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18 maggio 2010 2 18 /05 /maggio /2010 11:53


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“Scusi, sa dirmi dove trovo il bagno?”

Questa è stata la prima domanda posta alla Staccata dopo il suo trionfale ingresso al Salone del libro di Torino; un’anziana signora girovagava ormai da ore negli stand alla ricerca di una toilette. Deve aver intuito che io, affetta da incontinenza cronica, fossi la persona più adatta a rispondere ad un quesito di così vitale importanza. Scommetto che ci siano visitatori intrappolati in Fiera da giovedì scorso, data di apertura di quello che è uno dei più importanti contenitori del mondo editoriale.

In assenza di Tom Tom è impossibile orientarsi in un dedalo infinito di espositori. I più sfigati, o quelli fisicamente più deboli, seguono loro malgrado l’onda dei visitatori in direzioni opposte ai loro stand di interesse. Come pesciolini solitari rapiti da un’improvvisa corrente, migrano vittime del branco,  ritrovandosi così al cospetto di chi espone titoli bizzarri quali: “Jimi Hendrix santo subito!” , mentre in realtà sono alla ricerca di un saggio sulla vita di Padre Pio.   

Da quel poco che ho potuto vedere, poiché ho trascorso buona parte del mio tempo in fiera, Torino è una città splendida. Per godere dei raggi di un sole latitante ormai da mesi, ho dovuto prendere un aereo e trasferirmi momentaneamente in Piemonte. Curioso, per una che vive in una città dal clima solitamente mite. Da qualche mese a questa parte, Roma sembra aver stretto gemellaggio con Seattle.  Lo so che è quello che accade praticamente dalle Alpi fino alla Sicilia meridionale, ma noi romani stentiamo ad abituarci alla gnagnarella incessante. (NDR: dicesi “gnagnarella” quella pioggerellina fastidiosa, pedante e inopportuna che annienta i metereopatici più efficacemente di un dibattito politico trasmesso in prima serata).

Non appena l’aereo ha toccato il suolo torinese, abbiamo avuto l’impressione di essere capitati per caso in un paradiso tropicale. Scrivo “abbiamo” perché Superboy e Papy erano con me, anche se non hanno messo piede al Lingotto. Hanno preferito godersi Torino, e li comprendo appieno: mio marito, ultimamente, soltanto a sentir nominare la parola “libro” cade in stato catatonico; mio figlio ha voluto giustamente sperimentare i suoi superpoteri anche in suolo “straniero”.

Perciò, temporaneamente libera da impegni familiari, mi sono tuffata nella mia terza esperienza in una fiera bardata con il bavaglino che riproduce la copertina del libro. Andare in giro come una poppante sbrodolona è un must impostomi dall’editore. Lui nega spudoratamente, ma quel gadget è stato creato non tanto per offrire un in più alle acquirenti, ma come arma di difesa personale.  Difatti, allo scadere della prima mezz’ora di esposizione, vengo placcata in un angolo e imbavaglinata dai colleghi di stand sfiniti dal mio cicaleggio.

Però quel cicaleggio ha il pregio di produrre effetti miracolosi. La mia tecnica di vendita consiste nell’individuare in scioltezza pance prominenti o scarpe da ginnastica che sospingano un passeggino. Mi avvicino con la scaltrezza di un televenditore di consumata esperienza e pongo loro la domanda con apparente innocenza:

“ Mi perdoni… Posso chiederle se lei mette i tacchi?”

“Certo che no!” esclama la vittima di turno, magari mentre ha attaccato al seno un frugoletto che si spolmona come se qualcuno gli stesse strappando le unghie con una robusta cesoia da giardiniere. Cinque minuti dopo, la mamma si allontana dallo stand con un sorriso e il mio libro disperso nel borsone in felice compagnia di pannolini, ciucci incrostati di bava e scorie di biscottini Plasmon parzialmente mummificati. Promette di iniziare a leggerlo non appena rientrerà a casa. So, in cuor mio, che probabilmente riuscirà a farlo soltanto quando il cucciolo inizierà a frequentare il primo anno del liceo, ma apprezzo comunque la sua buona volontà.

