Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"

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IL CONFRONTO CON LE ALTRE
Quella che ha il figlio/a calciatore/nuotatore, abile fiorettista, ballerino/a di danza moderna e/o contemporanea.
Fin dal primo istante in cui la conosci ti fa venire voglia di cambiare palestra, quartiere o pianeta, visto
che ti ci trovi; ma poiché hai pagato l’iscrizione e sei mesi anticipati di frequenza, devi rassegnarti a sopportarla, anche se i bocconi da ingoiare sono amarissimi. Sì, è vero: suo figlio/a è
un abilissimo calciatore, nuota come un pesce, fende graziosamente l’aria con la punta del fioretto e balla come Shakira.
Il tuo ha i piedi fucilati, in acqua annaspa come una papera, ha cavato un occhio all’istruttore di scherma ed è legnoso come tuo marito, che dopo dieci anni di corso di Salsa non riesce ancora a
distinguere il primo passo dal secondo.
L’invidia è un sentimento meschino, non ci piove: ma avere costantemente davanti una madre del genere, due volte a settimana, per almeno nove mesi all’anno, scatenerebbe in chiunque il desiderio
di prenderla a calci, affogarla, disegnarle sul petto la Z di Zorro, stenderla a terra e ballarle sui reni il Sirtaki fin quando non sviene.
La felicità spesso si costruisce con piccolissime, meschine soddisfazioni.