Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
“I bambini oggi sono molto più svegli di un tempo” è un’affermazione che circola da quando nel mondo impazzavano ancora le Guerre Puniche, ma a volte sono proprio i genitori a svegliare tante Belle Addormentate quando sarebbe cosa buona e giusta farle sonnecchiare ancora un bel po'.
"Una mamma non si giudica mai" è il mio mantra da sempre, ma in certi casi più che criticarla sarebbe bene toglierle la custodia dei figli o farla internare a vita in un ospedale psichiatrico.
Abbandonare l’infanzia quando si è ancora degli infanti mi spiazza. Lo trovo innaturale, illogico, taglia via una fetta importante nella vita di un bambino, lo tuffa di prepotenza in un mondo dove correre sembra essere una sorta di nuova religione. Alcuni bambini sono naturalmente precoci, altri sono defraudati della loro innocenza proprio dalla madre.
Sono incappata per caso in Little Miss America, un format in onda su Real Time su i concorsi di bellezza per nane truccate. Una roba agghiacciante, mi sono venuti i brividi.
Bambine piccolissime costrette a mettere lo spray autoabbronzante, le ciglia finte, i toupet, a fare la ceretta, le meches e a truccarsi come donne fatte. Gnappe di 4/5 anni indottrinate dalle mamme (e addirittura da personal trainer ingaggiate a tale scopo) a sculettare in modo lascivo, a lanciare baci e sorrisi stereotipati, a tenere alta la testa, diritte le spalle, a scimmiottare le donne “vere” in un modo che trovo di una tristezza infinita, a raggiungere la perfezione per incantare i giurati e portarsi a casa uno stupido trofeo.
Ho assistito a capricci e pianti in quella trasmissione, ma non erano tanto le bambine a dare di matto, erano piuttosto le mamme. Donnucole bellocce che in passato hanno vinto un concorso (uno e basta) e che ora ripongono nelle figliolette (neanche ‘ste grandi bellezze, fidatevi, e la faccenda è per questo ancora più squallida) le loro belle speranze infrante.
Spendono 1.000 dollari per un vestitino da competizione pacchiano, ammaestrano quelle povere creature come scimmiette, le riprendono aspramente se non sorridono o camminano nel modo giusto, le scaraventano giù dal letto all’alba per raggiungere in macchina il luogo X e soprattutto inculcano loro il concetto che per essere femminili e vincenti nella vita bisogna ingannare, travestirsi, abbagliare gli altri con tutti i mezzi a disposizione.
La bellezza sarebbe quindi un pour pourri di posticci, di lustrini, di falsità e soprattutto di perfezione...
Conosco bambine meravigliose: hanno visetti irregolari, orecchie
a sventola e denti da coniglietto. Sono quelle che improvvisamente esplodono in una risata sincera che le illumina di autentica bellezza e tintinna come una cascata di monetine d’argento
in un salvadanaio.
Sorridono perché hanno voglia di farlo, non perché glielo impone una mamma fuori di testa. Sorridono alla loro infanzia, loro. Per questo trovo che siano bellissime, tutte, anche quelle con le orecchie a sventola.