Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
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Io ho il complesso del sedere abbondante. Le mie origini meridionali mi regalano una pelle ambrata al minimo
raggio di sole, ma sono anche accessoriata con attributi un filino demodè. Passi per il decolleté generoso, quello non sembra disturbare troppo i moderni canoni estetici, ma avere il sedere
pacciorotto è un pregio soltanto se ti chiami Jennifer Lopez.
Se sulla tua carta d’identità non puoi vantare un cognome ispanico e la data di nascita denuncia il tuo essere
prossima ai quaranta, a quel punto non sei più una formosa ragazza, ma una attempata culona. Quindi, cerco disperatamente capi che evidenzino il meno possibile il fondoschiena. L’anno scorso ho
scovato un paio di bermuda neri che riescono miracolosamente a regalarmi una taglia in meno. Li ho indossati tante di quelle volte da scolorirli irrimediabilmente. Trovarne un paio simile è
impossibile: ho perlustrato tutte le galassie adiacenti la Via
Lattea ma non ho trovato nulla che riesca a compiere lo stesso
miracolo.
Quindi, mi sono decisa ad acquistare una confezione di colorante per riportare i miei adorati bermuda
all’antico cupo, nerissimo splendore. L’operazione, lì per lì apparentemente semplice, ha richiesto oltre tre ore di tempo. Bisogna far bollire il capo per 15 minuti in un capace pentolone dopo
aver sciolto nell’acqua il colorante. L’acqua deve essere rigorosamente a 80 gradi, pena l’autocombustione del capo. Il kit è completo di un pratico e simpatico ( simpatico?) termometro con il
quale misurare la temperatura. Quando il pallino nero sulla striscetta di plastica è marrone l’acqua è troppo fredda, se diventa verde la temperatura è ideale, se è invece nero è troppo calda.
Neanche a dirlo: mi sono ustionata nell’infilare il simpatico termometro nell’acqua e, dopo aver aspettato il miracoloso cambio di colore che naturalmente non è avvenuto, mi sono decisa a fare ad
occhio e ho tuffato a caso i bermuda nel pentolone.
Primi danni: ho irrimediabilmente macchiato un mestolo di legno, la canottiera beige che stavo indossando e
inondato di schizzi neri il piano di acciaio della macchina del gas.
Vabbè. Procediamo…E’necessario rimestare con cura il capo da tingere per 15 minuti, muoverlo ogni tanto con
delicatezza (qualità che decisamente non mi appartiene) avendo cura di mantenere la temperatura sugli 80 gradi.
Bisogna poi spegnere il fuoco e lasciare il capo immerso per altri 30 minuti, quindi sciacquarlo con acqua
calda a 40/50 gradi ( e lì è si è generata la seconda ustione), immergerlo nuovamente nel recipiente con 8/10 litri di sola acqua seeeeeeeeeempre a 80 gradi e lasciare il capo colorato a mollo
per altri 45 minuti. Quindi va risciacquato senza strizzare e lavato in lavatrice usando un
detersivo per capi delicati.
Ho pensato di apportare una piccola variante alla procedura e ho quindi lavato i bermuda nella vasca da bagno.
Nello svuotare il pentolone in bagno ho, nell’ordine:
Schizzato in ogni dove sul pavimento immacolato. Non lo sarà mai piu…
Macchiato la vasca da bagno che fortunatamente è ritornata bianca dopo una “rapida”insaponata di candeggina
gel e detergente le cui esalazioni mi hanno portato a un passo dall’essere ricoverata presso il più vicino centro antiveleni.
Tinto mani e unghie di un desolante grigio intenso perché non ho indossato i guanti.
Passato i successivi 30 minuti a sciacquare i bermuda e la vasca da bagno ( questa volta con una
provvidenziale mascherina antiesalazioni sul volto).
Ora i bermuda giacciono stesi sui rubinetti della vasca da bagno e continuano a colare colore. Ovviamente sono
costretta a risciacquare ogni dieci minuti la vasca.Sto aspettando che si asciughino quel tanto
che mi consentirà di stenderli sul balcone e, naturalmente, di macchiare di nero anche le mattonelle bianche che ho avuto l’accortezza di strofinare stamattina sotto il sole
cocente.
L’intera operazione è avvenuta oggi 3 agosto, per quanti non se ne fossero accorti una delle giornate più
calde gentilmente offerte dall’ennesima torrida estate che da qualche anno a questa parte si diverte ad incendiare l’umanità.
Neanche il potente impianto di condizionamento che abbiamo installato è riuscito a mitigare la temperatura
subtropicale che si è venuta a creare a fine procedura. Mio marito, rientrando a casa all’ora di pranzo dopo aver fatto un giretto con il bambino, mi ha guardata come fossi la strega Crimilde
intenta a rimestare pozioni magiche; mio figlio mi ha chiesto se ero matta e ha prontamente dichiarato che lui i pantaloni per pranzo non se li mangia.
Sottopormi ad una liposuzione mi avrebbe fatto risparmiare tempo, umiliazioni e denaro. Ma si sa, noi donne
siamo esseri complicati…
PS: Per evitare un’accusa di diffamazione da parte di Coloreria Italiana: la demenza non è compresa nel kit,
quella è un qualcosa che o ce l’hai o non ce l’hai. Io ce l’ho…