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13 giugno 2009 6 13 /06 /giugno /2009 15:35
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Avviso i pigri che questo post è lunghissimo, perciò astenersi dalla lettura se non si dispone di almeno un quarto d’ora di tempo da buttare via. E’il resoconto parziale della mia vacanza in Sardegna, per brevità non vi tedio con i particolari perché non ho mai strutturato questo blog come un diario personale. Posso solo accennarvi al fatto che è stata una vacanza piacevole che soltanto all’inizio si è preannunciata del tutto simile alla sciagurata avventura sotto la grandine subita lo scorso anno in Puglia.

Dopo sei ore di piacevolissima traversata in traghetto allietata da un sole assassino siamo finalmente approdati la sera del 30 Maggio ad Olbia pieni di speranza. La pioggia sembrava lontana. Sembrava…

I primi tre giorni, come volevasi dimostrare, li abbiamo trascorsi sotto il diluvio. Abbiamo visitato un Nuraghe e gironzolato sconsolati in macchina in visita alle località limitrofe intristite dal maltempo. Io avevo il buonumore di un orco affetto da emorroidi e meditavo propositi di suicidio. Borbottavo a denti stretti una rivisitazione della canzone dei Tazenda “ Spunta la pioggia dal monte”. Se volete vi posto il testo, è deprimente ma originale… Dopo essersi cucciato oltre 72 ore di lamentele ad oltranza sulla sfiga che continua a perseguitarci ogni volta che ci allontaniamo da Roma, un attimo prima che mio marito mi impacchettasse, legata e imbavagliata, sul primo traghetto di ritorno per Roma, finalmente il miracolo.

Il 3 giugno, nel pomeriggio, è finalmente spuntato il sole che, seppur con qualche fugace ritirata in mezzo alle nuvole, ci ha accompagnato per tutto il resto della vacanza.  Quindi posso dirvi che si, sono abbronzata (anche se non troppo) e che si, mi sono divertita e ho ottenuto il secondo posto alla gara di ballo (e già. Sono davvero un’artista completa.)

Per quanto riguarda il relax, beh…, diciamo che non si può avere tutto dalla vita. Visto che abbiamo prenotato in bassissima stagione il servizio animazione non era ancora attivo. Abbiamo potuto usufruirne soltanto gli ultimi due giorni di soggiorno. Ciò ha significato niente Mini Club, paradisiaca istituzione dove ogni madre ha l’obbligo religioso di mettere piede almeno una volta nella vita, l’Eden popolato di angeli che possono laddove tu, protozoo celenterato, non riusciresti mai neanche posseduta dallo spirito di Tata Lucia. Il Mini Club, terra promessa agognata da ogni mamma sfinita dal quotidiano, è il luogo dei miracoli: dopo aver fatto la cacca i bimbi si fanno il bidet da soli, mangiano con gusto i cavolini di Bruxelles, giocano assieme senza troppi spargimenti di sangue, imparano a suonare il notturno di Chopin al pianoforte, dipingono delicati acquarelli e, meraviglia delle meraviglie, ubbidiscono. Sempre, senza fare storie, tanto che in un accesso di rimorso ti viene il sospetto che droghino i piccoli con qualche sostanza innovativa che il tuo pusher di fiducia non ti ha ancora smerciato perché causa effetti collaterali troppo pericolosi. Ma tutto sommato non te ne frega niente: il fine giustifica sempre i mezzi.

Premettendo che adoro giocare con mio figlio e che, quando andiamo al parco, è lui che deve trascinarmi via dall’altalena perché è arrivata l’ora di preparare la cena, avrei gradito moltissimo affidarlo alle cure di altri per godermi in santa pace qualche giornata di mare. Ma pazienza, mi sono detta, giocheremo come al solito assieme perché lui si è sempre divertito un mondo con mamma e papà. In più, non sarebbe stato affatto un sacrificio: non riesco a resistere più di cinque minuti sdraiata al sole, gioco a pallone meglio di Totti, sono una campionessa di gavettoni e riuscirei a riprodurre il Colosseo con la sabbia bagnata. Quante belle cose avremmo fatto assieme, io e Alessandro! Sbagliato: ho dolorosamente scoperto di non bastare più a mio figlio, che a cinque anni cerca giustamente la compagnia dei coetanei. E così ci siamo dovuti ciucciare le sue lamentele perché si annoiava e, come se non bastasse, è stato colpito da un’acutissima crisi di malinconia. Voleva tornare a Roma e implorava affinchè lo trascinassimo via al più presto da “quell’inferno”. Inferno? Un villaggio turistico in una delle più belle località italiane lui me lo definisce inferno? Un posto dove sono stata servita e riverita per quasi dieci giorni, coccolata da un personale adorabile, libera di schizzare lo specchio del lavandino lontana dalla schiavitù del Viakal lui lo chiama inferno?

