Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"

Erano tre mesi che combattevamo contro l’ irriducibile primo dentino
dondolante che si ostinava, caparbio, a restare ancorato alla boccuccia del nano con le sole forze di un filino di gengiva reticente.
Erano settimane che questionavo sul quando si sarebbe deciso a mollare la presa, sul quanto sarebbe stato bello mettere da parte quel preziosissimo primo
segnale di crescita, sul come l’avrei fatto incastonare su una minuscola montatura d’oro per conservarlo fra i ricordi più cari.
Erano giorni che aspettavo, così come solo una mamma in attesa di un così importante evento aspetta. Questo perché
continuo a ritenermi una che ha partorito un bimbo tutto sommato normale, mentre la sconcertante realtà e che io sono davvero la madre di Superboy.
Oggi, nel breve lasso di tempo che va dallo scendere dalla macchina e infilarsi volando nella porta dello spogliatoio della piscina, il dentino si è dissolto
nel nulla, inghiottito da un vento vorticoso smosso dal mantello del lillipuziano supereroe.
Mentre gli infilavo il costumino, lui ha iniziato come al solito a pavoneggiarsi in direzione di Laura, deliziosa biondina che rimane sempre a bocca aperta di
fronte alla tronfia esibizione dei suoi muscoli da lanciatore di coriandoli.
Mentre sorrideva in posa plastica ( bicipiti tesi sopra la testa, pancia in dentro e petto di pollo in fuori)in direzione della sua ammiratrice, mi accorgo che
il nano non ha più il suo dentino. Con un tuffo al cuore la mia voce tremula gli chiede : “Gioia mia, ma dov’è finito il dentino?”
E lui risponde, per nulla turbato: “ Mah! Non lo so, mamma… Mentre scendevo a velocità totanica le scale della
palestra ho sentito che mi schizzava fuori qualcosa dalla bocca, ma non pensavo fosse il dentino… Vabbe', che ci vuole… Vallo a cercare, no?” E si infila con noncuranza cuffia e
occhialini.
Vallo a cercareeeeeeeeee? E dove cribbio lo vado a cercare un microdente alle sei del pomeriggio, con un buio pesto e con possibilità di ritrovamento pari
all’azzeccare una combinazione vincente al Win for life? Ma lo cerco, eccome. Passo una buona mezz’ora al freddo e al gelo ( vabbè, non proprio. Ma sono così depressa che mi sembrava doveroso
aggiungere un tono di drammaticità alla narrazione) senza risultato. Dalla mia disperata caccia al tesoro emergono solo mozziconi di sigaretta, pezzetti di pizza bianca smozzicati e un paio di
cacche di alano. Il punto dove dice di aver sentito schizzar via il dente è all'esterno della palestra; se fosse accaduto all'interno dell'edificio avrei forse avuto una minuscola
possibilità di ritrovarlo.
Lo so che sono una beota allo stadio terminale, ma la perdita di quel dentino mi è insopportabile. Io,
proprio io, che conservo i feticci più bizzarri del nano, che ho la casa infestata dai suoi primi disegni , dalle sue prime lettere d’amore, dai giochini di quando era neonato, io che sulle sue
frasi demenziali ci ho addirittura scritto su un libro, e che conservo in cassaforte i braccialetti che alla sua nascita ci identificavano agli occhi della legge come madre e figlio, proprio il
primo dentino mi vado a perdere…
Si, l’ho smarrito. O meglio, si è perso in una delle tante corse folli di Superboy che non deambula come tutti i comuni bambini, ma vola. Corre così
velocemente da perdersi un dente senza accorgersene, fendendo spavaldo l’aria con le sue alucce da pipistrello così come neanche Batman riuscirebbe a fare.
E mi ritrovo a piangere, madre disperata orfana del primo dentino da latte di suo figlio, senza riuscire a darmi pace.
Superboy, che ha ereditato la mia sensibilità ma la esercita esclusivamente durante i giorni pari della settimana, alla fine della lezione di nuoto ha così
sentenziato: “ Dai mamma, non dispiacerti. Tanto il topino dei denti verrà comunque a saperlo e domani mattina troverò i soldini sotto al cuscino. Perché li trovo lo stesso i soldini sotto al
cuscino, verooooooo?”
Gia, amore mio. Li troverai, sicuro. E nella bustina ci sarà anche un pezzettino dell’anima afflitta della tua mamma, scrittrice per caso, schiava devota
dell’ironia e autrice di libri umoristici. Ma questa volta tua madre, solitamente così abile a scovare il lato comico della vita, è incapace di trovare un motivo per sorridere.
Si accettano pacche sulla spalla, frasi di circostanza, commenti pregni di speranza del tipo “ Sei una donna matura, impossessati nuovamente del tuo io, fatti
una bella risata e piantala di delirare, tanto ne ha ancora diciannove da disperdere sulle scale della palestra” e cicchetti di liquore di quelli molto ma molto alcolici.
Fate vobis…