“Appagante” è il primo aggettivo che mi viene in mente per definire la mia permanenza presso lo stand della Boopen; “stancante” il secondo.  

Appagante perché ho ricevuto i complimenti di un paio di signore che avevano già acquistato il libro on line ( mi avrebbe stupito di più scoprire che ero cresciuta tre centimetri in altezza e non di ampiezza come di consueto).

Stancante perché sono stata capace di massacrarmi i piedi nonostante calzassi le scarpe da ginnastica d’ordinanza. Sono davvero un caso disperato: staccate si nasce, non si diventa!

Appagante è stata sicuramente la presentazione collettiva degli autori Boopen, condotta con maestria dal direttore editoriale il quale ha saputo raccontare con efficacia, e un briciolo di sano umorismo partenope,  una realtà difficile: quella di una casa editrice che combatte contro il pregiudizio di chi è strenuamente convinto che pubblicare con un POD corrisponda a non possedere un briciolo di talento.  

Una decina di autori si sono avvicendati al microfono, raccontando le loro creature ad un pubblico attento e partecipe.

Io sono stata l’ultima ad intervenire, il mio editore mi fa sempre chiudere la scaletta. Alcuni ipotizzano che lo faccia per investirmi della carica di ciliegina sulla torta. Io, più verosimilmente, sono convinta del fatto che usi questa precauzione per evitare che la gente si dilegui all’apertura della presentazione. Sono infatti pochi quelli che riescono a sostenere per intero un mio intervento, c’è gente che si rinchiuderebbe a vita in una stanza insonorizzata per molto meno.

Un nutrito numero di visitatori ci hanno concesso fiducia,  disdegnando per una volta autori firmati da case editrici di mastodontica importanza. Per quanti pubblichino con una casa editrice che sta ancora lavorando per conquistare un posticino al sole tutto ciò non ha davvero prezzo.

Con particolare riferimento al mio libro, vi segnalo un fenomeno sconcertante che mi riempie di orgoglio e sorpresa. Ho recentemente constatato un’attenzione da parte dei principali siti specializzati nell’universo mammesco. “Le mamme non mettono mai i tacchi”, da qualche mese a questa parte, viene consigliato al pari di testi sicuramente più accreditati e famosi del mio . E questo, concedetemelo, è decisamente sorprendente, visto che sul dorso della mia copertina non posso vantare una griffe famosa.  

Con riferimento al libro di un mio collega, Gianluca Iovine, vi racconto brevemente della sua  presentazione al Salone del libro, avvenuta in presenza di alcune vecchie guardie del Torino e della Juventus. Gianluca ha scritto lo splendido romanzo “Cercando Scirea”.  Cosa ci trovo di straordinario? Il fatto straordinario è che la Signora Mariella, vedova dell’indimenticabile capitano juventino, e suo figlio Riccardo, hanno concesso il loro benestare alla pubblicazione di un libro che parla della vita di un uomo che è stato un' icona del calcio pulito.

Questa non è una possibilità che viene concessa a chiunque con leggerezza, considerando l’importanza del personaggio e il dolore ancora così tangibile nei familiari per la sua perdita prematura. Commoventi, ma anche spassosi, gli aneddoti che ci hanno regalato i relatori; squisita la disponibilità di Riccardo Scirea al quale ho avuto il piacere di stringere la mano. Riccardo ricorda in modo impressionante nelle fattezze suo padre, ed è erede della sua  signorilità semplicemente unica. Penso che Gianluca Iovine non possa far altro che essere onorato per la scelta della famiglia Scirea, e vivo di riflesso questo onore per il semplice fatto che questo scrittore appartiene alla mia stessa  scuderia.

