Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
Stamattina, al supermarket, Superboy mi ha chiesto se poteva avere anche lui un cellulare, come il suo
amico Astrubale (nome di convenienza, hai visto mai la mamma di questo cucciolo, navigando qua e là, approdasse a questo lido).
La madre di Astrubale ha pensato bene di regalargli l’indispensabile orpello per la sua promozione e il piccolo l’ha mostrato orgogliosissimo al mio, con posa da uomo consumato. E già, son
doni necessari per premiare un tappo che ha appena terminato la prima elementare…
Senza scompormi, ho posato la confezione di bistecche che avevo in mano, gli ho preso le mani e, fissandolo negli occhi, ho replicato: “Ok, tesoro. Mamma te lo compra. Così potrai avvisarmi
quando ritardi da lavoro, se ti si rompe la macchina o appena atterra il tuo aereo. Oppure potrai chiamare il tuo collega in trasferta a New York per aggiornarlo sull’ultimo briefing in
ufficio…”
“Oddio, ma’. Tu mi fai schiattare dal ridere! Hai detto delle cose ridicole…”
“Sì, gioia. Sono cose ridicole perché è ridicolo regalare un cellulare a un nano di neanche 7 anni!”
“Ma lo sai che hai proprio ragione? Che ci faccio io con un cellulare?”
Ecco, stavolta mi è andata di lusso. Speriamo che l’ironia funzioni anche più in là, quando a 13 anni mi chiederà di andare in discoteca di notte oppure a 16 quando, sacco in spalla, scapperà di
casa per andare a farsi le canne ad Amsterdam.
Per ora, l’ho sfangata…