A salvarmi dall’impasse l’amicizia con una coppia di torinesi, Paola e Roberto, genitori di Matteo, un incredibile elfo di gomma (cade, rimbalza, e si rialza al volo senza colpo ferire), un nanetto di sedici mesi che si getta nel mare ghiacciato riemergendone con un preoccupante colore blu puffo sempre con un disarmante sorriso di goduriosa felicità. Alessandro se ne è innamorato all’istante, rivendendo forse in quell’adorabile pallina impazzita la sua primissima infanzia. Eccezion fatta per la questione sonno (Matteo si accascia sfinito alle 9 di sera dopo una giornata di corse folli a differenza di Ale che ci ha messo quattro anni e mezzo per fare altrettanto) i due piccoli sembrano gemelli: non mangiano, riuscirebbero a camminare sull’acqua e sono due adorabili fracassa scatole. Avere in casa esemplari del genere aiuta a mantenersi giovani, o a contrarre un ictus prima dei quarant’anni, quello dipende da quanta sfiga si ha in dotazione. Mi sono sempre detta: il giorno che incontrerò un bambino più vivace di Alessandro giuro su Dio che mi faccio suora. Ho già inoltrato domanda alle autorità preposte, ma dubito che mi concederanno questa possibilità : dico troppe parolacce, non vado a messa da mesi e forse il fatto di avere un figlio, di essere sposata e di soffrire di turbe psicologiche non giocherà in mio favore...

Comunque, oltre ad apprezzare la compagnia di Matteo che considerava come un fratellino minore, Alessandro è risorto dalla sua apatia grazie alla frequentazione di altri bambini della sua età ma soprattutto grazie al gentil sesso. Il personale femminile della struttura era gradevole alla vista e questo non è naturalmente sfuggito all’occhio attento del mio sciupa femmine. Armato del suo sorriso più accattivante, sbatteva le ciglia dei suoi occhioni scuri ingolosendo le cameriere, le bariste e le animatrici. Ha scroccato gelati gratis e rubato baci a destra e a manca. Non contento, la sera sequestrava la macchinetta digitale del padre e vagava per il villaggio a scattare foto alle ragazze più carine senza disdegnare le neonate, le bambine, le mamme, le nonne e qualsiasi animale o vegetale di sesso femminile. Quando vede rosa non capisce più nulla: il testosterone, che deve aver ereditato in abbondanza dai maschi della mia famiglia uomini noti per la loro sensibilità alle gonnelle, gli schizza impazzito in ogni fibra del corpo e lui parte, stordito dal richiamo delle sirene.

Ho faticato non poco a fargli capire che non poteva fidanzarsi con Lina, deliziosa undicenne tedesca. Lui, per tutta risposta, mi ha detto: “ Ma scherzi? Guarda che ci siamo pure baciati sulla bocca. E guarda che è stata lei a baciarmi…”

Ecco, vorrei rispondere questo a quanti amano riempirsi la bocca con la famosa frase “ E adesso non è nieeeeeeeeeente! Vedrai dopo!” che io, forse, un figlio quindicenne già ce l’ho. E quindi? Se tanto mi da tanto cosa accadrà quando Alessandro sarà anche anagraficamente un adolescente?


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commenti

angeliss 06/16/2009 09:06

ihihihihihihihihhihih(oggi ho anche la paresi)

staccata 06/16/2009 09:02

Per angeliss:
Ciaooooooooooooooooooooo ( si è incastrato il tasto anche a me!

angeliss 06/16/2009 08:47

ciaoooooooooooooooooooooo

PlacidaSignora 06/15/2009 11:30

E' magnifico quello sciupafemmine, complimenti!

anonimo 06/15/2009 10:50

Tra rock e ninna nanne: http://giovanemamma.blogspot.com/
Ti aspetto.
Marlene.

Chi Sono

  • : La Staccata
  • La Staccata
  • : Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
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