Noi “boopeniani” non possiamo vantare una distribuzione capillare in libreria, non ancora perlomeno, e per questo rimaniamo a volte semisconosciuti. I nostri testi vengono venduti principalmente tramite il canale on line, ma questo non significa che siamo degli scrittori mediocri. Il caso di Gianluca Iovine credo che sia estremamente rappresentativo di questa realtà.

La leadership della buona scrittura è ancora nelle mani dei grandi editori, almeno è quanto si è portati normalmente a pensare, ma credo che un lettore aperto anche ad altre possibilità possa decisamente contribuire a smantellare questo luogo comune.

Se qualcuno avesse voglia di curiosare nel catalogo Boopen Led, che espone una selezione di testi con un loro perché, questo è il link: 

http://www.boopen.it/acquista/collana.aspx?IdColl=2

Concludo questo lunghissimo post ringraziando Maria, Gabriella, Alessandra, Elisa, Lucia, soltanto alcuni nomi che riesco in questo momento a ricordare non per scortesia o noncuranza, ma perché le dediche che ho firmato sul frontespizio del libro sono state davvero numerose.

Ringrazio soprattutto chi riesce a mettere i tacchi, ma nonostante ciò acquista comunque il mio libro. A questa particolare categoria di lettrici va la mia gratitudine più sentita, perché riescono ad andare al di là del senso letterale del titolo, che è in realtà metaforico e foriero di ben diversi significati.

Grazie a tutte, staccate e non!

 


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commenti

anonimo 05/26/2010 11:41

io il tuo blog l'ho scoperto solo oggi!!adesso vado a sbirciare gli altri post!!ps. io non metto più i tacchi, ma continuo a comprarli!! ;)

staccata 05/20/2010 05:20

@ Acquerugiola: "gnagnarella" è un termine tipicamente romano ed è effettivamente un rimando alla parola "lagna". Aaaaah! La potenza del vernacolo! L' italiano non riuscirebbe mai a descriverla in modo così incisivo!Grazie per aver acquistato il mio libro. Quando l'avrai letto, fammi sapere se ti è piaciuto. In caso contrario, ti suggerisco di regalarlo a qualcuna che ti sta sulle scatole. Avrai perlomeno fatto un investimento con un suo perchè :-)

acquerugiola 05/19/2010 21:18

P.S. credo proprio che il tuo libro sia andato bene in fiera...quando l'ho preso io ne era rimasta una copia sola sul banco.Bene. Sono contenta.

acquerugiola 05/19/2010 21:16

ciao staccata...bello il termine "gnagnarella" sa di "lagna" ed in effetti la pioggerella a volte può far venire la lagna, soprattutto se non si vede un raggio di sole da mesi ormai.Spero che ai tuoi compagni di viaggio Torino sia piaciuta, merita veramente (ma io sono di parte) Ciao

staccata 05/19/2010 20:23

@ Giulia: il gadget è prodotto su idea del mio editore.La genialata di circolare in bavaglino è un' elegante :-)  strategia di vendita frutto di una casualità. A dicembre scorso, durante la fiera del libro di Roma, l'editore mi dice : " Fra 5 minuti passa una troupe di Rai.it per un'intervista. Preparati! "Cacchio! Era più di mezz'ora che dovevo fare pipì, non avrei potuto aspettare oltre ma neanche, chiaramente, farmi sfuggire un'occasione del genere...Mi precipito in direzione del bagno con il bavaglino al collo, l'avevo indossato per fare una foto scherzosa. Nella furia mi sono dimenticata di averlo indosso. Ho perciò percorso centinaia di metri con il grazioso orpello al collo e mi sono accorta che la gente mi guardava OVVIAMENTE incuriosita. Ho sfruttato al volo questa occasione, fa simpatia o forse regala alla gente la conferma che io sia felicemente pazza.Però, a pensarci bene, sfrutto il principio degli uomini sandwich negli States: non puoi fare a meno di notare cosa pubblicizzino!

Chi Sono

  • : La Staccata
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  • : Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
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