tosta.
Alla fine la foto di gruppo con LUI ce la siamo comunque fatta, anche se a quel punto era purtroppo vestito di un pesante giubbotto. Sono partite le presentazioni e, nel darci la mano, si è
avvicinato affabilmente ad ognuna di noi baciandoci calorosamente sulle guance. Ha condito il tutto con un sorriso assassino, atteggiamento tipico dell’americano doc, e la vista di quei denti
candidi mi ha fatto sbarellare tanto che credo di aver bofonchiato un “MAIS to meet you”. Anzi, sicuramente ho detto proprio MAIS. Ho la fortuna di stringere la mano a uno dei più straordinari
ballerini del mondo e gli vado a vomitare in faccia una minchiata che neanche Checco Zalone riuscirebbe a tirare fuori! E porca di quella vacca, io quattro parole di inglese le mastico
pure, a buon bisogno. Ma niente, a parte quello strafalcione non sono riuscita a dirgli nulla di sensato, neanche un banale: “The show was great!” oppure: “You’re the most amazing dancer I’ve
never known” o anche il classico: “The cat is on the table”, che va su tutto. Niente, da questa dannata e solitamente prolifera bocca non è uscito più un suono che fosse uno.
Si sono quindi fatte le undici passate, avremmo potuto teoricamente andare a cena con l’intero staff, ma le nostre stanche ossa di quarantenni provate da una giornata lavorativa hanno gridato
vendetta al cospetto di Dio. Io e Ormone impazzito abbiamo salutato la nostra comune amica, osannato suo marito per averci regalato una splendida serata e quindi ci siamo infilate in
macchina per tornare a casa.
Tempo mezz’ora ed eravamo di nuove tutte e tre assieme su Facebook a postare foto, video e commenti infuocati. Quarantenni madri di famiglia che si ritrovano a mezzanotte passata a
cazzeggiare on line come sedicenni decerebrate, ma si può essere più deficienti di così? A quel punto mi è ritornato in mente un flash back: avrò avuto circa 13 anni, ero al mare con delle
amichette. Le nostre madri, poco più che quarantenni, lanciavano occhiatine significative e considerazioni non esattamente da educanda in direzione di un bagnino che avrà avuto la metà dei loro
anni. Io mi sono scandalizzata del comportamento della donna che mi aveva messo al mondo ma lei, senza scomporsi minimamente, mi ha sussurrato:“Quando arriverai alla mia età capirai…”
Ecco ma’, sono arrivata alla tua età. Sono atterrita da tutto ciò, ora mi spieghi come accidenti ne esco fuori?
PS: Lo spettacolo è strepitoso, merita senz'altro di essere visto, bonazzitudine dei ballerini a prescindere.
Consiglio alle signore di imbottirsi di Tavor e magari di lasciare i mariti a casa. Così, tanto per...