Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"

Criticatemi pure, non me ne curerò. Datemi pure addosso, non morirò per questo. Denunciatemi al Telefono
Azzurro, tanto sono già schedata. Ed ora reggetevi forte, perché lo shock potrebbe spiazzarvi: io proibisco a mio figlio l’utilizzo dei videogiochi. Ha già sei anni, ci sono bambini che
alla stessa età sono azionisti di maggioranza della Nintendo. Ma lui no, non ha il permesso di giocarci perché la mia rozza convinzione di donna involuta è che esistano intrattenimenti un filino
più costruttivi. E per costruttivi non intendo leggere il Pendolo di Faucault, ma spaccare gli stinchi di un amichetto al parco mentre si gioca a pallone, raggiungere la Luna con l’altalena, fare
la lotta, le bolle di sapone, tagliare le trecce alle amichette, sequestrare il fratellino dalla culla per chiedere il riscatto in Ovetti Kinder. Cosucce così…
Al di là di queste mie convinzioni ( opinabili, per carità, ma comunque fermamente mie), Superboy è interdetto ai videogiochi perché ha un difettuccio: non capisce il concetto “ Se se ti
do il permesso di giocare una mezz’ora al giorno, mezz’ora deve essere.” Come la stragrande maggioranza dei nani che hanno appena iniziato a perdere i denti da latte, dispone di un orologio
sfalsato che riconosce soltanto i tempi che gli fanno più comodo. Quindi no, almeno fino a quando non imparerà a rispettare le regole.
Ieri trafficava con l’album da disegno nella sua cameretta. Era tranquillo da almeno un quarto d’ora, situazione che metterebbe in allarme qualsiasi mamma sana di mente. Soltanto una sequela di
“sbam”, “ sbum” “ spatapum” e “crash” mi ha fatto intuire che stesse giocando a qualcosa.
“Guarda, mà. Ho vinto già sei volte!” ha affermato con la massima serietà. E ha ripreso a sbatabumpare.
Mi sono avvicinata e ho visto che aveva disegnato una consolle del Nintendo, pennino per il touch screen incluso e meticolosamente ritagliato. Stava video giocando ! J
Mi ha intenerito, mi ha fatto sentire come la Regina del Male, mi ha istantaneamente eletto a nazista senza cuore. Ma la sua commovente creatività mi ha fornito l’ennesima conferma che faccio
bene a non comprargli i video giochi. A un altro bambino, perennemente appiccicato allo schermo di un video game, un’idea del genere non sarebbe mai venuta!
Sono un’insensibile? Sì, me ne vanto e mi godo il mio straordinario bambino. Lui è capace di giocare persino con il nulla, è quello che facevamo anche noi quarantenni da piccoli. O ve ne siete
dimenticati?