Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
Qualche giorno fa ero davanti allo specchio del bagno e trafficavo con la trousse. A farmi da dama di compagnia c’era Superboy che a un certo punto se n’è uscito con una delle sue domande esistenziali:
“Mamma, mi spieghi qual è il vantaggio dell’essere donna?”
Sono rimasta a bocca aperta, non per l’interrogativo in se stesso, neanche fra i più bizzarri che mi abbia mai posto, ma perché mi ha presa in contropiede. A me, sì, la funambola senza rete del lessico a ruota libera.... Ispirata dal mascara che tenevo in mano, ho sparato una lurida cretinata:
“Beh…Ecco…Ad esempio le donne possono truccarsi e quindi apparire più belle. Soprattutto in una giornata no è un gran bel vantaggio, sai?”
Lo so. Dopo questa affermazione ho perso il diritto a flaggare sulla casellina “femmina” di qualsiasi modulo mi capiti sotto tiro, a meno che non stia compilando quello per farmi internare alla Neuro. Ma altro, ve lo assicuro, lì per lì non mi è venuto in mente. Ed è decisamente grave. La domanda di mio figlio ha sollevato interrogativi ai quali pensavo di poter fornire risposte più che sensate. Invece il mio silenzio è un risultato decisamente spiazzante e privo di logica.
“Ma mica è vero, sai mamma? Anche gli uomini possono truccarsi… Io ne ho visti tanti truccati!” Bene. mio figlio ha preso a frequentare i locali delle Drag Queen. Vero è che ultimamente l’ho trascurato un po’, ma non credevo di averlo perso di vista in modo così drammatico…
“E dove li avresti visti, di grazia, gli uomini truccati?”
“Ovunque, mamma, mica è una cosa tanto strana, sai? Che sei sconvolta?”
“Per carità di Dio, amore caro. Mi sconvolgerebbe di più sapere che sei diventato laziale…”
“Allora, visto sui vantaggi non sei tanto prepararata, mi dici allora qual è lo svantaggio dell’essere donna?”
E lì ho risposto di getto, senza soffermarmi a riflettere un misero istante: “Lo svantaggio è che le donne lavorano il doppio degli uomini, spesso senza che nessuno riconosca la loro fatica.” Anche questa risposta non mi è piaciuta granché, eppure questo gli ho detto.
“Ma davvero, ma’? Ma se certe donne non lavorano neanche!”
Associazione FederCasalinghe, è tutto vostro. Ve lo lascio, fate di lui che volete, ma vi prego di trovare il sistema per farlo soffrire il meno possibile, perché tutto sommato gli sono affezionata.
Dopo di che è partita una filippica di circa due ore, minuto più minuto meno, dove ho riassunto a mio figlio i principi degli ultimi 3 decenni della lotta femminista, io che fra parentesi femminista convinta non lo sono mai stata. Intendiamoci: non gli ho certamente buttato addosso la colpa di essere maschio, razza privilegiata per diritto di nascita e per convenzione sociale, ma ho ribadito il concetto che essere donna non è esattamente una passeggiata di salute. Questo nella vita, e soprattutto nel lavoro.
Glielo dico da quando portava ancora il pannolino: togliti dalla testa che quel cosino che sfoggi in mezzo alle gambe ti regali il diritto di sentirti superiore a una “femmina”. Non è affatto così, tesoro mio. Perciò comportati di conseguenza. Infatti, il frutto dei miei buoni insegnamenti potete leggerlo in Pesca pericolosa , soltanto un esempio delle teorie sessiste di mio figlio.
La nostra lunga chiacchierata spero sia finalmente servita a fargli comprendere che sì, suo padre è un uomo fantastico che all’occorrenza mi dà una mano senza fare troppe storie. Ma il punto è che quando va a fare la spesa al mio posto, oppure si occupa di lui, merita l’approvazione incondizionata della gente che pensa: “Ooooooooh! Ma guarda un po’ che bravo papà!” Lo è, di sicuro, su questo non ci piove.
Io, invece, indipendentemente dalle ore che ho lavorato e a prescindere da quanto sia stanca, certe cose devo farle di routine perché sono una donna. La realtà è che nessuno trova nulla di encomiabile in una che nel tardo pomeriggio accompagna uno o più figli in piscina dopo essersi ciucciata 8 ore di lavoro, una sveglia all’alba per smaltire una catasta di panni, lo spesone settimanale e una miriade di altre incombenze che non elenco per non rendere questo post più retorico di quanto non sia già. Quella non è una “brava mamma”, ma una mamma. O una donna. Punto. Lavora il doppio di un uomo, ma è "naturale"che sia così.
Le mie riflessioni non sono particolarmente originali o brillanti, lo riconosco. Però non è casuale il fatto che le pubblichi proprio oggi, che è il 1 Maggio. Lo faccio esclusivamente per porvi un quesito: possibile che una donna dignitosamente intelligente, abituata ad analizzare gli aspetti sociali della vita per deformazione professionale, una tipa che difficilmente si trova a corto di parole, sia stata incapace di raccontare a suo figlio quali siano i vantaggi dell’essere donna? Perché ce ne sono parecchi, lo so. Solo che a bruciapelo non ho saputo elencarli. Sono improvvisamente rintronata io, oppure rispondere a questo quesito non è poi una faccenda così elementare?