Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
Stamattina Superboy ha avuto un pauroso episodio di epistassi: oltre cinque minuti di emorragia
inarrestabile e, come ciliegina sulla torta, la fuoriuscita da una delle narici di una specie di lumacone sanguinolento lungo quasi 5 cm. Ho uno stomaco di ferro, io. E non sono una che si
impressiona facilmente, ma anche ieri pomeriggio, mentre svolazzava da un albero all’altro, all’improvviso è iniziato ad uscirgli il sangue dal naso. E poi sono giorni che ha un raffreddore
spaventoso.
“Mmmmmmh… Mi sa che oggi ad occhio e croce rimani a casa con la mamma, ti va?”
Lampo diabolico negli occhi mentre pregusta una giornatina di cazzeggio a go go. Butta lì uno strategico: “Sì, mammina" con la sua voce migliore da malato immaginario "Però poi oggi
pomeriggio chiamiamo Tommaso per farci dare i compiti a casa...” (ipocrita fino al midollo!) e parte la mia zelante attività di animatrice per bambini. Lui adora quando
lo intrattengo con le canzoncine. Ho la voce da trans e un’intonazione discutibile, ma diciamo che è uno che si accontenta.
Siamo passati, non chiedetemi perché, dalla sigla dei Dragon Balls a un medley degli inni nazionali dei paesi europei. La Marsigliese dei cugini francesi gli è piaciuta un sacco, ma lui non
capisce una parola di gallico. Arrivata all’inno della Union Jack, mi interrompe con sicurezza e dichiara: “No, non dirmi cosa significa. Faccio il corso di inglese, io. God
save the Queen significa Dio salvi il mio pinguino.”
The queeeeeeeeeen, broccolo! Non my penguin!
Ora resta da stabilire se la colpa è dell’emorragia, del maestro di inglese o di Piero Angela. Giorni fa ha visto un documentario sul pinguino imperatore. Magari si è confuso…